Streghe in Irpinia: Janare, il noce e quella notte del Sabba

6' di lettura

Streghe in Irpinia. Le leggende della provincia di Avellino, che si fondono con quelle del beneventano, sono popolate di figure mitiche: Maria ‘a longa, o Manolonga, che afferrava i bambini che si sporgevano troppo verso luoghi pericolosi come i pozzi, le celebri Janare, adoratrici del demonio e, in altri racconti popolari, creature moleste che si divertivano a tormentare i sogni altrui. Altre storie si legano, invece, ai lupi mannari: ve ne abbiamo parlato.

Altavilla Irpina e il Ponte delle Streghe

Il comune di Altavilla Irpina è uno di quelli in cui sorgerebbe il famoso noce che faceva da teatro alla danza delle streghe. Lì, secondo la leggenda, lungo il ponte dei “Santi”, si davano appuntamento le streghe di tutto il mondo. Per lanciarsi in forsennate danze dove venivano raggiunte dal loro maestro, Satana, sotto forma di caprone o cane. Il noce si fonde con la storia raccontata dal medico sannita Pietro Piperno. Quando l’imperatore d’Oriente, aveva minacciato di invadere Benevento, il duca longobardo Romualdo si era convertito al cristianesimo per avere l’appoggio di Roma contro gli invasori bizantini. Il vescovo sannita Barbato pretese il taglio del famoso noce. Dall’incavo dell’albero era fuoruscita una vipera simbolo del demonio. Ma i Longobardi continuarono a riunirsi con le loro donne dove c’era il vecchio noce, spesso illuminati dalle sole ombre dei falò, che nella notte finivano per spaventare i cittadini delle campagne.

Le Janare, l’Irpinia e l’unguento magico

Figura antichissima della tradizione campana. Una donna in grado di volare e condizionare la fertilità dei raccolti. L’etimologia del nome viene ricondotta al culto della dea Diana o al termine latino “Ianua”, porta, infatti di notte le janare entravano spesso nelle case a tormentare i sogni degli sventurati. Creature molto curiose e dispettose, le Janare amavano salire sul torace degli uomini addormentati, provocando paralisi e una sensazione di soffocamento.

La loro capacità di volare era legata a un particolare unguento che si cospargevano sulla pelle.

Come raccontato in una leggenda popolare in tanti comuni irpini a partire da Chianche.

Un uomo – da poco sposato – si alzò in piena notte. E vide la moglie nuda, accovacciata sul davanzale della finestra. La donna di cosparse di un particolare unguento per poi lanciarsi di sotto. Né un tonfo né alcun altro rumore. Lei si era librata in volo. Così il marito, il giorno successivo, sostituì l’unguento con dell’acqua. La moglie – di notte – aspettò che il consorte si fosse addormentato. O, almeno, così credeva. Si cosparse la pelle col contenuto della boccetta e si lanciò di sotto. L’uomo andò a soccorrerla, ma non prima di averle rammentato ‘Meglio na mugliera cu ‘e cosce rotte, ca janara’. (Meglio una moglie con le gambe rotte, che strega).

All’unguento magico è legata anche una formula sopravvissuta nella tradizione polare:

“Unguento unguento

portami al noce di Benevento

sopra l’acqua e sopra il vento

e sopra ogni altro maltempo”.

La notte delle Streghe e i Romani

La notte delle Streghe, così come la leggenda del noce, è ammantata di leggenda. Spesso collocata il 6 gennaio che – nella tradizione cristiana – rappresenta l’Epifania, quando Gesù Bambino fu raggiunto dai tre Magi che gli portavano dei doni. Così è nata la tradizione dei regali della Befana, assimilata in alcune tradizioni proprio a una strega.

Anche se – la notte delle streghe – affonda le sue radici molto più indietro. E coincide con la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, giorno che annuncia la rinascita della natura. I Romani credevano che, in questa notte, figure femminili sorvolassero i campi per favorire la fertilità dei raccolti. In Campania, per spiegare questa rinascita, si parla di “Pasca Pifania”, o passaggio dal vecchio al nuovo ciclo della natura.

I dispetti della Janara

Le Janare amavano turbare i sogni degli sventurati che diventavano oggetto dei loro scherzi. Altre volte, rivolgevano le attenzioni agli animali. Cavalcavano le giumente per tutta la note, facendole ritrovare il giorno successivo sudate e con le trecce alla criniera, incapaci di lavorare nei campi. In un’epoca in cui proprio il cavallo era considerato un bene preziosissimo.

Come fermare le Janare

Le Janare sono molto curiose, come i gatti. Quindi – per fermarle – bisogne spargere del sale sul davanzale della finestra o sull’uscio delle porte. Le streghe si fermeranno a contare i granelli finché farà giorno. Altrettanto efficace è posizionare una scopa di saggina all’entrata della stanza. Anche in questo caso la Janara, incuriosita, dovrebbe fermarsi a contare i rametti della scopa. C’è anche una strategia più “diretta”: afferrare la Janara per i capelli, significa infatti privarla di tutta la sua forza e pericolosità, un po’ come accadeva all’eroe biblico Sansone.

Maria ‘a Longa o Manolonga

Questa figura, spesso assimilata a quella delle streghe o delle Janare in Irpinia, è impersonata da una donna dalle lunghe mani pronte ad afferrare e trascinare nel baratro bambini troppo distratti, che si sporgevano da pozzi e balconi. Altre volte Maria ‘a Longa è raffigurata come una giovane vestita di bianco, evanescente, pronta a comparire all’improvviso e trascinare via la sua vittima.

Il Sabba, le streghe e San Giovanni

Il Sabba riassume i riti che consentirebbero alle streghe di conservare il loro potere. In quelle notti, di musica e riti orgiastici, alla presenza di Satana, la magia delle streghe raggiungevano il loro picco. L’unico modo per sfuggire alle creature, se ci si trovava in zona al momento del Sabba, era quello di ricorrere a unguenti nati dalle erbe di “San Giovanni”: fra i quali aglio, ribes e verbena. San Giovanni è stato ucciso per volere di Salomé; identificata come una delle prime streghe della storia, e costretta per questo a vagare in aria per l’eternità. Anche in questo racconto riemerge la capacità delle streghe di volare, legandosi alle forze della natura. Quelle del cielo, ma anche della terra.

Il noce protettore delle streghe

Questo albero, la cui forza magica risale alla cultura celtica e si lega coi druidi, rappresentava una fortezza ideale per lo spirito delle streghe. Capace di sopravvivere e proteggere le creature anche dal fuoco. I roghi dovevano perciò essere eseguiti lontano dalle foreste e assicurandosi che in zona non ci fossero ragazze vergini in zona. Altrimenti, lo spirito delle streghe avrebbe potuto reincarnarsi nei loro corpi. Così, negli anni passati, erano stati spiegati tanti malori assimilati a demoniache possessioni.

Fertilità e streghe buone

La figura di Janare e streghe non è solo malvagia. Alcune leggende, infatti, parlano di streghe pronte ad aiutare i passanti, soprattutto le donne desiderose di diventare mamme. Fra i riti diffusi nell’antichità c’era quello di accovacciarsi sull’erba bagnata di rugiada nei pressi dell’albero di noce. Altre streghe leggevano il futuro in cambio di un contratto con le “giovani mogli”, desiderose di conoscere il proprio futuro. I riti avvenivano proprio nella notte di San Giovanni, ovviamente al chiaro di luna.

Entra nel gruppo di WhatsApp e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!
Iscriviti al bot di Messenger e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!