Stupro di gruppo, la ballata del presunto colpevole

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In principio è stato il vice premier, Luigi Di Maio, a commentare in maniera sconclusionata la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli con la quale erano stati scarcerati i giovani accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di una giovane donna che si sarebbe consumata nell’ascensore della stazione della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano.

Chi commette uno stupro deve passare il resto dei suoi giorni in carcere”, ha scritto Di Maio sulla propria pagina facebook liquidando secoli di civiltà giuridica con un post strampalato a uso e consumo dei suoi adulatori che ha indignato contemporaneamente magistrati e avvocati penalisti. Non contento, ha anche aggiunto che “chi è accusato di violenza sessuale deve poterlo fare dal carcere”.

Ora, tralasciando la precaria sintassi del leader cinque stelle, non si capisce se abbia proposto un’aberrante inversione dell’onere della prova o piuttosto abbia palesato la non conoscenza di alcune regole fondamentali che sovraintendono al processo penale moderno.

Tutto ciò, per quanto bizzarro e per certi aspetti drammatico visto che è in ballo la libertà delle persone, palesa una pericolosissima tendenza in atto: quella di semplificare vicende delicate e complesse che richiederebbero almeno una lettura parziale degli atti processuali (almeno quelli che non sono coperti dal segreto istruttorio che è un’altra vittima di questo schizofrenico modo di affrontare i processi penali).

Linaccettabile cultura del sospetto

Allora, in questo contesto, come teorizza Pier Camillo Davigo, non esistono innocenti ma solo colpevoli che l’hanno fatta franca. Ecco che, allora, prevale una inaccettabile cultura del sospetto e un regime di terrore che inquina il regolare svolgimento delle inchieste. Si avverte l’impazienza di concludere gli accertamenti nella fase delle indagini, a considerare la custodia cautelare come un’anticipazione della pena, a ritenere la gogna mediatica uno strumento più efficace di qualsiasi sentenza di condanna.

Tuttavia, soprattutto quando non si posseggono strumenti di analisi né la competenza in certi settori (non ce ne voglia Di Maio ma nella gara a chi la spara più grossa è in ottima compagnia), sarebbe più prudente coltivare il dubbio invece di invocare manette e arresti ad alta voce o dal comodo pulpito dei social network.

Il diritto e la giustizia sono cose tremendamente serie per ridurle a parodia. La banalizzazione nuoce alle vittime dei reati come agli indagati/imputati. Sempre presunti innocenti fino al giudizio di Cassazione.

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