Taglio dell’Irpef per il ceto medio: giù l’aliquota del 38%

Taglio dell'Irpef per il ceto medio: è la priorità della riforma fiscale che dovrà essere varata dal governo entro la fine dell'estate. Obiettivo: ridurre l'aliquota del 38% per il terzo scaglione. Si studia il sistema tedesco. Entro l'anno dovrebbe arrivare anche la riforma delle pensioni, con il superamento della Fornero.

5' di lettura

Taglio dell’Irpef per il ceto medio. Riduzione delle tasse in arrivo per 7 milioni e mezzo di italiani, tutti quelli che rientrano nella fascia di reddito tra i 28.000 e i 55.000 euro. Il cosiddetto ceto medio.

Il taglio dell’Irpef per il ceto medio è uno dei capisaldi della riforma fiscale in discussione nelle commissioni Finanze di Camera e Senato. Riforma fiscale che arriverà nelle mani del governo ed entro la fine dell’estate dovrà tramutarsi in legge deroga. Un passo decisivo per la modifica del sistema tributario italiano. Modifica che è inserita anche nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Taglio dell’Irpef per il cento medio: quel 38%

Il calo del peso fiscale sulla classe media è ritenuto da tutte le forze politica una delle basi per costruire un fisco più equo e meno penalizzante.

A essere ridotta sarà l’aliquota Irpef, che è oggi al 38%.

Come detto c’è una larga convergenza tra i partiti. E sul taglio dell’Irpef per il ceto medio la maggioranza è estesa.

Si punta quindi a ridurre l’aliquota per il terzo scaglione, che porterà anche alla modifica delle aliquote marginali effettive, che sono quelle che gravano sul reddito aggiuntivo.

L’alternativa è il sistema alla tedesca

Per arrivare al taglio dell’Irpef per il ceto medio saranno necessari diversi interventi.

Si parte dalla semplificazione – si legge nel documento trasmesso dalle commissioni parlamentari – sul combinato disposto di scaglioni, aliquote e detrazioni per tipologia di reddito, incluso l’assorbimento degli interventi del 2014 e del 2020 riguardanti il lavoro dipendente».

L’alternativa ipotizzata dalle commissioni è un sistema alla tedesca.

Cosa prevede il sistema tedesco:

  • la prima area di progressività lineare va da 9.409 euro a 14.532 euro (aliquota marginale di ingresso al 14%). All’aumento del reddito sale anche l’aliquota marginale fino al raggiungere la soglia del 24%.
  • La seconda area di progressività lineare va da 14.533 euro a 57.052 (aliquota marginale aumenta costantemente dal 24% fino a raggiungere il 42%)
  • La terza area di progressività lineare va da 57.052 a 270.500 (con una aliquota marginale proporzione che parte dal 42% e arriva al 45%).

Ricordiamo che tagliare l’aliquota di un solo punto percentuale si traduce in 8 miliardi di entrate in meno per lo Stato.

È prevista comunque anche l’introduzione di un minimo esente che non ha l’obbligo della dichiarazione.

Taglio dell’Irpef per il ceto medio dopo anni di iper tassazione

Detto questo, la piena convergenza dei partiti si è realizzata a tutela del ceto medio (quello appunto tra i 28mila e i 55mila euro), dopo aver assunto la consapevolezza che quel 38% è superiore di 11 punti allo scaglione precedente. Troppo.

Ma non solo. Se al carico fiscale si aggiungono anche le addizionali comunali e regionali, chi ha un reddito superiore a 28mila euro subisce un prelievo fiscale che supera il 40%.

È un po’ paradossale che la politica dopo aver caricato di tasse negli ultimi decenni proprio il ceto medio ora si accorga di aver esagerato.

Si potrebbe dire meglio tardi che mai. Ma la miopia di tutti i governi che si sono succeduti in questo periodo resta. E non è facile da comprendere.

Dunque ora la priorità è quella di ridurre l’aliquota sul terzo scaglione. In particolare per i redditi che superano i 40mila euro.

Cosa dovrebbe prevedere la riforma fiscale

Ma il taglio dell’Irpef per il ceto medio è solo un punto di partenza per la riforma fiscale che dovrà essere approvata nei prossimi mesi.

Si dovranno infatti rivedere anche i regimi sostitutivi che sono legati al lavoro dipendenti, ma anche le locazioni, i redditi finanziari. Senza dimenticare il regime forfettario, sul quale sembra ci sia una prima convergenza sull’innalzamento a 100.000 euro.

Ma su questo punto bisogna fare attenzione al solco che si apre tra il trattamento di lavoro autonomo e lavoro dipendente.

In attesa della riforma delle pensioni

Di certo l’eventuale rinascita italiana passa dalla riforma fiscale (attesa da decenni). Senza dimenticare la riforma delle pensioni, con il conseguente superamento della legge Fornero. Anche quello è un argomento caldo, ma sul tema si stanno accavallando proposte che hanno in sé positive convergenze. Una in particolare: l’abbassamento dell’età pensionabile a 64 anni.

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