Spostamenti tra Regioni, proroga. Niente Italia arancione

Spostamenti tra Regioni: il governo sembra intenzionato a prorogare il divieto fino al 31 marzo mentre salta il lockdown leggero e si pensare a modificare i parametri.

4' di lettura

Spostamenti tra Regioni e colori. Resterà l’Italia a tre colori, è saltata l’ipotesi della zona arancione estesa su tutta la Penisola, il lockdown leggero. Ma si va verso una proroga fino al 31 marzo del divieto di spostamenti tra Regioni, anche quelle in zona gialla.

Sono state le Regioni a bocciare l’idea dell’Italia in monocolore arancione. La proposta era stata avanzata dal presidente delle Regioni, il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. E accolta da Campania, Toscana e Lombardia. Ma non se ne farà niente. Il lockdown leggero viene ritenuto troppo penalizzante per l’economia.

E allora? L’alternativa è quella di correggere e semplificare il modello delle tre zone di rischio (quattro se si conta l’inapplicabile, per ora, zona bianca), rimodulando criteri e classificazione.

Spostamenti tra Regioni e vaccini

Ma in tutto questo cosa pensa il premier Mario Draghi e il suo esecutivo? C’è una certezza e una priorità.

La certezza è la proroga del divieto di spostamenti tra Regioni, anche in fascia gialla. Lo stesso meccanismo utilizzato durante le feste di fine anno. Lo stop agli spostamenti tra Regioni sarà prolungato fino al 31 marzo.

La priorità è la campagna di vaccinazione. Lì per Draghi bisogna accelerare e accelerare ancora. Tra qualche settimana dovrebbe anche finire la penuria di vaccini e si procederà con la somministrazione di massa il più veloce possibile. Per il governo non c’è alternativa per uscire prima possibile dall’emergenza sanitaria.

Il decreto che vieta gli spostamenti tra Regioni scade il 25 febbraio, ma il sostanziale aumento dei contagi, l’Rt è superiore a 1 in molte regioni, e il timore per gli effetti della diffusione delle varianti, a partire dalla mutazione inglese, consigliano al governo prudenza. Anche perché a rischio c’è proprio la priorità, ovvero la campagna di vaccinazione.

Il prossimo Dpcm, una difficile equazione

Draghi e i suoi ministri sono anche al lavoro per il prossimo Dpcm. Dovrà essere pronto per il 5 marzo, quando scadrà quello ora in vigore. Il nuovo presidente del Consiglio è per la linea del rigore, ma non vuole penalizzare le attività produttive. Una equazione di difficile soluzione.

Anche per questo non saranno superate le tre zone a colori, che se non hanno consentito di ridurre in modo significativo la curva del contagio hanno però permesso al Paese di andare avanti senza vivere un nuovo e insostenibile lockdown. Si andranno a correggere i limiti della precedente impostazione (i parametri e i livelli di Rt per imporre restrizioni o allentamenti dei divieti), e si migliorerà la comunicazione sulle scelte con le Regioni.

È stata anche avanzata la proposta di decidere i colori non su base regionale, ma provinciale. Potrebbe essere una strada. Di sicuro resteranno le micro zone rosse, adottate, anche con estremo rigore, laddove il numero dei contagi e la diffusione delle varianti appare fuori controllo.

Una nuova riflessione sulla scuola (non ideologica)

Domani pomeriggio è prevista una riunione in videoconferenza tra i presidenti delle Regioni, il ministro della salute, Roberto Speranza, e il neo ministro degli Affari regionali, Mariastella Gelmini.

Le Regioni chiedono a Draghi una discontinuità con il governo Conte. E oltre alla proroga sul divieto di spostamenti tra Regioni, hanno chiesto una nuova riflessione sulla scuola. Che non sia ideologica («devono restare aperte a tutti i costi»), ma pragmatica, legata ai rischi della diffusione del contagio e alla sicurezza di alunni e docenti. Il modello di riferimento, in questa situazione e in questo momento della pandemia, sembra la Puglia, dove il governatore Emiliano ha disposto che fino al 5 marzo tutti gli studenti, dalle elementari alle superiori, seguano le lezioni da casa.

Vaccinazione, serve una svolta

Sono state criticate anche le dichiarazioni a ruota libera di consiglieri e componenti del Comitato tecnico scientifico. Le parole in libertà, non il ruolo degli scienziati.

Ma la questione chiave resta sempre quella: la vaccinazione. Serve una svolta e importante. E serve subito. Altrimenti l’obiettivo di vaccinare tutti, o almeno di raggiungere l’immunità di gregge entro l’anno, rischia di saltare in modo clamoroso.

Contagio troppo alto

Purtroppo il contagio, a un anno dalle prime zone rosse, continua a segnare tutto il Paese. I numeri sembra si siano stabilizzati (ieri 14.931 positivi), ma su livelli molto alti. In Lombardia (soprattutto), Veneto (ieri dati in risalita), Campania, Emilia Romagna, Lazio, Toscana e Puglia, i dati sono preoccupanti.

Le varianti continuano a diffondersi e a disseminare di nuove zone rosse molte regioni. Si è anche registrato il primo morto causato dalla variante brasiliana, a Chiti, un 67enne che era appena rientrato dall’Umbria.

Ancora assembramenti

Quello che preoccupa è anche la stanchezza (comprensibile), degli italiani. Ieri assembramenti in tante città che da oggi rientrano in zona arancione, nonostante l’accorato appello dell’Istituto Superiore della Sanità che aveva invitato tutti a restare a casa.

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