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Taglio dei contributi, chi ci guadagna

Taglio dei contributi, chi ci guadagna e a quanto ammonta su base mensile e annua l’aumento in busta paga.

di The Wam

Aprile 2023

Il nuovo taglio dei contributi a carico dei lavoratori aumenterà il netto in busta paga. (scopri le ultime notizie sul fisco e sulle tasse e poi leggi su Telegram tutte le news sui pagamenti dell’Inps. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp e nel gruppo Facebook. Seguici anche su su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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Vediamo in questo post chi ci guadagna, chi non avrà alcun vantaggio economico e a quanto ammonta l’incremento del netto sugli stipendi. Ricordiamo che il provvedimento riguarda in particolare i redditi medio bassi. Non è quindi esteso a tutti.

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Taglio dei contributi, stanziati 3 miliardi

Il costo di questo nuovo taglio della contribuzione a carico dei dipendenti ha un costo di 3 miliardi. La misura è stata introdotta dal governo Meloni all’interno del Def, il Documento di economia e finanza, durante l’ultimo Consiglio dei Ministri.

Scopri la pagina dedicata al fisco e alle tasse.

L’iniziativa dell’esecutivo ha un duplice scopo:

In pratica il governo, prova a far crescere la busta paga senza rischiare di far salire ulteriormente la spinta inflattiva.

Sull’inflazione e in generale sullo stato dell’economia pesano al momento molte incertezze:

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Taglio dei contributi, fino a dicembre

L’intervento del governo garantisce la decontribuzione tra maggio a dicembre 2023. Sarà destinato, come accennato, solo ai lavoratori che hanno redditi medio bassi.

Cosa significa? Verrà applicata a chi guadagna fino a 25.000 euro lordi l’anno.

Ricordiamo che un taglio del cuneo fiscale era già stato adottato con la Legge di Bilancio del 2023. Quella misura è costata circa 5 miliardi.

Taglio dei contributi, chi ci guadagna

La disposizione del governo ha esteso da gennaio l’esonero del 3 per cento dai pagamenti dei contributi previdenziali alle retribuzioni lorde che arrivano fino a 25.000 euro.

Sono inclusi nel provvedimento tutti i lavoratori dipendenti, sia pubblici, sia privati. Sono stati esclusi solo i lavoratori domestici.

Per la fascia di reddito tra 25.000 e 35.000 euro il governo ha confermato l’esonero contributivo del 2 per cento.

Taglio dei contributi, effetti in busta paga

Quali sono stati gli effetti concreti del precedente taglio in busta paga? Di quanto è aumentato il netto per i lavoratori che rientrano nelle fasce di reddito comprese nella misura?

Vediamo:

Con questi 3 miliardi aggiuntivi, quelle cifra sono ovviamente destinate ad aumentare.

Le cifre esatte non sono state ancora definite. Sarà possibile farlo con maggiore precisione nei prossimi giorni. Ma ci sono già delle stime e non dovrebbero essere così distanti da quelle reali.

I redditi medio bassi (quelli, appunto, che non superano i 25.000 euro l’anno) si ritroveranno tra maggio e dicembre in busta paga tra 25 e 30 euro in più. Il che significa che l’aumento su base annua dovrebbe aggirarsi fra 300 e 360 euro.

Risparmi che si aggiungono a quelli ottenuti grazie al provvedimento che era stato inserito nella legge di bilancio.

Nel complesso, quindi, il taglio contributivo per i redditi medio bassi dovrebbe portare a una incremento in busta paga intorno a 800 euro l’anno.

Non è poco: ma bisognerà verificare se e come il governo riuscirà a confermare la decontribuzione anche per il prossimo anno.

L’obiettivo dell’esecutivo Meloni è quello di raggiungere entro la fine della legislatura un taglio del cuneo fiscale, per tutti, intorno al 5 per cento. Ed è un obiettivo ambizioso.

Taglio dei contributi, chi ci guadagna
Taglio dei contributi, chi ci guadagna

Taglio dei contributi, da dove arrivano i soldi?

Ma dove arrivano i 3 miliardi necessari per finanziare questa operazione? Il governo ha deciso di alzare il deficit dello Stato al 4,5 per cento, rispetto a una stima tendenziale per il 2023 che era invece del 4,35 per cento del prodotto interno lordo.

Per intenderci: il governo ha deciso di spendere il 4,5 per cento in più rispetto alle entrate.

Con questa operazione si spera di dare respiro alle famiglie che sono state messe in difficoltà con l’inflazione e nel contempo sostenere i consumi che a loro volta sono determinanti per far muovere l’economia e incrementare di conseguenza anche le entrate fiscali.

Nel frattempo il governo punta a far partire già dal 2023 una prima parte della complessa riforma fiscale, in particolare la riduzione delle aliquote Irpef, che da quattro diventeranno tre.

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