Da Bansky a Tvboy: la kryptonite dei politici è la Street art

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La satira è un gusto. Il gusto per la libertà di pensiero” – Daniele Luttazzi. 

E’ una forma di denuncia sociale che dell’Antica Grecia ad oggi coincide con la ribellione a certe regole, a certi canoni oppressivi. Un punto di vista esplicito con una caratteristica particolare: la memoria. La satira ricorda tutto, scatena la risata ma consente all’ascoltatore di riflettere, anche in un clima di pressioni e di prevaricazione prova a smuovere la coscienza dell’intera società.

Un modo di far ridere con «la testa»  di portare alla luce malcostume, ingiustizie e immoralità della vita quotidiana.

La street art e la satira: un mix esplosivo

La street art è una forma artistica non autorizzata che caratterizza i muri e gli spazi pubblici delle cittàLa strada per definizione è un luogo di esposizione aperto a tutti, che salta il filtro delle gallerie, dei critici e dell’establishment artistico.

Un fenomeno socio-culturale esploso agli inizi del Duemila in forme di creatività contemporanea ibride che ai graffiti hanno man mano affiancato lavori su poster o vernice su muro, stencil a spray.

In principio fu (ed è) Bansky con le sue opere intrise di messaggi di denuncia: contro la società capitalistica occidentale, in difesa dei diritti umani, contro l’utilizzo delle armi, contro l’inquinamento. 

Se la street art, espressione di un universo underground parallelo al mondo istituzionale, decide di fare satira il risultato è un mix geniale che somiglia ad una rivoluzione culturale.

Street art: politici nel mirino

Da qualche tempo compaiono nelle città italiane opere che raccontano la politica nazionale e internazionale. TvBoy (personaggio omonimo esponente del movimento NeoPop), Sirante, Beats e gli altri entrano in azione di notte per restituire al mattino città nuove.

Amor Populi” il bacio tra Salvini e Di Maio, “La guerra dei social” in cui i due leader si danno le spalle e battagliano a suon di like e dirette Facebook, Matteo Renzi che regge un cartello tricolore con scritto “Cercasi futuro”, Virginia Raggi in “‘Viva le buche abbasso i Murales” o versione”Wonder Woman”, il Papa e Trump, Giuseppe Conte con il suo programma di governo vuoto, Giorgia Meloni che tiene in braccio una bimba di colore, Di Maio con la tuta dell’Ilva, Salvini “Mendicante di umanità”, “San Matteo pentito”. 

E’ una appropriazione dello spazio urbano e suburbano a cui viene attribuito un nuovo senso: una denuncia pubblica, una critica al potere nei luoghi del potere: Via de’ Lucchesi, Piazza della Torretta, Via del Collegio Capranica (a due passi da Montecitorio).

Se dai cittadini e dai media larte urbana viene recepita e accolta con entusiasmo, curiosità e gratitudine lo stesso non si può dire per i politici nel mirino.

Mentre in Europa le opere sono protette e valorizzate a Roma si preferisce rimuoverle immediatamente dalle strade.

Street art:  le città si colorano

Il risultato estetico per alcune zone è riqualificante dunque è il contenuto che va censurato, quella “zona grigia” della politica non immediatamente visibile che con il messaggio artistico arriva dritta e costringe la classe dirigente a specchiarsi. Il re è nudo davanti ad una critica così acuta.

La storia dell’arte è un ciclo e i decadimenti morali sono da sempre denunciati dagli artisti nel tentativo di spingerci a riflettere sull’influenza che alcune scelte hanno sulle vite di tutti noi. Un monito morale, un tentativo di svegliare le coscienze, una forma provocatoria, irriverente, spesso frutto di un’affissione abusiva che si espone pertanto al divieto e alla censura ma che mette in evidenza tutte le contraddizioni del nostro tempo. 

Può capitare di passare al Quirinale dove la sera prima non c’era nulla e, mentre il Presidente Mattarella lavora alle consultazioni in vista della formazione di un nuovo governo, vedere sul muro Di Maio, Salvini e Berlusconi ne “’I Bari‘ di Caravaggio oppure al Nazareno, nel giorno in cui si riunisce la direzione del Partito Democratico, per trovare una rivisitazione de “L’incendio di Borgo” capolavoro di Raffaello con protagonisti Renzi, Berlusconi Boschi, Orfini, Verdini. 

Chi ha paura della stree art?

Opere che ci sono e poi scompaiono, apparizioni, come la bambina con il cappottino rosso di Schindlers List, in un moderno guardie e ladri” con gli artisti che invece che molotov lanciano fiori (come nel celebre quadro di Bansky!).

Le opere coperte dai cartoni, con i carabinieri a fare la guardia in attesa della polizia scientifica per prendere tracce e impronte, sono una scena surreale, degna degli anni della repressione o di un mondo alla rovescia come quello di Gianni Rodari. “Libera satira in libero Stato” qui da noi non vale, come sosteneva Giorgio Forattini: “La satira ha poca cittadinanza in Italia, fa paura e i politici sono tutti permalosi”.

Nel paese in cui si rimanda tutto a domani, i murales a sfondo politico vengono cancellati a tempo di record con interventi d’urgenza. Un’opera può essere rimossa o censurata, ma questo non può impedire la continua rigenerazione delle idee: il libero pensiero è un virus. Chi ha paura della street art?

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