Strage bus, motivazioni: perciò hanno assolto vertici Autostrade

Autostrade per l'Italia, indagine bis: nuovo interrogatorio
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Strage bus, oltre trecentosessanta pagine per spiegare condanne e assoluzioni del processo per il pullman precipitato dal viadotto Acqualonga, sull’autostrada A16 Napoli-Canosa nel territorio di Monteforte Irpino in provincia di Avellino, il 28 luglio del 2013. Sono state depositate qualche ora fa, dal giudice presso il tribunale del capoluogo irpino, Luigi Buono, le motivazioni che hanno portato alle otto condanne e alle sette assoluzioni decretate lo scorso 11 gennaio.

Strage bus: nessuna norma violata da Castellucci

All’epoca fecero molto discutere proprio le assoluzioni dell’allora amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, per lui l’accusa aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione, e l’ex co-direttore generale della società Riccardo Mollo, oltre che di Massimo Fornaci e Marco Perna, entrambi dirigenti della società.

Il giudice Buono spiega che proprio i quattro imputati imputati, “in considerazione del ruolo ricoperto all’interno di Autostrade”, non avrebbero, “commesso alcuna violazione di una regola cautelare nella loro attività”, e quindi l’evento che si è verificato, proprio l’incidente mortale, “non è riconducibile a una loro condotta omissiva colposa”.

Secondo quanto emerso dalla sentenza i dirigenti di Autostrade “per i ruoli ricoperti nella struttura organizzativa della società” e rispetto “alla gestione del rischio connesso alla riqualificazione delle barriere di sicurezza”, erano titolari di una posizione di garanzia che si concretizzava nell’obbligo di svolgere quell’attività e di vigilare sull’applicazione della stessa, ma “non è emerso che abbiano violato tali obblighi ed in particolare non è stata accertata alcuna violazione di una regola cautelare e quindi alcuna condotta colposa”. Condotta alla quale sia riconducibile proprio l’incidente mortale.

In proposito si cita il piano di riqualifica bordo laterale e una delibera del consiglio di amministrazione di Autostrade rispetto alla quale, scrive il giudice, “non può ravvisarsi alcuna violazione di una regola cautelare scritta né di una regola precauzionale di diligenza o prudenza fondata su un giudizio di prevedibilità ed evitabilità dell’evento”, poiché proprio quel piano consentiva, “la riqualificazione di tutte le barriere presenti sulle tratte stradali e non solo quelle di primo impianto”.

E quindi, “la scelta di non sostituire le barriere ubicate dal viadotto Acqualonga è stata adottata dal progettista, di concerto con la sua linea, in un momento successivo a quello dell’approvazione del piano di riqualifica”, nel quale quegli interventi erano compresi. In proposito si citano le schede di progetto, in cui le barriere sono riportate e indicate con alcune sigle.

Strage bus: la norma non prevedeva la sostituzione delle barriere

Un altro passaggio della sentenza è dedicato alla mancata sostituzione delle barriere, crollate lungo l’A16, per il contatto con il bus.

All’individuazione e alla sostituzione delle barriere, scrive il giudice, “hanno sicuramente partecipato nelle loro rispettive qualità Fornaci e Perna”, sotto la supervisione di Mollo, ma l’esclusione di quei new jersey dagli interventi, “non può rappresentare una violazione della norma”.

Perché la norma specifica (2 d.m. 223/92) ha previsto l’omologazione, poi sostituita dalla marcatura CE, per le barriere da “apporre su strade di nuova costruzione” o da “istallare in sostituzione di precedenti”, ma non ha imposto che tutte le barriere preesistenti fossero sostituite.

In sostanza, “l’omessa riqualificazione delle barriere sul viadotto Acqualonga non ha costituito condotta colposa” poiché per il giudice non sono, “state violate regole precauzionali di diligenza, prudenza e perizia”.

Il magistrato poi – citando le consulenze di parte dei tecnici della Procura e quelli del suo perito – chiarisce come la causa dell’incidente, rispetto alla mancata tenuta delle barriere, vada “ricercata nell’omissione della manutenzione dei tirafondi” che non è addebitabile ai quattro imputati.

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