Strage bus, inchiesta bis: così Cantelmo scava fra i vertici di Autostrade

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Nuovo interrogatorio nell’inchiesta bis della Procura di Avellino dopo il processo per la strage del bus di Acqualonga. Tragedia nella quale, nel 2013, hanno perso la vita le 40 persone che viaggiavano su un pullman che ha sfondato le barriere stradali lungo il viadotto, in provincia di Monteforte Irpino (Avellino).

Questa mattina è stato ascoltato, dal procuratore capo Rosario Cantelmo e dal sostituto Cecilia Annecchini, Enrico Valeri, responsabile del coordinamento di viabilità di Autostrade per l’Italia Spa. Il dirigente è stato sentito come persona informati dei fatti (non è quindi indagato).

Qualche giorno fa era toccato all’ingegnere, Alberto SelleriResponsabile della Direzione Realizzazione Opere per la Co-direzione Generale nuove Opere della concessionaria della rete autostradale italiana.

Strage bus, inchiesta bis: asse diretta con Genova

L’inchiesta della Procura di Avellino ha un’asse diretta con Genova. Gli inquirenti del capoluogo ligure, dopo il crollo del Ponte Morandi, hanno intercettato alcuni dirigenti di Autostrade e della controllata Spea. Ed è allora che è venuta fuori per la prima volta l’ipotesi che, alcuni disastri e incidenti su quali la Procura indagava, potessero non essere frutto di una catena di errori, ma di un patto preciso. In cui la concessionaria, Autostrade, realizzava lavori al ribasso e utilizzando materiale scadente. Oltre a eludere l’obbligo di inviare relazioni, relative agli interventi, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

L’azienda ha sempre negato tutte le accuse. Ma intanto, la Procura di Avellino ha sequestrato le barriere stradali di dodici viadotti lungo l’Autostrada A16, fra Benevento e Baiano, e di altri dieci sull’A14, fra Pescara Ovest e Pedaso. Anche al centro di queste indagini ci sono lavori che non sarebbero stati eseguiti a regola d’arte, con rischi concreti per gli automobilisti. Nonostante i soldi, tanti, che Autostrade ha incassato per la concessione.

E nell’inchiesta di Genova è spuntata anche un‘intercettazione, che ora sarà trasmessa ad Avellino con altri documenti, in cui viene sentito il dirigente Paolo Berti, che afferma di aver mentito al processo per la strage del bus. Berti in quel procedimento penale è stato condannato. Ma quello che interessa agli inquirenti è proprio ciò che emerge dall’intercettazione. Per l’accusa il dirigente ha protetto chi era più alto. Forse proprio quel “capo” con il quale il suo interlocutore suggeriva di stringere un accordo.

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