Supernatural, Carry On e quel finale: un disastro annunciato

Supernatural lascia calare il sipario sull’epica storia dei fratelli Winchester con il finale di serie, Carry On. Un epilogo che fa acqua da tutte le parti e che ha scatenato l'ira dei fan. Ecco perché.

12' di lettura

Gli Stati Uniti percorsi in lungo e in largo. Una sequela di mostri, divinità e creature ultraterrene sempre alle calcagna. Tanta musica rock degli anni ’70-’80. Scarponi e camicie di flanella. Lealtà, eroismo, sacrificio. E un’Impala Chevrolet del ’67 per casa. Ieri notte, Supernatural si è concluso con un’ultima caccia settimanale che non dimenticheremo molto presto.

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Con Carry On, 327esimo episodio della serie tv, abbiamo detto addio a due personaggi che, nel bene e nel male, resteranno impressi nella mente degli spettatori. Ora che le ultime gesta si sono compiute e la strada di Sam e Dean Winchester è finalmente giunta al punto di arrivo, non resta che guardarci indietro con uno sguardo più critico e disilluso.

Un finale sbagliato in partenza

I finali sono complessi per ogni storia. È il momento in cui si tirano le fila del discorso, chiamando a raccolta i passaggi principali che hanno accompagnato i protagonisti proprio fino alla fine. Quando si tratta di una narrazione lunga e coinvolgente com’è stata quella di Supernatural il rischio di deludere è sempre molto alto. Gli spettatori conoscono così bene Sam e Dean Winchester e le dinamiche dello show che ogni imperfezione è oggetto di critiche severe e richiami.

Purtroppo, però, l’insofferenza nei confronti del finale non deriva dalla ricerca della perfezione – in fondo, siamo abituati a vedere disattese le nostre aspettative da parecchie stagioni, ormai. Questa volta, è la totale mancanza di rispetto nei confronti della storia e dei personaggi a causare una delusione che avevamo annunciato già ieri e che il pubblico di Supernatural non dimenticherà.

Supernatural: Carry On, lo speciale

L’appuntamento di ieri sera si è aperto con uno speciale in cui sono intervenuti gli attori Jensen Ackles (Dean Winchester), Jared Padalecki (Sam Winchester), Misha Collins (Castiel), Mark Sheppard (Crowley), Samantha Smith (Mary Winchester) e Ruth Connel (Rowena), il creatore della serie tv Eric Kripke, il produttore Robert Singer e lo showrunner delle ultime stagioni, Andrew Dabb. In una serie di interviste hanno discusso delle origini della storia di Supernatural e del suo successo nel corso delle sue 15 stagioni.

Gli interventi del cast e della crew sottolineano una verità che ogni appassionato di Supernatural deve ammettere a se stesso: niente è stato più lo stesso da quando il creatore Eric Kripke ha lasciato il testimone ad altri showrunner. La serie tv, infatti, era stata concepita in modo dettagliato da Kripke per concludersi con il finale della quinta stagione, Swan Song. Una conclusione che Kripke aveva in mente sin dall’inizio e sulla base della quale aveva costruito l’intera storia dei Winchester.

“Forse stupidamente, ho usato circa l’80% di ciò che volevo nel finale di Supernatural nel mio ultimo episodio, Swan Song,” spiega Eric Kripke. “Non sapevo che la serie sarebbe andata avanti per 15 anni. A parte alcuni momenti venuti dopo, quello era il fulcro di come credevo che lo show dovesse concludersi. Sam e Dean che si ritrovano l’uno contro l’altro, il bene e il male, ma alla fine il legame fraterno vince e si compie il sacrificio finale.” Purtroppo neanche una briciola della bellezza di Swan Song è finita nell’ultimo episodio della serie tv.

Supernatural: un inizio imbarazzante

A seguito delle interviste giunge finalmente il “gran finale”, la puntata su cui il pubblico ha riposto le sue stanche speranze dopo la delusione cocente per Inherit The Earth.

In Carry On ritroviamo Sam e Dean alle prese con la vita d.C., dopo Chuck (Robert Benedict). La sconfitta dell’ex dio-scrittore che governava le loro esistenze – e che, fuor di metafora, rappresenta la famosa morte dell’autore – permette ai fratelli Winchester di vivere liberamente le loro vite. Li vediamo impegnati nelle faccende di casa, a fare colazione, a giocare con il cane che hanno salvato dalla distruzione. 

A far da interludio tra l’introduzione e il corpo dell’epilogo, un’evitabilissima scenetta comica che vede Dean e Sam prendere parte a una sorta di sagra della crostata che fa piangere di felicità il maggiore dei Winchester. Non solo la parentesi non fa sorridere, ma riesce addirittura nell’intento di irritare con una menzione di Castiel fatta en passant.

La battuta di Sam: “sto pensando a Cas, e a Jack… se potessero essere qui” non mette in luce una vera reazione dei due protagonisti alla morte di quello che hanno definito il loro “terzo fratello”. Piuttosto suggerisce un banale e ingenuo tentativo di continuità narrativa, che si trasforma in un buco nell’acqua nel momento in cui Dean commenta senza darsi troppa pena: “ci penso anche io, quel dolore non se ne andrà mai, ma dobbiamo andare avanti.”

L’ultimo mostro della settimana

Non contenti dell’inizio decisamente poco consono, si prosegue con un episodio la cui struttura è identica a quella delle prime stagioni: una normale caccia ai vampiri che si conclude con un corpo a corpo dei Winchester contro i “mostri della settimana”. Ed è qui che si arriva al vero fulcro di questo finale.

Durante la mischia tutti i vampiri vengono sconfitti, ma nella colluttazione uno di loro riesce letteralmente a “inchiodare” Dean all’angolo. Il maggiore dei Winchester viene sbattuto con violenza contro una parete da cui sporge uno spuntone tagliente

Dean Winchester è sopravvissuto a demoni, mostri ed entità d’ogni tipo. Ha sventato un numero ridicolo di apocalissi e ha ucciso l’incarnazione della Morte per ben due volte. Ma perisce nella battaglia contro un chiodo che, seppur di considerevoli proporzioni, resta un nemico molto meno spaventoso dei precedenti.

Lasciando da parte le facili battutte, un finale del genere per l’eroe di Supernatural è francamente inqualificabile e offende l’intelligenza dello spettatore.

Un ultimo saluto a 15 anni di caratterizzazione dei protagonisti

Il colpo non gli è subito fatale, comunque. Dean ha il tempo di dedicare un discorso accorato al fratello, ricco di richiami all’inizio del loro viaggio (“ti ricordi quando papà è sparito e sono venuto a cercarti? La notte della ‘donna in bianco’?”; e ancora “dovevo andarmene così, saving people, hunting things”) e un appello al suo coraggio, con la promessa di andare avanti anche senza di lui.

E il desiderio di Dean è stato rispettato. Dopo aver detto addio al fratello con una pira funeraria e senza nessuno dei loro amici (a proposito, non abbiamo capito che fine abbiano fatto) a dare l’estremo saluto a Dean Winchester, Sam volta pagina.

Nelle sequenze successive lo vediamo trascorrere una vita tutto sommato serena, con una moglie (lasciata sullo sfondo dell’inquadratura, impedendoci di vederne il viso) e un figlio che porta il nome di suo fratello. Solo alla fine della sua vita, ormai vecchio e stanco, raggiunge quel Paradiso in cui Dean ha ritrovato Bobby e trascorre il suo tempo viaggiando nell’amata Impala.

Seconda menzione (naturalmente brevissima) a Jack e Castiel in questi ultimi sprazzi di minutaggio, giusto il tempo di annunciare che insieme sono riusciti a rendere il Paradiso un posto migliore, in cui non si vive di soli ricordi e non esistono muri di separazione dai propri cari.

E così Dean, Sam e l’Impala ascendono all’Aldilà, dove è possibile (o forse no, non ce lo hanno spiegato) che Castiel possa andare a trovarli. Non è ben chiaro quando e come l’angelo sia stato salvato dal Vuoto, ma questo è solo un altro dei mille buchi in una trama che sembra più un Gruviera.

Supernatural: la fine della strada

Non si può dire che gli spettatori siano anche solo lontanamente soddisfatti dell’episodio. Lo stesso Ackles ha ammesso di aver avuto qualche problema ad accettare la fine del suo personaggio. E come dargli torto. 

Un finale del genere ha il pericoloso potere di gettare un’ombra di negatività a ritroso. L’intera storia, vista in retrospettiva, sembra non essere andata a parare da nessuna parte. 

Il viaggio di Sam e Dean Winchester è nato per portare un po’ di splatter e qualche leggenda horror sul piccolo schermo, ma il pubblico non è rimasto fedele allo show per ben 15 anni solo per questo. Abbiamo tifato per loro, ci siamo commossi con loro e li abbiamo seguiti con passione e costanza per vederli maturare e costruire qualcosa di concreto. Peccato che sia tutto svanito senza possibilità di redenzione.

La sensazione è quella che gli autori abbiano fatto fare alla storia un giro a 360°, riportandoci esattamente dove tutto è iniziato. A Sam e Dean che guidano verso l’orizzonte, senza legami con il resto del mondo, dimentichi di quello che hanno vissuto e di chi è stato al loro fianco in questo percorso.

È una conclusione anticlimatica che non tiene conto del percorso che i Winchester hanno compiuto nell’arco di 15 anni e che ci riporta dritti al 2005. Quando Sam aveva l’occasione di sfuggire alla vita da cacciatore e Dean aveva come massima aspirazione quella di morire gloriosamente portando con sé un altro mostro da estirpare dal pianeta. 

Cosa ci resta di questa epica “storia di due fratelli”

Quello di Supernatural è stato un viaggio lungo, che in alcuni casi è riuscito a regalarci scene commoventi e rapporti profondi. Come quello tra Dean e Castiel che, indipendentemente dalla componente romantica, ha saputo rappresentare la parabola di un affetto che trascende il destino e sfida il piano di un dio capace di orchestrare tutto, ma che non può impedire a un angelo e a un uomo di combattere l’uno al fianco dell’altro. 

O quello tra i fratelli, Jody e le ragazze che crescono con lei, Donna, Charlie… sono tanti i personaggi che avrebbero meritato un trattamento molto diverso. Senza dimenticare che ci saremmo meritati una menzione speciale di uno dei punti cardine di Supernatural: il “Team Free Will“, costituito dai Winchester e Castiel, a cui poi si è aggiunto anche Jack. È stato quel tema di libero arbitrio e ribellione a caratterizzare le svolte più drammatiche di questa storia, eppure in soli 42 minuti sembra che nulla sia mai cambiato nella storia di Sam e Dean. La scelta è ricaduta sulla conclusione più scontata, realizzata per altro con modalità che lasciano indifferenti. Forse, addirittura, infastiditi. Questo episodio entra a gamba tesa tra i peggiori finali di serie che abbiamo mai visto.

Una cosa è certa: l’eredità di Supernatural passa finalmente nelle mani dei fan. Ieri gli autori hanno salutato la serie, liberandoci dalla tortura della loro scrittura irrispettosa dei personaggi e del nostro amore per la storia. D’altronde, loro hanno la loro versione e noi, la nostra.

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