Due detenuti si uccidono in cella. Li hanno trovati impiccati

A Santa Maria Capua Vetere e a Poggioreale. Segno di un malessere crescente nelle prigioni campane. Dall'inizio dell'anno, sei suicidi nei penitenziari della regione e tanti tentativi falliti

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Si continua a morire in carcere. Due suicidi nelle prigioni campane in meno di 24 ore. Sono sei dall’inizio dell’anno, senza contare i tentati suicidi, falliti spesso per l’intervento degli agenti di polizia penitenziaria.

Si sono tolti la vita un 39enne e un 40enne

L’altro ieri a togliersi la vita è stato Luigi Rossetti, 40 anni, recluso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Si è impiccato nella sua cella. Questa mattina ad uccidersi è stato Alfonso Fresca, 39 anni, era detenuto nel penitenziario di Poggioreale.

Dall’inizio dell’anno 29 suicidi in Italia

In Italia si contano da gennaio 29 suicidi in cella. C’è un dato che impone una riflessione: negli istituti di pena, rispetto alla popolazione, si muore per suicidio quasi 14 volte più che all’esterno del carcere. Eppure il numero dei detenuti negli ultimi mesi si è ridotto del 13,9 per cento. E il sovraffollamento delle celle è stato a lungo ritenuto uno dei motivi principali dei suicidi. Dunque non basta ridurre il numero dei detenuti. Non è l’unica causa di malessere per chi vive dietro le sbarre. Forse non è neppure la più importante.

I detenuti non sanno cosa fare

Il Garante Regionale, Samuele Ciambriello e quello Metropolitano di Napoli, Pietro Ioia, hanno così commentato la morte dei due reclusi: “I detenuti non sanno cosa fare; bisogna incrementare le attività culturali, ricreative, formative, attuandole anche nelle fasce pomeridiane. L’incremento da parte delle Direzioni Penitenziarie e del Provveditorato di più risorse economiche nei progetti d’istituto che riguardino tali attività”.

Non lasciate soli i detenuti

“La creazione – hanno continuato – , incominciando da Poggioreale, di più articolazioni psichiatriche che consentano maggiori cure a coloro che soffrono di patologie psichiche, dentro le carceri. La creazione di un’altra Rems o luogo similare che accolgano i detenuti che giacciono da prigionieri nelle carceri in attesa. Si può prendere in considerazione la vecchia proposta di creare presso il Gesù e Maria di Napoli un’esperienza analoga. Infine un appello al mondo del volontariato e del terzo settore: In questo periodo non lascino soli i detenuti”.

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