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Giovani, stipendi da fame: importi, problemi, soluzioni

Dai servizi alle professioni, per gli under 29 meno di 13mila euro l’anno. Millennial e Gen Z i nuovi poveri. Lo spettro degli stipendi dei giovani italiani.

di Valerio Pisaniello

Febbraio 2023

In questo articolo vi parleremo degli stipendi dei giovani italiani (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegrame nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Il reddito medio annuo da lavoro di dipendenti e autonomi tra i 20 e i 24 anni si è fermato nel 2021, a 9.911 euro per arrivare a poco più di 15.600 nella fascia 25-29.

Gli over 50, che sono ormai quasi il 40% degli occupati, ne guadagnano mediamente oltre 26mila. Anche i professionisti iscritti agli ordini, se under 30, totalizzano poco più di 13mila euro.

Indice

Stipendi dei giovani italiani: lo studio 

La situazione l’ha sintetizzata pochi giorni fa l’Ufficio parlamentare di bilancio: “Le pressioni derivanti dalla maggiore inflazione saranno incorporate soltanto parzialmente nella dinamica salariale (…) delineando quindi una rilevante perdita di potere d’acquisto“.

Tradotto: nonostante la volata dei prezzi, in Italia i salari restano immobili o quasi. Come del resto succede da una trentina d’anni, visto che gli ultimi dati dell’Ocse dicono che tra 1991 e 2021 sono saliti di un invisibile 0,3% mentre in Francia e Germania aumentavano del 33% e negli Usa segnavano un +52%.

L’emergenza stipendi però non è uguale per tutti: per i giovani va molto peggio. Il video dell’ingegnera 28enne che rivendica di aver rifiutato un’offerta da 750 euro netti al mese ha riacceso i riflettori su un fenomeno che oltre a impedire qualsiasi progetto di vita fa fuggire all’estero ogni anno decine di migliaia di ragazzi.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=qN6efLj8Mo0&w=560&h=315]

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Stipendi dei giovani italiani: i dati

Di seguito alcuni dati elaborati da ilfattoquotidiano.it che espongono la situazione degli stipendi dei giovani italiani.

Stipendi dei giovani italiani: elaborazione de ilfattoquotidiano.it

Stando all‘Osservatorio INPS pubblicato a dicembre, complice il precariato diffuso che riduce le giornate lavorate il reddito medio annuo da lavoro dei lavoratori dipendenti e autonomi tra i 20 e i 24 anni si è fermato nel 2021 a 11.875 euro per i ragazzi e ancora meno, 7.948 euro, per le ragazze: in media 9.911.

Contro una soglia di povertà assoluta che secondo l’Istat è di circa 10.200, in un’area metropolitana del Nord Italia. Nella fascia tra i 25 e i 29 anni si sale (si fa per dire) a 15.629 euro medi di reddito imponibile da lavoro.

Insomma: fino ai 30 anni non si arriva nemmeno ai fatidici mille euro al mese con tredicesima. Gli over 50, che sono ormai arrivati a rappresentare quasi il 40% degli occupati, ne guadagnano mediamente oltre 26mila l’anno, cosa che porta la media generale a 22.588 euro. Fuori busta a parte, ovviamente.

Stipendi dei giovani italiani: i contratti

Stipendi dei giovani italiani? La media nasconde situazioni ancora più drammatiche. Gli oltre 220mila ragazzi tra i 20 e i 29 anni che hanno firmato un contratto di lavoro intermittente o “a chiamata”, che significa mettersi a disposizione e in caso di mancato utilizzo ricevere solo una modesta indennità, hanno preso nel 2021 una media di 2mila euro totali.

Nel settore dello spettacolo, che comprende dagli attori e sceneggiatori agli scenografi e parrucchieri di scena, gli under 29 hanno percepito sempre nel 2021 poco più di 2.700 euro all’anno, dicono sempre i dati dell’istituto previdenziale.

Redditi spesso integrati da “lavoretti” stagionali nella ristorazione e nel turismo. Per quello che vale, visto gli stagionali di ogni età hanno guadagnato 6.400 euro medi in tutto il 2021 e lo stipendio medio nel comparto alloggio e ristorazione, indipendentemente dal contratto, non arriva a 8000 euro.

Stipendi dei giovani italiani: male i liberi professionisti 

Ma come vanno le cose per chi ha una laurea, per esempio i professionisti che lavorano a partita Iva? Quelli che ricadono nella gestione separata INPS – esclusi dunque gli iscritti agli ordini che hanno le proprie casse previdenziali – sono a tutti gli effetti working poor.

Consultando gli open data dell’INPS sui parasubordinati ilfattoquotidiano.it ha verificato che nella fascia tra i 25 e i 29 anni la retribuzione si ferma in media 11.452 euro l’anno (i dati sono sempre sul 2021) contro una media generale comunque bassissima, pari a 15.701 euro.

Avvocati, ingegneri e architetti non stanno molto meglio. I primi, secondo il rapporto 2022 di Cassa forense e Censis, hanno totalizzato nel 2021 soli 13.274 euro annui se under 30 e arrivano poco sopra i 16mila se hanno tra i 30 e i 34 anni.

Il Centro Studi dell’Adepp, l’associazione che rappresenta 20 Casse di previdenza privatizzate, calcola che i professionisti sotto i 30 anni dichiarino poco più di 14mila euro medi contro i 47mila degli iscritti con un’età compresa tra i 50 e i 60 anni. Sempre con l’avvertenza che il “nero” non è compreso.

Stipendi dei giovani italiani: l’Italia maglia nera 

L’Italia è l’unico Paese dell’area Ocse nel quale, dal 1990 al 2020, il salario medio annuale è diminuito (-2,9%), mentre in Germania è cresciuto del 33,7% e in Francia del 31,1%. In queste tre decadi è aumentato il divario tra la crescita media dei salari nei Paesi Ocse e la crescita dei salari in Italia, progressivamente dal -14,6% (1990-2000), al -15,1% (2000-2010) e, infine, al -19,6% (2010-2020).

Perché? Hanno influito diversi fattori a partire dalla competizione con i paesi esportatori di prodotti a basso valore aggiunto, al ricorso alla manodopera a basso costo e bassa qualificazione che ha schiacciato verso il basso contemporaneamente i salari e il livello di produttività nel nostro sistema produttivo.

Anche la produttività del lavoro, infatti, ha registrato in Italia una dinamica molto più lenta degli altri paesi europei, e tuttavia la pur bassa crescita della produttività è stata negli ultimi anni superiore a quella dei salari, rivelando un mancato aggancio dei salari alla performance del lavoro. In pratica i salari italiani sono “in gabbia” intrappolati tra scarsa produttività e esigenze di riduzione dei costi da parte delle imprese.

Stipendi dei giovani italiani: la speranza dei nuovi imprenditori 

L‘Italia è l’unico Paese del G7 in cui la maggior parte dei laureati è impiegata in attività di routine. Risolvere il problema di questo doppio mismatch (disallineamento) in Italia potrebbe produrre una crescita della produttività del 10%.

Ai fini della produttività stagnante sono rilevanti anche le caratteristiche dei nostri imprenditori. Un lavoro recente realizzato in sede Inapp dimostra che le caratteristiche degli imprenditori sono di fondamentale importanza per l’adozione di tecnologie innovative e per i possibili aumenti di produttività che ne deriverebbero.

In particolare, imprenditori più giovani, più istruiti e di genere femminile sono più sensibili all’evoluzione della frontiera tecnologica. Le aziende a conduzione familiare il cui leader è un membro della famiglia sono meno inclini a adottare innovazioni. La scarsa produttività e i salari bassi nell’ultimo trentennio hanno poi accentuato le disuguaglianze.

Stipendi dei giovani italiani: nella foto un giovane alla finestra.

Stipendi dei giovani italiani: Babyboomer, Gen X, Millennial e Gen Z a confronto 

Stipendi dei giovani italiani? Le differenze generazionali nel mondo del lavoro appaiono rilevanti sotto molti aspetti, a cominciare da quello retributivo. A parità di inquadramento, infatti, le retribuzioni medie di Babyboomer, Gen X e Millennial o Gen Y, hanno sensibili differenze, tanto da individuare un vero e proprio “generational” pay gap.

Questo quanto rilevato da Odm Consulting nell’aggiornamento dell’indagine retributiva al primo semestre 2022. All’interno dell’indagine è stato realizzato un focus sulle Rba-Retribuzioni lorde fisse annue medie di Dirigenti, Quadri, Impiegati e Operati, suddivisi per alcuni cluster di età: Babyboomer (>57 anni); Gen X (41-57 anni); Gen Y (26-40 anni); Gen Z (>= 25 anni).

Questi cluster sono poi stati messi a confronto tra loro all’interno di ciascun inquadramento. Il cluster Gen Z non è stato preso in considerazione per i due inquadramenti più alti perché, considerato il recente ingresso nel mondo del lavoro, non sono presenti in maniera significativa tra Dirigenti e Quadri.

Per quanto riguarda i Dirigenti, la media della Rba si attesta su 119.173 euro. Quella dei Babyboomer è superiore del 6%, mentre sotto la media si attesta quella di Gen X (-1,5%) e Gen Y (-18,7%). Il pay gap tra la generazione più anziana e la più giovane è di -23,3%. Nel caso dei Quadri, la cui retribuzione media è di 61.004 euro, sono al di sopra della media le Rba sia di Babyboomer (+4,7%) sia di Gen X (+1,2%). 9,2 punti percentuali sotto la media invece quella di lavoratori e lavoratrici della Gen Y.

In questo inquadramento il generational pay gap è il più basso: “solo” -13,3%. Per quanto riguarda Impiegati e Operai è possibile prendere in considerazione anche il cluster di età della Gen Z, ossia quella dei giovani e delle giovani al di sotto dei 25 anni, l’ultima ad aver fatto ingresso sul mercato del lavoro.

Il significativo gap retributivo tra i lavoratori di questa generazione e i Babyboomer va quindi considerato tenendo conto anche della notevole differenza di anni di esperienza. Nel dettaglio, la Rba media degli impiegati è di 33.514 euro. Al di sopra Babyboomer (17,5%) e Gen X (12,2%), in linea la Gen Y (-1,6%) e al di sotto la Gen Z (-23,1%).

Il gap tra Babyboomer e Gen X è del -17,5%, mentre tra i primi e la Gen Y supera addirittura il -34%. Per quanto riguarda gli Operai, invece, la retribuzione media è 27.631 euro. Babyboomer (+17,4%), Gen X (+12,9%) e Gen Y (+2,7%) sono tutti al di sopra della media; al di sotto solo la Gen Z con -11,6%. Se confrontate, le retribuzioni medie di Babyboomer e Gen X evidenziano un gap del -14,7%, che arriva al -24,7% nel caso della Gen Z.

Stipendi dei giovani italiani: le pensioni “ultimo strumento di welfare”

Il dato incontrovertibile del peggioramento dei Millennial e della Generazione Z palesa la retrocessione in cui l’Italia verte. E non da oggi. È chiaro che la pandemia ha accelerato questo inesorabile processo, come è altrettanto vero che rispetto agli altri partner europei non si riesce ad avere significativi miglioramenti. 

In Italia va sempre peggio e non si riesce ad agganciare la ripresa. Senza entrare nel merito, risulta alquanto evidente che il peggioramento delle condizioni lavorative reca un danno oltre che economico – e quindi di breve periodo – anche sul piano programmatico.

Natalità pressoché azzerata (per la prima volta dal dopoguerra sono più le persone che muoiono rispetto al quelle che nascono), crescita inesistente e capacità produttiva minima. Questo vuol dire pochi investimenti e un rallentamento generale dell’economia.

Di conseguenza, incapacità di sussistenza con annessa crescita del tasso di povertà e parallelamente le famiglie soffrono un peggioramento delle condizioni di vita. In questo scenario (estremamente semplificato) giocano un ruolo fondamentale le pensioni.

Il sistema pensionistico italiano – cioè le pensioni che i nostri genitori e nonni percepiscono grazie a un tempo florido in cui era possibile lavorare e contemporaneamente guadagnare – si rivela un fondamentale (in alcune zone d’Italia principale) strumento di protezione sociale. Il welfare familiare tampona ancora un probabile conflitto sociale. Soprattutto al Meridione. Ma cosa succederà quando queste pensioni spariranno? 

Fonti e materiale di approfondimento

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