StartAct, grandi opportunità e fondi per startup innovative

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4' di lettura

Furibonde polemiche in Parlamento. Battaglie campali, sussulti etici, assalti all’arma bianca per reddito di cittadinanza, flat tax, pensioni. Provvedimenti che sapremo presto se saranno efficaci o carta straccia (non serve avventurarsi in previsioni da Nostradamus dell’economia). Ma dalla legge di bilancio viene fuori un aspetto che può avere effetti solo positivi: lo StartAct. Ovvero: i fondi per sturtup, gli incentivi e le normative a favore delle imprese, venture capital, innovazione digitale. Un pacchetto di misure inedito, in alcuni casi anche a livello europeo. Potrebbero favorire la crescita di nuove imprese, soprattutto nel digitale, e riportare il nostro Paese ai livelli di altre nazioni del Continente. E diciamolo: finalmente! (Per saperne di più sullo Startact leggi quest’articolo)

Ci sono dentro buone cose. Bisognerà naturalmente aspettare i decreti attuativi, ma nel frattempo gli startupper farebbero bene a prepararsi: le novità sono importanti e sarà altrettanto importante saperle cogliere.

L’obiettivo preciso inserito nello strumento economico varato dal governo è chiaro: far crescere il giro d’affari sulle start up e il venture capital. Ma anche dare un impulso decisivo al mercato italiano dell’innovazione.

Fondi startup: seduto al pc con razzo

Fondi startup: ecco cos’è il venture capitale

Cos’è il venture capital: è una forma d’investimento ad alto rischio, che – proprio per questo –  potrebbe dare ritorni economici eccezionali. Una sorta di finanza alternativa che affianca le start up, un tipo di impresa che – per motivi evidenti – ha un’alta percentuale di fallimento. Ma che in caso di successo ripagano gli investitori di quel capitale eventualmente perso nelle imprese fallite. In pratica: puntando sull’innovazione si rischia di meno e si può guadagnare molto di più.

Fondi startup: quattro pilastri del StartAct

Le misure varate dal governo poggiamo su quattro basi fondamentali.

L’istituzione di un fondo a sostegno del venture capital che farà capo al ministero dello sviluppo economico, con 30 milioni tra il 2019 e il 2022 e cinque milioni fino al 2025.

La possibilità per i fondi di previdenza obbligatoria di investire in venture capital.

L’obbligo per i Piani individuali di Risparmio (Pir), di investire il 3,5 per cento delle loro risorse in fondi di venture capital.

L’obbligo per lo Stato di investire ogni anno in venture il 15 per cento dei dividendi delle partecipate statali.

Ve lo diciamo subito: una discreta montagna di soldi (almeno rispetto a prima). (L’articolo continua a “pagina 2” per render più agevole la lettura sugli smartphone)

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