Taglio dei contributi: pensione più povera?

Taglio dei contributi: pensione più povera? Ci chiediamo se la riduzione del cuneo fiscale inciderà sull'importo dei trattamenti pensionistici. Nel nuovo decreto Aiuti si arriverà al taglio complessivo dei contributi a carico del lavoratore dell'1,8%, saranno sostituiti da contributi figurativi?

6' di lettura

Taglio dei contributi: pensione più povera? Vediamo se e quanto incide la riduzione del cuneo fiscale. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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E sì, perché il taglio del cuneo fiscale non è altro che la decurtazione di parte dei contributi che avrebbe dovuto versare il lavoratore. Per questo il netto in busta paga sarà tra i 36 e i 50 euro per i redditi medio bassi.

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Ma questi tagli avranno una incidenza sul trattamento pensionistico che verrà?

Se sei interessato puoi vedere cosa cambia con il nuovo decreto Aiuti per le pensioni, come avere sconti su gas e luce con il bonus bollette potenziato e quanto tempo prima presentare la domanda per la pensione anticipata.

Taglio dei contributi: si arriva all’1,8%

Come sapete oggi il Consiglio dei Ministri dovrebbe approvare il nuovo decreto Aiuti, la misura che prevede tra l’altro il taglio di un punto percentuale del cuneo fiscale, taglio che si aggiunge allo 0,8% in vigore da gennaio. Complessivamente dunque, l’1,8%.

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Taglio dei contributi: fino a 25mila euro?

Il taglio dei contributi durerà molto probabilmente fino al 31 dicembre. Nella bozza che è stata presentata ieri ai sindacati e agli esponenti dei partiti, potrebbe essere applicato ai lavoratori dipendenti che hanno redditi non superiori a 25mila euro lordi l’anno. Non più quindi, come è stato fatto per il taglio dello 0,8% per chi percepisce stipendi lordi fino a 35mila.

Ma su questo punto si avrà la certezza solo dopo l’approvazione definitiva del provvedimento (deve sempre passare per il voto delle Camere).

Taglio dei contributi: ad agosto il 2,8%

Restringendosi la platea dei beneficiari la decurtazione dell’1% potrebbe essere anche superiore, ma bisognerà vedere quali saranno le risorse disponibili, che non sono molte.

Il primo aumento in busta paga scatterà ad agosto e nel primo mese sarà recuperata anche la decontribuzione di luglio: sarà quindi del 2% (ovvero del 2,8 rispetto al dicembre dello scorso anno)

Taglio dei contributi: per un reddito da 25mila euro

In termini pratici vediamo cosa comporta il taglio dei contributi.

Per un lavoratore che ha un reddito di 25mila euro lordi l’anno, il taglio dell’1% porta un aumento del netto in busta paga di 19 euro con il taglio dell’1%. Ad agosto ci sarà il recupero della decontribuzione di luglio e quindi l’incremento sarà di 38 euro. Se si aggiunge il taglio dello 0,8% (in vigore da gennaio) il netto in busta paga sarà di 53 euro più alto rispetto allo scorso anno.

Taglio dei contributi: per un reddito da 15mila euro

Per un lavoratore che ha un reddito di 15mila euro lordi l’anno, il taglio dei contributi dell’1% incide per 12 euro al mese fino a dicembre. Ad agosto, con il recupero della decontribuzione di luglio si arriva a 24 euro. Se si aggiunge anche lo 0,8%, adottato a gennaio, l’aumento della retribuzione netta rispetto allo scorso anno è di 33 euro circa.

Taglio dei contributi: per un reddito da 10.000 euro

Chiaro che più bassa e la retribuzione di partenza (e quindi anche la contribuzione) e inferiore sarà il taglio dei contributi a carico dei lavoratori e quindi l’aumento del netto in busta paga.

Infatti un dipendente che ha un reddito lordo di 10.000 euro l’anno, riceverà 8 euro di più al mese con il taglio dell’1%. Ad agosto, con il recupero della decontribuzione di luglio, l”incremento sarà di 16 euro. Se si aggiunge il taglio dello 0,8% in vigore da gennaio l’aumento sarà di 24 euro rispetto allo scorso anno.

Con la riduzione della platea di beneficiari della decontribuzione (fino a 25mila euro), risorse permettendo, il taglio del nucleo fiscale potrebbe essere superiore all’1%. Con un incremento ulteriore in busta paga.

Taglio dei contributi: e la pensione?

Ma veniamo alla domanda di questo articolo: questo taglio dei contributi avrà incidenza sul calcolo delle pensione futura?

La risposta è no, non ne avrà. La parte contributiva che viene scontata al lavoratore sarà sostituita dalla contribuzione figurativa versata dallo Stato. Il dipendente quindi non perderà nulla. Beneficerà solo di un aumento del netto in busta paga.

Del resto è proprio per questo motivo che il provvedimento ha un peso sul bilancio statale. In caso contrario, e cioè se la decontribuzione a carico del lavoratore non fosse stata coperta con i contributi figurativi, il beneficio sarebbe stato a costo zero per lo Stato. Il conto lo avrebbe pagato il lavoratore ritrovandosi con una contribuzione ridotta e un importo più basso sul trattamento pensionistico.

Taglio dei contributi, i sindacati: un’elemosina

I partiti dopo l’incontro con il ministro dell’Economia si sono dichiarati soddisfatti dei provvedimenti contenuti nel nuovo decreto Aiuti e hanno promesso che non sarebbero stati presentati emendamenti in Parlamento per approvare immediatamente il decreto.

Di altro tenore i commenti di una parte consistente dei sindacati. Per le parti sociali gli interventi a favore di pensionati (rivalutazione del 2%) e lavoratori sono stati minimi, «poco più di una elemosina».

Taglio dei contributi: inflazione

Ricordiamo che la decontribuzione in busta paga è stata attivata dal governo per aumentare gli stipendi dei cittadini che devono far fronte a una inflazione molto alta e che ha ridotto in modo consistente il potere d’acquisto.

Per capirci: l’inflazione oscilla ormai intorno all’7% (e alcuni esperti non escludono che possa arrivare al 10% entro dicembre), questi aumenti aiutano in parte i consumatori, ma restano poca cosa rispetto agli incrementi dei costi per carburanti, energia e prodotti alimentari (e non solo).

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