Indagine Us Avellino. Centomila euro di sponsorizzazione tornati indietro il giorno dopo

Nelle carte dell'indagine sulla gestione della squadra biancoverde di Walter Taccone

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Non solo i contratti d’oro per le consulenze, ma anche sponsorizzazioni sospette. Soldi che non avevano nemmeno le pretese degli amori di Venditti: facevano giri brevi, tortuosi e tornavano sempre indietro. A questi movimenti di denaro è dedicato un altro capitolo dell’indagine sull’Us Avellino 1912 di Walter Taccone che ieri ha portato a sequestri per quattro milioni e mezzo di euro.

La sponsorizzazione da 100mila euro

La finanza indaga su 100mila euro per un contratto di sponsorizzazione alla Vis Montorese 1978, che ha rilasciato una fattura all’Avellino Calcio. I soldi, il 19 febbraio 2020, li versa la Futura Diagnostica (presidente del Cda sempre Taccone), socio unico della squadra biancoverde, ed esattamente il giorno dopo (20 febbraio) il denaro prende la strada di ritorno. Novantatremila euro vengono versati all’Avellino, sempre dal centro specialistico.

A questo punto, dice il consulente della Procura Antonio Abruzzese, la Montorese sarebbe debitrice della differenza, ma i settemila euro non sono mai tornati indietro. Non un caso isolato, comunque. Tante, per gli inquirenti, sarebbero infatti le fatture sospette contabilizzate dall’Us Avellino.

Us Avellino contro il Comune

Sul bilancio di esercizio della squadra, che è la fotografia contabile di una azienda, ci sono numerosi punti interrogativi. Per la finanza, infatti, il documento chiuso al 30 giugno 2017 sarebbe pieno di voci errate: fra le quali minori ammortamenti per 112mila euro e minori debiti rispetto a quelli dovuti al Comune.

Proprio Taccone, più volte, è arrivato ai ferri corti con l’ente di Piazza del Popolo, dando ai consiglieri dei “mangiafagioli“. Nel 2016 lo scontro si era consumato con l’amministrazione Foti. Per il Comune l’Avellino la squadra doveva più di 800mila euro per i canoni di locazione dello stadio Partenio-Lombardi; per l’Us Avellino, invece, era il Comune a dovere più di un milione per i lavori all’impianto.

Pronti a impugnare i sequestri

I sequestri di ieri potrebbero anticipare la chiusura dell’indagine e la richiesta di processo. Anche perché, alla luce dei reati tributari contestati finora (fra i quali false fatture per operazioni inesistenti e omesso versamento di Iva), la possibilità che scatti la prescrizione, prima dei tre gradi di giudizio, è concreta. Taccone, intanto, ha dato mandato agli avvocati Luigi Petrillo e Innocenzo Massaro di impugnare il sequestro. Lo stesso potrebbe fare il legale Gerardo Santamaria che assiste gli altri indagati.

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