Suburra 3 merita davvero? Recensione (spoiler) serie Netflix

Suburra 3: il 30 ottobre Netflix ha reso disponibile l’ultima stagione della serie. L’atto finale ci mostra la corsa al trono di Roma. Ma è davvero questo il nucleo del racconto? Ve lo sveliamo in una recensione un po’ cattivella (e sempre ricca di spoiler: attenzione).

11' di lettura

Per tutto c’è una conclusione e anche per Suburra – La Serie è giunto il momento di chiudere il sipario. Lo show, ideato da Daniele Cesarano e Barbara Petronio, ha tirato le somme con sei episodi finali che si discostano totalmente dagli eventi mostrati nell’omonimo film di Sollima del 2015. Così Suburra 3 apre un percorso tutto suo e mette in scena una sorta di what if (arco narrativo alternativo) che ha causato non poco scompiglio tra gli appassionati.

Suburra – La Serie era nata come un prequel del film, ma nel corso delle tre stagioni i personaggi hanno “preso il sopravvento”. Qualcosa che accade spesso nelle narrazioni che lasciano spazio alle dinamiche emozionali. In questo la serie Netflix riesce benissimo. I percorsi dei personaggi sono infatti la chiave di volta del progetto. Meno positivo il risultato per gli snodi narrativi che non riescono a svilupparsi al meglio, probabilmente a causa del minutaggio ridotto. In definitiva, però, il finale non ha deluso i fan della serie.

Suburra 3: la stagione non funziona del tutto (ma Aureliano e Spadino sì)

La profana trinità, Chiesta, Politica, Crimine, è ancora lo sfondo su cui si stagliano le vicende dei personaggi che muovono i fili del racconto. Questa volta tutto ruota intorno alla battaglia finale per diventare re di Roma e la partita si gioca in strada: nella provincia e, soprattutto, a Roma Nord.

Suburra 3 richiama a schermo tutti i protagonisti nel tentativo di non lasciare fili narrativi mozzati. Oltre ad Aureliano e Spadino, ritroviamo subito anche le rispettive compagne, Nadia e Angelica. Ma anche Samurai, Amedeo Cinaglia e l’ex bell’addormentato Manfredi, che alla fine della seconda stagione si era risvegliato dal coma. 

Lascia l’amaro in bocca la conclusione dell’arco narrativo di Sara Monaschi, di cui gli autori si liberano quasi subito. Un letto condiviso con Cinaglia, una battuta sull’imminente gestione di un centro profughi per conto della Chiesa (su territori della mafia, naturalmente) ed è fatta. Di Sara Monaschi non sapremo nient’altro

Di una conclusione affrettata e semplicistica soffre anche la storia di Samurai, signore delle strade di Roma che ha messo in moto gli ingranaggi della Suburra sin dalla prima apparizione sullo schermo. Il modo in cui Aureliano e Spadino lo uccidono è sbrigativo e lascia con un interrogativo ingombrante: perché ora? Perché non sparargli prima? 

L’unica risposta logica è che si tratta di un espediente narrativo piazzato ad hoc per mandare avanti la corsa al trono dei due protagonisti. E ci riesce (almeno in parte).

Gli episodi iniziali della serie coltivano un terreno che avrebbe potuto essere fertile per un racconto più articolato e complesso. Ma, complice una stagione molto breve, finiscono per tirare la corda e i grandi eventi dell’atto finale avvengono tutti a ridosso della conclusione.

La prima parte di Suburra 3, comunque, non è certo da demonizzare. Guadagna molti punti bonus per il rapporto che si instaura tra Nadia e Angelica, chiamate a gestire gli affari a Roma Nord. La zona “alta” della città, dove sono i figli di papà ad alimentare la Suburra. Le due vogliono farsi le ossa, glielo leggiamo negli occhi. Hanno fame non di potere, ma di autoaffermazione.

Non riescono del tutto a svestire i panni delle “donne di”, ma sicuramente ci provano. E, nel tentativo, scoprono il seme di un’amicizia che le unirà nei momenti più difficili. Soprattutto perché i loro compagni non riescono ad essere costantemente al loro fianco. Non con la corsa al trono che li ossessiona.

Aureliano e Spadino sono totalmente coinvolti nella nuova gestione delle piazze. Con la morte di Samurai hanno guadagnato società, potere, nuovo spazio. Nonostante i refrattari li vedano ancora come due immaturi, due ragazzini con un sogno troppo grande per le loro possibilità, Adami e Anacleti si muovono per le strade di Roma come padroni. Nel mondo basso, come nel mondo alto. 

Lo dimostra la scena in cui “giocano” con Cinaglia, cogliendolo di sorpresa a casa sua e intrappolandolo nella sauna. Come in un’imitazione degli “scherzi” di Saw L’Enigmista, i due vogliono insegnare al politico chi comanda davvero. O almeno questa è l’intenzione.

Aureliano e Spadino: oltre il crimine

Sono sempre insieme, Aureliano e Spadino. Figurativamente e fisicamente. Quasi ogni episodio regala una scena condivisa tra i due. Ci sono siparietti pronti a stemperare i toni (“come mi trovi, Aurelià?” chiede Spadino in auto. “E come ti trovo, zingaro e coglione. Come sempre”, è la risposta veloce di Aureliano. Una risata prima di avvicinarsi al finale da lacrimoni). Ma ci sono anche momenti ad alta carica emotiva, scambi più profondi e ammissioni sincere. 

D’altronde il nucleo di Suburra sta tutto qui: tra Aureliano e Spadino, in quella zona grigia in cui si muovono dalla prima stagione, trasformandosi da soci in affari ad amici e fratelli. Con buona pace dei sentimenti taciuti a fatica da Spadino. 

I due protagonisti sono soli da quando Lele si è ucciso perché la pressione era insostenibile e il male di Roma lo ha corrotto dall’interno. Ma sono soli anche perché non c’è nessun altro di cui possano fidarsi. Neanche della famiglia. Manfredi Anacleti si è svegliato dal coma senza nessuna intenzione di farsi da parte e lasciare spazio di manovra al fratello.

Aureliano e Spadino, in fin dei conti, hanno un progetto folle che possono portare a termine solo insieme. Neanche le parole di Sibilla, socia del defunto Samurai, serviranno come monito: “Roma non si può comandare in due”, ma loro sono convinti di sì.

Perciò si impuntano con Cinaglia: il politico deve dare a loro l’affare del Giubileo, con tutti gli interessi che ne conseguono. Amedeo, forse il più oscuro dei personaggi dell’intera serie di Suburra 3, li asseconda fino all’ultimo momento, tramando in sordina un voltafaccia che si rivelerà fatale.

Ogni cosa si intreccia e si ingarbuglia. La carne al fuoco per questa stagione è molta. E si vede: sei episodi non bastano per rendere giustizia a ogni aspetto della storia. Ma sono abbastanza per mostrarci un arco narrativo poco noto per i crime: il percorso sentimentale dei protagonisti.

I generi televisivi del crime e del thriller insegnano che è la trama a dover fare da padrona di casa. Ma è chiaro da subito che qui gli schemi saltano: in Suburra non è la ricostruzione degli eventi ad avere il centro della scena. Era evidente già agli esordi della serie, ma ancora di più in Suburra 3, che gli snodi narrativi sono un supporto alla parabola dei personaggi.

Suburra 3: la strada dei personaggi

Contrariamente alla trama del racconto, che risulta “compressa” a fatica nei sei episodi, la medaglia d’oro di questa stagione (e dell’intera serie) va sicuramente al percorso compiuto dai protagonisti.

Da un lato abbiamo Aureliano Adami. Nato come una figura criminale poco lucida, crudele e incline ad assecondare gli istinti. Per questo motivo si ribadisce spesso nella serie che non può fare affari con “i grandi”, non ne ha le doti, né l’attitudine. 

Dall’altro Alberto Anacleti, Spadino per tutti, con le sue insicurezze e le sue fragilità. Non può guidare la famiglia al potere perché non è in grado. Lo pensano tutti, soprattutto la madre Adelaide e il fratello Manfredi. 

Dal momento in cui si incontrano, la Suburra si mette in moto e i sogni di gloria cominciano a gonfiarsi, a diventare tangibili. 

Alberto trova in Aureliano la caparbietà e la voglia di spingersi sempre oltre, diventa più sicuro nei panni del criminale, lasciandosi alle spalle il passato da semplice spacciatore. E Aureliano trova in Alberto il primo vero alleato dopo la sorella Livia, un sostegno e un porto sicuro. Anche lui, come Spadino, cresce mettendo da parte il passato e il proprio dolore. E trova nel sacrificio personale il compimento del suo percorso di crescita.

Così Suburra 3 “sfrutta” la tematica della corruzione di Roma, l’intreccio Stato-Chiesa-Mafia, come uno sfondo ricco di particolari nel quale far crescere i suoi personaggi. E quella che doveva essere una resa dei conti tra Spadino e il fratello per sedersi sul trono della Città Eterna, diventa invece l’atto finale di una storia d’amore.

“Roma non si comanda né con le carte né con i soldi,” tuona la voce di Sibilla a inizio stagione. E Aureliano lo sa bene. La Capitale si comanda solo se si ha il potere. Ma basta un attimo, un momento di vulnerabilità, e quel potere striscia sullo sfondo a cui appartiene. 

Aureliano abbandona le carte, i soldi, le società, la possibilità di concretizzare il suo folle progetto, per correre in soccorso di Alberto. Quest’ultimo, infatti, è caduto nella trappola di Manfredi. E sta per essere giustiziato dalla sua famiglia per aver tentato di spodestare il fratello. Ma Aureliano non ci sta. Non è questo il finale che aveva sognato per lui e Spadino, ma di certo non lascerà che suo fratello muoia

Qui si compie il percorso di Aureliano Adami: nel sacrificio. Si butta nel fuoco della sparatoria e, nel mentre, riesce anche ad uccidere i traditori che hanno teso una trappola al suo compagno. 

Ad Alberto non resta che gridare di dolore. Poi, nella scena che siamo sicuri avrà fatto scendere qualche lacrima anche sui volti più impenetrabili, abbraccia il corpo senza vita di Aureliano e gli dice “andiamo a casa”. Dopo aver ucciso il fratello Manfredi, riporterà il corpo di Aureliano nella sua amata Ostia.

Suburra 3: né vittoria né redenzione

Non c’è vittoriaredenzione nel finale di Suburra. Cinaglia ha ucciso la moglie per non farsi denunciare e continuare la sua scalata ai vertici. Angelica ha perso la figlia che aspettava, tutto per la lotta al trono del marito. Nadia piange il compagno ucciso. E Alberto ha perso tutto.

A proposito dell’epilogo, in una diretta instagram del 29 ottobre, Alessandro Borghi ha salutato il co-protagonista Giacomo Ferrara con queste parole: “Sono veramente, veramente contento di aver portato in scena una storia d’amore tra due personaggi che sono, prima di tutto, umani.”

Pur disattendendo il patto iniziale con lo spettatore e lasciando da parte l’impostazione come prequel del film, la serie si conclude in modo tutto sommato coerente con le aspettative costruite nel corso della visione. La Suburra è insorta nel tentativo di inglobare tutta Roma, ma era chiaro che l’obiettivo fosse molto oltre la portata dei criminali di strada. 

Così la stagione finale riesce a regalarci una fine degna di un racconto di “formazione”, per così dire, in cui i personaggi sono cresciuti e si sono trasformati. 

Il focus su Aureliano e Spadino ha sicuramente oscurato altri elementi. Alcuni personaggi interessanti hanno avuto poco spazio. Ma il finale di Suburra 3 fa bene il suo compito e ci svela la chiave di lettura della serie: questa è la storia di due giovani criminali con un grande sogno e il sangue non abbastanza freddo

Da Aureliano e Spadino inizia tutto e con loro tutto si conclude. Ed è proprio vero che solo Roma è eterna.

Entra nei gruppi offerte di lavoro, bonus, concorsi e news

Ricevi ogni giorno gratis i migliori articoli su offerte di lavoro, bandi, bonus, agevolazioni e attualità. Scegli il gruppo che ti interessa:

  1. Telegram - Gruppo esclusivo

  2. WhatsApp - Gruppo base

Seguici anche su YouTube | Google | Gruppo Facebook | Instagram



Come funzionano i gruppi?
  1. Due volte al giorno (dopo pranzo e dopo cena) ricevi i link con le news più importanti

  2. Niente spam o pubblicità

  3. Puoi uscire in qualsiasi momento: la procedura verrà inviata ogni giorno sul gruppo

  4. Non è possibile inviare messaggi sul gruppo o agli amministratori

  5. Il tuo numero di cellulare sarà utilizzato solo per inviarti notizie