Superbonus, ora è più facile, ma le banche frenano

Superbonus, ora è più facile, ma le banche frenano: gli istituti hanno raggiunto il limite e molte non acquistano più bonus fiscali. Le domande hanno superato la cifra di 40 miliardi. Il governo corre per imporre nuovi correttivi. Vediamo quali, ma la domanda è: basteranno?

5' di lettura

Superbonus, ora è più facile, ma le banche frenano: le domande sono tantissime, una corsa che è ripresa alla grande ma che ha avuto come effetto immediato lo stop imposto dalle banche. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Le domande per il Superbonus edilizio hanno superato la soglia dei 40 miliardi di euro. Una cifra imponente. A inizio anno, come ricorderete, c’è stata una sospensione delle richieste. Il motivo è noto a tutti: per arginare la diffusione delle maxi truffe (scoperte a ripetizione) il governo ha limitato le cessioni con l’obiettivo di contenere i raggiri.

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Poi tutto è ripreso. Grazie anche all’inversione di rotta imposta da Palazzo Chigi, che ha riattivato le cessioni multiple dei crediti.

Superbonus: i 4 passaggi

Certo, è stato fissato un tetto oltre il quale non si può, massimo quattro passaggi di mano (in virtù anche del decreto energia varato la scorsa settimana).

E quindi, direte: tutto bene? Per niente. Il sistema si è bloccato di nuovo. Il motivo: le banche hanno tirato il freno. Anche perché il nuovo sistema ha imposto che l’acquirente ultimo fosse una banca o una assicurazione.

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Superbonus: il limite delle banche

La decisione delle banche più che una scelta è una necessità: hanno un limite nel comprare i bonus fiscali, possono farlo solo fino a quando il debito fiscale nei confronti dello Stato lo consente.

Per capirci: maggiore è il numero dei bonus che comprano e più si riduce il debito. Il che significa che se si arriva ad azzerarlo, quei bonus scontati si tramutano per gli istituti da una occasione a una perdita secca.

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È già accaduto a Banca Intesa. Non è più possibile fare operazione per il Superbonus perché l’istituto ha ha già scontato la cifra monstre di 20 miliardi. Agli sportelli hanno avuto l’ordine di rifiutare altre richieste.

Poste ha già quasi raggiunto il suo limite, che è di 9 miliardi: a oggi sono stati scontati 8 miliardi.

La faccenda è seria e rischia di rendere di fatto inutile il Superbonus: se manca il supporto delle banche non si muove foglia.

Nel frattempo il governo ha approvato la possibilità di una quarta cessione del credito per le banche. Significa che gli istituti potranno cedere i bonus ai clienti che hanno limiti fiscali ancora adeguati per poterlo detrarre dalle tasse.

Superbonus: niente solidarietà

Potrebbe essere una soluzione? Non proprio. Il governo e in particolare il Ministero del Tesoro non sono molto convinti di questo quarto passaggio. Perché modifica di fatto quello che era anche l’intento iniziale di questa normativa.

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Ci spieghiamo: nella prima versione del Superbonus le banche dovevano mostrare una “solidarietà” sul credito. Solidarietà che si esplicava in questo modo: se in futuro quel credito si fosse dimostrato non dovuto, a saldare il conto sarebbero state proprio le banche.

Superbonus: un esempio

Quella parte della normativa è stata cancellata. Ma restano altri limiti, sono meno determinanti, ma incidono sulla possibilità di frazionare il credito.

Per capirci:

se una banca sconta un credito di 15 milioni per 10 anni e vuole cederlo a una impresa, quel credito deve essere passato per intero, non è possibile appunto frazionarlo.

È una limitazione piuttosto stringente, che limita la libertà d’azione degli istituti. Ma quella “restrizione” era stata imposta per un motivo non secondario: avrebbe evitato le maxi truffe, come quella scoperta da più di un miliardo di euro, che è stata portata a termine proprio grazie ai frazionamenti e ai passaggi di credito.

Superbonus: operazioni troppo complesse

Ma c’è anche altro a complicare l’operatività delle banche, un altro freno che rischia di prosciugare la fonte necessaria per far girare il Superbonus (e parte dell’economia che ha ripreso a funzionare grazie a questa agevolazione dopo gli anni difficili della pandemia): la quarta cessione del credito è diventata molto più complessa dopo che è stato reso obbligatorio un altro passaggio. Prima di vendere un bonus a un’impresa, la banca deve aver concluso tutti i passaggi precedenti.

In pratica, questo il senso della normativa, dopo lo sconto in fattura devono prima essere attivate due operazioni sicure tra banche e solo dopo è possibile cedere a un terzo.

Questa “passaggio” è stato ritenuto eccessivamente complicato.

Superbonus: si cambia il 21 aprile

Se non si corre ai ripari il Superbonus rischia di arenarsi di fronte ai no delle banche. Il governo ha deciso di agire il prima possibile, forse già il 21 aprile. C’è già ordine del giorno con le modifiche necessarie, si tenterà di eliminare i nodi che stanno frenando la corsa del Supebonus.

Tra le modifiche, l’estensione del Superbonus alle villette (forse fino al 30 settembre). Oltre all’approvazione di una norma che chiarisca in via definitiva che il 30% degli interventi da completare è valido nel complesso e non per ogni singoli intervento. Sarà sufficiente? Lo sapremo presto.

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