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Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi

Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi: il governo accelera sul provvedimento.

di The Wam

Aprile 2023

Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi: il governo tenta di accelerare sulla riduzione del cuneo fiscale. (scopri le ultime notizie su mutui e prestiti. Leggi su Telegram tutte le news sulla finanza personale. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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Il decreto che prevede un nuovo taglio del cuneo fiscale potrebbe essere approvato la prossima settimana. Sono impegnati su questo fronte il ministero dell’Economia e Palazzo Chigi. L’intenzione del governo è quella di far salire subito il netto in busta paga per i lavoratori, così da attutire gli effetti dell’aumento del costo della vita senza però innescare una spirale inflattiva che sarebbe probabile con l’incremento degli stipendi.

Potrebbe interessarti un articolo che spiega come l’aumento delle pensioni per il 2024 sarà del 6,2 per cento; in un post verifichiamo perché con il nuovo modello 730 diremo addio alla conservazione degli scontrini; abbiamo anche visto in un post quanto costa riscattare un anno di contributi per la pensione.

Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi: fino a dicembre

Questo taglio aggiuntivo (la riduzione era già stata disposta dal governo Draghi, confermata e leggermente ampliata dall’esecutivo Meloni) durerà fino al 31 dicembre 2023. Spetterà poi alla manovra di Bilancio rifinanziarlo anche per il 2024.

Ma vediamo a quanto ammonta questo ulteriore taglio dei contributi a carico dei lavoratori e chi riguarda.

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Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi: medio-bassi

L’ulteriore decontribuzione sarà dell’1 per cento. Lo ha annunciato qualche giorno fa la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone e lo ha ribadito il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso.

Due voci interne al governo e proprio per questo altamente attendibili.

Con questo taglio aggiuntivo della contribuzione si arriverebbe a un complessivo 4 per cento (con le riduzioni disposte in precedenza) per chi ha stipendi fino a 25.000 euro l’anno e del 3 per cento per stipendi fino a 35.000 euro.

Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi: cifre

Diciamolo subito: si tratta di mini aumenti, in particolare se considerati al netto delle tasse.

Vediamo:

Su base annua sono “qualcosa”, ma parliamo comunque di cifre che poco possono fare per contrastare il generale aumento dei prezzi e una inflazione che non è alta come sul finire dello scorso anno, ma viaggia comunque su livelli molto sostenuti.

Proprio per questo il governo starebbe studiando anche altre soluzioni.

Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi: detassazione

L’esecutivo è impegnato, come confermano numerosi fonti interne, a un intervento che consenta di detassare gli aumenti dei contratti. In questo modo potrebbero essere parzialmente soddisfatte le richieste dei sindacati, senza però causare nuove spinte verso l’alto dell’inflazione (in genere all’aumento degli stipendi fa seguito anche un incremento del prezzo di numerosi prodotti).

Del resto, anche nel Def, il documento di economia e finanza elaborato dall’esecutivo, si afferma che uno degli obiettivi è la «moderazione salariale», ovvero il contenimento entro certi limiti degli stipendi dei lavoratori.

La detassazione imposta sull’aumento degli stipendi è indispensabile perché il solo taglio del cuneo fiscale, come abbiamo visto, non sembra sufficiente a garantire il potere d’acquisto che si sta via via erodendo con l’inflazione.

Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi: operazione complessa

Non è però un’operazione semplice. Per quale motivo? Beh, imporre la detassazione significa mettere a rischio gli aumenti salariali di quelle categorie che hanno già raggiunto degli accordi sul rinnovo del contratto.

Ma c’è anche un’altra motivazione: questa decisione imporrebbe di inserire in busta paga un’altra voce distintiva sulla retribuzione sottoposta a una detassazione completa o a una tassazione agevolata.

In pratica la stessa operazione che è stata già fatta quando venne introdotto il bonus 80 euro (il cosiddetto Bonus Renzi).

Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi: costo del lavoro

Sono le stime inserite nel Def che preoccupano il governo. Il costo del lavoro, per ogni singolo dipendente, sarebbe in costante e sostenuto aumento per il 2023: il 3,1 per cento. Le analisi degli esperti che affiancano l’esecutivo ritengono che questa accelerazione dovrebbe poi ridursi, ma in modo lieve, negli anni successivi.

La previsione si basa su una ipotesi: che i futuri aumenti salariali del settore privato, basati sull’indice Ipca (Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione Europea),  recupereranno solo gradualmente la differenza che si è registrata rispetto al tasso di inflazione (valutata al netto dei costi energetici importati).

Per dirla semplice: sarà molto difficile che gli stipendi recuperino lo stesso potere d’acquisto di qualche anno fa.

Eppure richieste di adeguamento salariale in linea con l’inflazione stanno arrivando da molte categorie. Due esempi per essere chiari:

Sono solo due esempi, ma la lista potrebbe continuare.

Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi
Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi

Stipendi più alti da maggio con il taglio dei contributi: bilancio

Questa è la situazione, mentre il governo ha comunque l’urgenza di controllare il bilancio pubblico.

Per finanziare interventi a vantaggio delle buste paga sono disponibili per il 2023, 3,4 miliardi. Altri 4,5 miliardi possono essere spesi nel 2024.

Ma queste somme potranno essere spese solo dopo che il Parlamento avrà approvato la Relazione del Def. Solo dopo il via libera l’esecutivo avrà la possibilità di distribuire il “tesoretto” che si è creato nei fondi pubblici.

Il passaggio successivo sarà la legge di Bilancio per il 2024. Meglio iniziare a pensarci, perché si preannuncia molto complessa. Basta un dato: solo per le spese che non possono essere rinviate servono 20 miliardi.

A questa cifra si dovrà aggiungere: 

Come si finanziano questi altri provvedimenti? Si annunciano tagli alla spesa pubblica.

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