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Berlusconi: tassa unica acquisto prima casa. Quanto risparmi

Tassa unica acquisto prima casa. Torna un cavallo di battaglia di Berlusconi: serve davvero? Scopri quanto si risparmia.

di Valerio Pisaniello

Agosto 2022

Questa volta sui social. Quasi ad archiviare un ventennale e usuale discorso in televisione. Le sue di televisioni, per l’appunto. Parliamo del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: «La casa non è solo il luogo che ci è più caro, quello dove trascorriamo del tempo coi nostri cari, ma è anche il primo investimento delle famiglie.

L’80% degli italiani vive in una casa di proprietà, una casa che quasi sempre è stata acquistata coi risparmi di una vita e chiedendo un mutuo alle banche. Per noi la casa è sacra e ciascuno dovrebbe avere la possibilità di acquistarne una». Tassa unica acquisto prima casa, un tema che abbiamo voglia di approfondire e soprattutto di spiegare se fattibile. (scopri le ultime notizie su mutui e prestiti. Leggi su Telegram tutte le news sulla finanza personale. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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INDICE

Tassa unica acquisto prima casa: la proposta

«Per rilanciare il mercato immobiliare e consentire a tutti di comprare una casa e anche per rilanciare l’edilizia che è un settore trainante della nostra economia, introdurremo una tassazione unica per l’acquisto della prima casa al solo 2%. Chi acquista una casa, spesso è una giovane coppia, lo fa investendo soldi sui quali ha già pagato molte tasse, non può essere gravato da nuove imposte», la proposta in sintesi del cavaliere che suscita non poche reazioni.

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Tassa unica acquisto prima casa: le reazioni 

Commenta su Twitter Luigi Marattin di Iv: «Escludendo le imposte ipotecaria e catastale (50 euro l’una, in forma fissa), per chi acquista da un privato o da un’azienda che vende in esenzione Iva già oggi esiste un’imposta unica al 2% per l’acquisto della prima casa: si chiama imposta di registro. Siamo alle comiche». Perentorio Marattin che accusa il leader Fi di fare annunci fasulli sostanzialmente.

Tassa unica acquisto prima casa: la situazione attuale

In virtù di questo vi mostriamo la fotografia attuale sulla tassazione immobiliare. Sia con benefici, sia senza.

Chi usufruisce dei benefici “prima casa”, dovrà versare tali imposte:

Quando si compra la prima casa si pagano imposte ridotte sull’atto di acquisto di un’abitazione se sono presenti determinate condizioni.

Vediamo bene quali sono le imposte agevolate e i requisiti per ottenere tali benefici.

Tassa unica acquisto prima casa: scheda riassuntiva

Scheda riassuntiva

Chi acquista la prima casa da privato paga il 2% del valore catastale come imposta di registro e 100 euro di imposta ipotecaria e catastale. Chi acquista la prima casa da impresa paga il 4% di Iva sul prezzo della casa e 600 euro complessivi per imposta di registro, imposta ipotecaria e imposta catastale.

Tassa unica acquisto prima casa: le agevolazioni

Le imposte da pagare sono ridotte quando l’acquisto riguarda la prima casa. Le stesse imposte agevolate vengono applicate anche alle pertinenze se comprate con un atto separato rispetto a quello della compravendita della prima casa.

 Le agevolazioni vengono applicate in questi casi che andremo poi ad approfondire:

Un altro beneficio riguarda gli atti assoggettati all’imposta di registro proporzionale e quelli essenziali per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari: non sono previste spese per imposta di bollo, né sono previsti tributi speciali catastali e tasse ipotecarie.

Tassa unica acquisto prima casa: i requisiti per ottenere le agevolazioni

È possibile beneficiare di agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa se ci sono determinate condizioni e se l’acquirente è in possesso di specifici requisiti.

 Per poter usufruire di tali facilitazioni, ad esempio, la casa che si compra deve appartenere ad una delle seguenti categorie catastali:

Non sono previste agevolazioni “prima casa” nel momento in cui l’immobile appartiene alle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici).

Le agevolazioni valgono pure per l’acquisto delle pertinenze, classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2 (magazzini e locali di deposito), C/6 (per esempio, rimesse e autorimesse) e C/7 (tettoie chiuse o aperte), limitatamente a una pertinenza per ciascuna categoria.

Altro aspetto importante riguarda l’ubicazione dell’immobile (dove si trova: per avere questi benefici, la casa deve trovarsi nel territorio del comune in cui l’acquirente ha la residenza.

Nel caso in cui sia residente in un altro comune, entro 18 mesi dall’acquisto, l’acquirente deve trasferire la residenza nel comune dove è ubicato l’immobile. La dichiarazione relativa al cambio di residenza deve essere presente nell’atto di acquisto.

Si può beneficiare di queste agevolazioni anche nei casi in cui l’immobile si trovi nel territorio del comune dove l’acquirente svolge la sua attività; nel territorio del comune in cui ha sede o esercita l’attività il proprio datore di lavoro, se l’acquirente è stato trasferito all’estero per motivi di lavoro o nell’intero territorio nazionale a patto che l’immobile venga acquisito come prima casa sul territorio italiano, se è un cittadino italiano emigrato all’estero. La condizione di emigrato viene certificata mediante l’iscrizione all’Aire o con autocertificazione nell’atto di acquisto.

Tassa unica acquisto prima casa: le imposte senza agevolazioni

Lo scenario cambia quando si acquista un’abitazione senza l’applicazione delle agevolazioni “prima casa”. Se il venditore è un’impresa e la cessione è esente da Iva, l’acquirente dovrà pagare: l’imposta di registro in misura proporzionale del 9%; l’imposta ipotecaria fissa di 50 euro e l’imposta catastale fissa di 50 euro.

Se il venditore è un’impresa costruttrice o di ristrutturazione e vende entro 5 anni dall’ultimazione dei lavori, i costi da affrontare sono: Iva del 10%, imposta di registro fissa di 200 euro, imposta ipotecaria fissa di 200 euro e imposta catastale fissa di 200 euro. L’Iva ha un valore del 22% se l’immobile risulta registrato al catasto nelle categorie A/1, A/8 e A/9.

Se il venditore è invece un privato, l’acquirente dovrà pagare: l’imposta di registro proporzionale del 9%, l’imposta ipotecaria fissa di 50 euro e l’imposta catastale fissa di 50 euro. In entrambi i casi (acquisto da impresa o acquisto da privato), le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono versate dal notaio al momento della registrazione dell’atto.

Per approfondire ulteriormente la tematica, ti consigliamo la lettura della guida “Come acquistare casa”.

Tassa unica acquisto prima casa: le conseguenze

Secondo Franco Osculati – professore ordinario di Scienza delle finanze presso l’Università di Pavia – proporre la tassa unica al 2% è «fantascienza». «Oggi, in caso di “emergenza”, la tassazione della prima casa varrebbe come razionale segnale di saper reagire alle difficoltà». Osculati inoltre – rifacendosi a una stipe dell’istituto regionale programmazione economica della Toscana – sostiene che con l’estensione dell’Imu agli immobili ora “fantasma” (escluse le abitazioni principali) ai Comuni si ricaverebbe un gettito aggiuntivo attorno ai 700 milioni.

Per il docente «l’imposta di registro verrebbe trasformata in una tassa di modesto importo, mentre l’attuale gettito sarebbe recuperato con un leggero aumento di tutta l’Imu. Il passaggio richiederebbe presumibilmente un periodo transitorio di alcuni anni che varrebbe la pena di avviare perché le imposte sulle transazioni ostacolano la mobilità dei beni». Insomma, pagare meno, ma pagare tutti. «Un’operazione di questo tipo potrebbe essere intesa come un’iniziativa a favore dei giovani, che più dei genitori o dei nonni sono interessati a vendere e comprare case».

Nonostante il tema da anni sia al centro dei dibattiti politici «c’è però un argomento che vede una sostanziale unanimità: gli enti locali devono essere finanziati da imposte sugli immobili compresa, con un ruolo precipuo, la casa di residenza».

In poche parole per lo studioso non sarebbe una cosa sbagliata «ripristinare, nel caso italiano, qualcosa di simile all’Ici “prima casa” (oggi Imu, ndr.) che anni fa forniva un gettito oltre i 3 miliardi».

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