Taglio Irpef, così aumentano gli stipendi

Taglio Irpef, così aumentano gli stipendi: nella bozza della manovra finanziaria tagli dell'Irpef e del costo del lavoro, vediamo chi ne gioverà di più. Il governo ha deciso di dare una sforbiciata alle tasse che gravano sul ceto medio, quello compreso a livello di reddito tra 28.000 e 55.000 euro l'anno. Ma vediamo in pratica come si traduce in termini di risparmio.

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Con il taglio Irpef aumentano gli stipendi che finiranno nelle tasche degli italiani. Il governo lo ha promesso più volte, la norma è inserita nella bozza della manovra finanziaria che terminerà il suo iter dopo il passaggio in Parlamento.

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Taglio Irpef per lavoratori e imprese

Con il taglio Irpef aumentano gli stipendi perché si riduce il costo del lavoro. E questo è un obiettivo dichiarato dell’esecutivo. Con effetti positivi per lavoratori e imprese.

Ma non solo: il governo Draghi punta anche a ridurre il peso fiscale sul ceto medio, con la riduzione dell’aliquota Irpef dal 38 al 36%.

I due obiettivi in realtà viaggiano sulla stessa linea e nella identica direzione: ci sarà il primo se si realizza il secondo.

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Taglio Irpef, risorse per 8 miliardi

Per concretizzare questi tagli il governo ha a disposizione circa 8 miliardi. Queste risorse consentiranno di dare il via a un progetto più ampio di riforma fiscale. E la prima tappa dovrebbe essere proprio quella del taglio dell’Irpef.

Non a caso quella tassa è un peso importante soprattutto per dipendenti e pensionati. Grava in modo diretto sulla busta paga.

Taglio Irpef, Irap e cuneo fiscale

Ma se l’intenzione è quella di alleggerire le tasse per un ceto medio che da decenni ha subito un costante “tartassamento”, non c’è solo il taglio dell’Irpef, ma anche quello dell’Irap e la riduzione del cuneo fiscale riservato alle aziende che assumono.

Il governo potrebbe scegliere tutte e tre queste misure (probabile), o solo due. Ma con un un risultato che comunque definito: la busta paga per i lavoratori sarà più ricca.

Taglio Irpef: vantaggi al ceto medio

Il taglio dell’Irpef, come detto, porterà vantaggi diretti soprattutto per il cento medio. Per intenderci la fascia che è compresa nella forbice di reddito tra 28mila e 55mila euro l’anno. Su questo scaglione grava oggi una tassa del 38%.

L’imposta lorda è calcolata applicando aliquote che vanno dal 23 al 43%, con un sistema che viene definito progressivo.

Un esempio su un reddito di 50.000 euro:

  • fino a 15.000 euro si applica il 23%;
  • da 15.000 a 28.000 si applica il 27%;
  • da 28.000 a 50.000 si applica il 38%.
  • Il totale delle tasse per un reddito di 50.000 euro è di 15.430 euro.

Taglio Irpef, cosa cambia: effetti pratici

Cosa potrebbe cambiare con le modifiche alle aliquote Irpef che sono state proposte nella bozza delle Legge di Bilancio?

I benefici saranno soprattutto per chi ha redditi che superiori a 28.000 euro, perché il taglio scatta proprio in riferimento a quello scaglione.

Il CorriereEconomia ha effettuato tre diverse supposizioni su altrettante fasce di reddito.

Famiglia monoreddito: un dipendente, un coniuge e due figli con più di 3 anni

Non ci sono oneri deducibili e detraibili.

Taglio Irpef: chi è più avvantaggiato

In una situazione di questo tipo il vantaggio fiscale sarà possibile sono se il reddito sarà compreso tra 28.000 e 55.000. In pratica più quel reddito si avvicina a 55.000 e più sarà consistente il risparmio fiscale (cosa che accade anche a chi supera quel limite).

E quindi, sintetizzando:

  • per un reddito pari o inferiore a 28.000 euro non ci sarà alcun vantaggio;
  • per un reddito di 50.000 euro il risparmio sarà di 440 euro;
  • per un reddito superiore a 55.000 euro il risparmio sarà di 540 euro.

Come abbiamo visto il taglio fiscale del’Irpef, per come è stato studiato dal governo e che ora è al vaglio del Parlamento, non prevede nessun beneficio per i redditi che sono al di sotto dei 28.000 euro (che già comunque hanno una aliquota molto più bassa degli scaglioni successivi).

Mentre porterà vantaggi per la fascia successiva, quella appunto compresa tra 28.000 e 55.000 in misura proporzionale alla crescita del reddito (il risparmio è maggiore a 55mila).

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