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Strage bus, Cantelmo ricorre in Appello: condannate dirigenti Autostrade

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La Procura di Avellino ricorre in Appello nel processo per la strage del bus di Acqualonga, in cui nel 2013 hanno perso la vita quaranta persone che viaggiavano a bordo di un pullman precipitato dal viadotto lungo l’A16, nel territorio di Monteforte Irpino, dopo aver sfondato le barriere stradali laterali. La manutenzione di quelle barriere, di competenza della società Autostrade per l’Italia, è stata ritenuta inadeguata dal perito del giudice.

Dopo la sentenza di primo grado, pronunciata dal magistrato, Luigi Buono, il procuratore capo di Avellino Rosario Cantelmo e il sostituto Cecilia Annecchini, hanno deciso di ricorrere nei confronti di tutti gli imputati, eccetto Vittorio Saulino funzionario della Motorizzazione assolto in primo grado e difeso dall’avvocato Antonio Rauzzino.

Strage bus: gli assolti

Il giudice monocratico di Avellino aveva assolto l’ad Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci e i dirigenti Riccardo Mollo, Giulio Massimo Fornaci, Antonio Sorrentino, Michele Maietta e Marco Perna.

Strage bus: le condanne

Per il titolare dell’azienda che gestiva il bus, Gennaro Lametta, il giudice Buono ha stabilito una pena di 12 anni. Otto anni invece per la dipendente della Motorizzazione civile di Napoli, Antonietta Ceriola, a fronte di una richiesta di 9 anni. Sei anni di reclusione, invece, ai dirigenti di Autostrade, Gianluca De Franceschi e Nicola SpadavecchiaPaolo Berti e Gianni Marrone, il primo direttore di tronco di Autostrade e il secondo dipendente della concessionaria, sono stati condannati a 5 anni e 6 mesi. Ritenuti colpevoli anche altri due dipendenti di Aspi, Michele Renzi e Bruno Gerardi, condannati a 5 anni.

Autostrade nel mirino  

Particolarmente delicato sarà il capitolo relativo alla impugnazione delle assoluzioni. Soprattutto quella dell’ex Ad di Autostrade, Giovanni Castellucci. (Qui le motivazioni). Quella sentenza, arrivata poco tempo dopo la tragedia del crollo del Ponte Morandi di Genova in cui avevano perso la vita più di quaranta persone, aveva innescato violente polemiche.

Il Governo aveva infatti individuato proprio in Autostrade, che gestisce l’autostrada A10 su cui correva il viadotto, il principale colpevole del disastro. La cattiva manutenzione delle barriere stradali del viadotto Acqualonga, emersa durante il processo di Avellino, aveva così fornito all’esecutivo grillo-leghista uno strumento in più nella polemica contro Aspi. Fino a richiedere la revoca della concessione, con un procedimento che poteva costringere lo Stato a pagare una penale all’azienda, dietro la quale c’è una delle più importanti famiglie di imprenditori italiani, i Benetton.

Strage bus: l’inchiesta bis diventa nazionale

Anche alla luce di un simile scenario politico, assume ulteriore eco l’inchiesta bis avviata sempre dalla Procura di Avellino. E partita da dodici viadotti posti lungo l’A16 fra l’Irpinia e il Sannio. I pm hanno sequestrato le barriere bordo ponte per le quali sarebbe stato usato materiale scadente oltre a lavori non effettuati secondo gli standard previsti (questa l’accusa con cui il gip ha motivato il sequestro).

Gli accertamenti della Procura avellinese hanno spinto anche la Procura di Belluno, diretta da Paolo Luca, ad aprire un fascicolo di indagine conoscitivo sullo stato delle barriere bordo ponte poste lungo i viadotti dellA27 Ponte nelle Alpi e Rio Salere, come vi abbiamo raccontato giorni fa.

E altre Procure potrebbero presto muoversi per autorizzare controlli incrociati. Al centro delle indagini, partite da Avellino, una delicata questione che investe l’incolumità pubblica e il capitolo della gestione di un appalto milionario: quello delle reti autostradali italiane.

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