Supernatural: il finale che non avremo

Supernatural: il gran finale va in onda oggi negli States. Il pubblico si prepara a dire addio alla serie tv, ma con un pizzico di risentimento contro gli autori. C'è ancora qualcosa che si può fare per evitare il disastro?

9' di lettura

La serie tv cult, protagonista dell’internet culture fin dai suoi esordi nel 2005, volge al termine con l’episodio Carry On, in onda questa sera sulla CW. Intanto, gli appassionati aprono un canale discord per organizzare un rewatch collettivo dell’intera serie, una puntata ogni giovedì, come da storica programmazione di Supernatural.

Ma in molti si concentrano su quanto accadrà oggi e si chiedono: quali sono gli elementi imprescindibili per salvare il finale da un clamoroso fiasco?

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L’episodio che mette il punto di chiusura sulla storia di Sam e Dean Winchester prende il nome dalla hit degli anni ’70 Carry On My Wayward Son dei Kansas. Una colonna sonora che ha accompagnato a colpi di rock le avventure dei Winchester in lotta con demoni, angeli, fantasmi e mostri leggendari di ogni tipo. E forse il riff di chitarra che segnerà le battute finali di Supernatural sarà uno dei (pochi) aspetti dell’episodio che riuscirà veramente a commuoverci. Perché per quanto riguarda la conclusione della trama lo scetticismo è alle stelle.

Supernatural: The Road So Far

L’episodio 19, Inherit the Earth, ha chiuso il cerchio riguardo alla storia della mitologia di Supernatural, con la scoffita dell’ex dio, Chuck (Robert Benedict) e l’ascesa a Grande Capo del figlioccio dei Winchester, Jack (Alexander Calvert). Una puntata, firmata dal team Buckner-Lemmings, che ha deluso il pubblico su più fronti e che ha lasciato aperte diverse questioni.

Gli appassionati di Supernatural si chiedono se gli autori abbiano fatto lo sforzo di richiamare in causa una degna introspezione dei personaggi almeno nel finale di serie, che dovrebbe raccontare una “storia più personale” dei fratelli. E, intanto, si discute sui social di quali elementi dovrebbero essere inclusi nell’episodio per cercare di sventare (almeno in parte) il rischio di chiudere… in bruttezza.

Il ritorno di Castiel

Non c’è molto da girarci intorno: il personaggio di Castiel è il preferito del pubblico. E gli autori di Supernatural, insieme all’emittente che manda in onda la serie, ne sono ben consapevoli. Ne è un esempio il post con cui la CW pubblicizza il finale di stagione utilizzando una foto di Misha Collins. Il tweet ha scatenato una valanga di richieste da parte dei fan sul ritorno del fan favourite.

E l’emittente è stata accusata di Casbaiting: ossia, di alludere alla presenza di Castiel nell’episodio al solo scopo di tenerci incollati allo schermo. È successo anche per la puntata precedente e non ci è piaciuto affatto.

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La dipartita di Castiel nel diciottesimo episodio (Despair) non solo è stata deludente, ma risulta anche molto debole dal punto di vista narrativo. Specialmente dopo il momento rivelazione in cui Chuck ha chiarito che è Castiel ad aver scombinato la “storia perfetta” che ha scritto sin dall’inizio per i Winchester. La scoperta del libero arbitrio da parte dell’angelo e i suoi interventi a salvataggio di Sam e Dean (e specialmente di quest’ultimo), infatti, hanno continuamente mandato alle ortiche i controversi piani dell’ex divinità. 

Castiel è uno degli elementi cardine (possiamo sbilanciarci definendolo il principale) che ha permesso ai Winchester di liberarsi dalle manipolazioni di Chuck e smettere di essere burattini nelle sue mani. 

Una parabola potente la sua, che si è conclusa con un ennesimo sacrificio per il bene di Dean. Ma per quanto i 3 minuti dell’atto finale di Castiel, coronato da una dichiarazione d’amore, siano stati toccanti, non riescono affatto a risultare soddisfacenti

Siamo sicuri che sia giusto concludere la storia di un angelo che sceglie di ribellarsi al paradiso e a dio, per poter difendere i propri ideali e le persone che ama, con la sua reclusione in un luogo di disperazione come il Vuoto? Ci sembra un finale ingiusto e, francamente, mal costruito.

Senza contare che abbiamo avuto ben 12 anni di continue morti e resurrezioni durante i quali Dean ha smosso mari e monti per riportare costantemente Castiel sulla Terra. È davvero bastato un altro sacrificio piazzato ad hoc a fine serie per costringerlo alla rassegnazione? Può davvero il Dean Winchester che conosciamo lasciare andare l’angelo senza combattere un’ultima volta? Ciò che è certo è che un finale senza Castiel è un finale che sbaglia in partenza.

Riportarlo indietro sicuramente non ci farebbe rivalutare la nostra posizione nei confronti degli autori. Ma sarebbe un momento di soddisfazione nel nostro saluto alla serie. A patto che si tratti di un vero ritorno, con un salvataggio di Castiel dal Vuoto, e non di una scena flashback: questi escamotage non ci bastano in un finale di serie che dovrebbe tirare le somme. 

Basta con i richiami al legame fraterno

Quando Supernatural è andato in onda per la prima volta nel 2005, tutto ruotava attorno a loro: Sam e Dean, Dean e Sam. Era questo il cuore della storia: Dean irrompe nella vita universitaria del fratello per annunciare che il padre è partito per una caccia (di mostri) e non è più tornato. Orfani della mamma, i due fratelli iniziano il loro viaggio alla ricerca del padre e non si fermeranno prima di aver combattuto ogni entità soprannaturale che minaccia l’umanità. 

Nel loro percorso, però, Sam e Dean hanno stretto molti legami, alcuni indissolubili, e hanno formato una nuova famiglia. Un finale che non tenga conto di questo passaggio, da fratelli che possono contare solo l’uno sull’altro a nucleo allargato, sarebbe semplicemente insopportabile. Uno dei motti di Supernatural è “family don’t end with blood”, la famiglia non è solo quella di sangue… Ma gli autori sembrano averlo dimenticato strada facendo: qualcuno ha mai sentito parlare della coerenza narrativa?

La predilezione degli showrunner di Supernatural per la centralità assoluta dei Winchester è storia notissima, spesso nella serie si fa riferimento all’impossibilità di separarli. E, nella coscienza comune degli appassionati, è andata sviluppandosi l’idea che il finale avrebbe visto al centro dei riflettori solo ed esclusivamente Dean e Sam. Peccato che la trama orizzontale della serie abbia subito parecchi scossoni e una conclusione del genere, allo stato attuale, risulterebbe fuoriluogo. Anche se, molto probabilmente, è ciò che otterremo dall’episodio conclusivo.

Parliamo di Eileen

Il personaggio di Eileen è, semplicemente, impossibile da non amare. È entrata in scena come una discendente degli Uomini degli Lettere, una cacciatrice alla ricerca del banshee che ha distrutto la sua famiglia ed è diventata il punto di riferimento di Sam Winchester per un futuro diverso

Quando Sam e Dean sognano della possibilità di avere un rapporto romantico con qualcuno, hanno ben chiara una cosa: può trattarsi solo di una persona che conosca bene il dramma di una vita passata a cacciare mostri. Non si può costruire niente di concreto con qualcuno a cui si deve mentire costantemente. E Sam vede tutto questo in Eileen: la possibilità di intraprendere una relazione vera e alla pari.

Certo il loro rapporto è stato costruito ad uso e consumo della narrazione, senza l’introspezione necessaria. Ma, diciamocelo, sono una bella coppia. E non citare Eileen nel diciannovesimo episodio è stato un bel buco di trama. Rivederla questa sera ci sembra un’aspettativa logica… ma gli autori di Supernatural sono notoriamente allergici a tutto ciò che avrebbe un senso. E tutto resta un grosso punto interrogativo.

Supernatural: The End of The Road

La strada percorsa dall’Impala giunge al termine questa sera, ma le discussioni sulle possibilità mancate di Supernatural andranno avanti ancora per qualche tempo, ne siamo certi.

Non basta la stretta al cuore un po’ malinconica legata all’ultimo episodio per attenuare le critiche accesissime dei fan. E non basterà neanche il ritmo familiare di Carry On My Wayward Son e le carrellate nostalgiche di vecchi episodi per farci dimenticare tutti gli errori commessi nelle ultime stagioni.

Se ci scapperà una lacrima a sipario calato, non gioite autori: sarà un pianto di frustrazione.

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