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Superbonus, ecco come cambia dal 31 marzo: esempi

Un approfondimento sulle Novità per il Superbonus dal 31 marzo 2023, con lo stop a sconto e cessione.

di Alda Moleti

Marzo 2023

Novità per il Superbonus dal 31 marzo 2023, ecco quali sono le conseguenze (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Quali sono le novità per il Superbonus dal 31 marzo 2023?

Il 31 marzo 2023 segna una data importante nel calendario del Superbonus poiché è l’ultimo giorno in cui sarà possibile la cessione del credito per le spese sostenute nel 2022.

Il Decreto Legge 11/2023 stabilisce infatti lo stop a sconto in fattura e cessione del credito per i Bonus ristrutturazione, Superbonus compreso, e il divieto per le Regioni di acquisire il credito.

Nei fatti il provvedimento di stop alla cessione si applica dal 17 febbraio 2023, ovvero dal giorno di entrata in vigore del Decreto. Tuttavia, per le spese relative ai lavori agevolabili dal Superbonus e sostenute nel 2022, c’è tempo fino al 31 marzo 2023 per cedere il credito.

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In foto il Decreto 11/2023.

Per quanto riguarda le spese sostenute nel 2023 o nel caso non si riesca a cedere il credito entro marzo, l’importo si trasforma in detrazione Irpef. Ovvero, la quota spettante di Superbonus viene sottratta dalle tasse da pagare a fine anno.

Il problema però è che al momento le cessioni sono completamente bloccate. I beneficiari cercano di cedere il credito prima della scadenza, ma senza trovare un istituto bancario o un privato che voglia acquisire questo credito, visto che ci sono enormi problemi burocratici.

La situazione rischia di gettare nel caos il mondo intero dei Bonus edilizi 2023, poiché se non si cede il credito entro marzo, questo si trasforma in detrazione, ma la possibilità di usare la detrazione è vincolata all’esistenza di una determinata capienza fiscale.

Ciò vuol dire che si può sottrarre una determinata somma dalle tasse solo se questa è di misura inferiore o uguale all’importo delle tasse stesse. In parole povere, non si può ottenere una detrazione piena se si pagano meno tasse dell’importo che spetta per il Superbonus.

In questo senso il Superbonus pone maggiori problemi degli altri Bonus edilizi, poiché in genere copre somme elevate e quindi è difficile che i beneficiari abbiano la capienza fiscale per usufruirne con detrazione Irpef, dopo l’addio a sconto e cessione.

A questo si aggiunge che alcuni beneficiari risultano addirittura fiscalmente incapienti, cioè hanno un reddito troppo basso per aver diritto a qualsiasi tipo di detrazione.

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Novità per il Superbonus dal 31 marzo 2023: cosa cambia con lo stop a sconto e cessione?

Fino a prima dell’entrata in vigore del Decreto 11/2023 molte agevolazioni edilizie, tra cui il Superbonus, prevedevano diverse modalità di fruizione, ovvero con detrazione Irpef o con cessione del credito e sconto in fattura.

La detrazione Irpef, che per il Superbonus avviene in quattro anni, prevede che l’agevolazione sia corrisposta come sconto sulle tasse. Ovvero l’importo complessivo che spetta viene diviso in quattro quote annuali e ogni anno si sottrae l’importo di una quota dall’Irpef da pagare a fine anno.

Diversamente, questa detrazione poteva trasformarsi in credito d’imposta ed essere ceduto in cambio di liquidità, al fine di applicare lo sconto in fattura.

Spiegandolo in poche parole, il sistema di sconto e cessione funziona così: il beneficiario del Superbonus deve avere una somma dallo Stato, che ha con lui un “credito”. Quindi, cede questo credito che lo Stato ha con lui ad un ente, un istituto finanziario o anche un privato, che in cambio gli dà liquidità immediata.

In questo modo ottiene la possibilità di avere lo sconto in fattura dalla ditta che esegue i lavori, pari all’importo coperto dall’agevolazione.

Dunque, con il Superbonus nel 2023 se non si può più cedere il credito, non si applica più nemmeno lo sconto in fattura, ma resta in vita l’utilizzo tramite detrazione Irpef.

Il problema delle detrazioni però è che queste dipendono dalla capienza fiscale del beneficiario. Ovvero, stabilito qual è l’importo coperto dal Superbonus, è possibile avere uno sconto pieno, pari alla quota annuale, solo se questa risulta una somma pari o maggiore dell’Irpef da pagare.

Novità per il Superbonus dal 31 marzo 2023: esempio pratico dei cambiamenti

Facciamo un esempio pratico per capire meglio il problema della detrazione Irpef del Superbonus in relazione alla capienza fiscale. Immaginiamo che, all’interno degli interventi di ristrutturazione di un immobile, l’importo dei lavori agevolabili con il Superbonus sia di 40.000 euro.

Con sconto e cessione, al momento di pagare i lavori, la ditta applica direttamente uno sconto in fattura pari all’importo dell’agevolazione, nel nostro caso 40.000 euro.

Invece, quando si sceglie per il Superbonus la modalità di utilizzo con detrazione Irpef, i 40.000 euro vengono divisi in quattro quote annuali di pari importo, quindi nel nostro esempio 10.000 euro all’anno.

Poi, si inseriscono le spese per i lavori agevolabili nella dichiarazione dei redditi e ogni anno dovrebbe esserci uno sconto sulle tasse da pagare pari proprio a 10.000 euro.

Ed è qui che entra in gioco la capienza fiscale, poiché, sempre per proseguire con il nostro esempio, solo se si pagano almeno 10.000 euro di Irpef all’anno sarà davvero possibile ottenere tutto l’importo spettante del Superbonus.

Ovvero, ipotizziamo che il beneficiario del Superbonus abbia una capienza fiscale di 5.000 euro all’anno. In questo caso ai 5.000 euro si applica la detrazione annuale, ma la quota che gli spetterebbe è di 10.000 euro, perciò perderà la differenza.

In pratica, se il nostro beneficiario del Superbonus paga meno di 10.000 euro di tasse all’anno, allora sarà sottratto dalle stesse una quota minore, perché non ha una capienza fiscale sufficiente.

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Novità per il Superbonus dal 31 marzo 2023: cosa si rischia?

Tutta questa premessa è servita a far capire che il problema della capienza fiscale è fondamentale per le sorti del Superbonus, che in genere copre lavori ingenti e somme consistenti.

Quindi, venuti meno sconto e cessione del credito, pochissimi contribuenti potranno davvero usare la detrazione spettante.

Il problema della capienza fiscale viene accentuato nel caso del Superbonus, poiché oltre a coprire somme ingenti, ha una detrazione con tempi molto brevi, che dura solo quattro anni. L’intero importo infatti viene diviso in sole quattro quote annuali.

Ricordiamo, invece, che solo per sconto in fattura o cessione del credito, comunicati all’Agenzia delle Entrate entro il 31 ottobre 2022, è possibile avere una detrazione in 10 anni. Dove cioè l’importo dell’agevolazione viene diviso in dieci quote annuali e non in quattro.

Probabilmente, assodato che molti beneficiari non hanno abbastanza capienza fiscale e che difficilmente riusciranno a cedere il credito entro marzo, almeno allungare i tempi della detrazione del Superbonus potrebbe aiutare a tamponare il problema.

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