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Tasse non pagate: cosa rischiano i familiari del debitore

Tasse non pagate: cosa rischiano i familiari del debitore? Vediamo in questo post se il fisco può rivalersi sui parenti conviventi di una persona che deve delle somme all’Agenzia delle Entrate. Nel post abbiamo anche verificato se i debiti fiscali possono essere ereditati e quando.

di The Wam

Marzo 2024

Tasse non pagate: cosa rischiano i familiari del debitore? Una domanda che merita una risposta adeguata, anche perché le conseguenze possono essere diverse e non sempre piacevoli. Ci sono regole ben definite, che si applicano sia ai debiti fiscali sia a quelli di altra natura, ma con alcune specificità per determinate imposte. Vediamo nel dettaglio. (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Tasse non pagate: cosa rischia il familiare di un debitore

I familiari diretti o i conviventi di una persona che ha accumulato debiti con l’Agenzia delle Entrate, non sono tenuti a rispondere per i suoi debiti. Significa che non possono essere soggetti a pignoramenti o altre forme di recupero crediti direttamente attribuibili ai debiti fiscali del loro congiunto. Questa regola si applica sempre, non ha nessuna rilevanza se si tratta di parenti stretti o semplici conviventi.

La situazione cambia se il debitore muore. In questo caso i debiti possono trasferirsi agli eredi, ma solo se accettano l’eredità.

Vediamo in questo post quali debiti decadono dopo la morte

Sul punto bisogna però introdurre una distinzione, ovvero: accettano l’eredità con riserva o senza? Questa distinzione apre la porta a diverse conseguenza. Le esamineremo nei prossimi paragrafi.

Prima di proseguire è importante ribadire che la trasmissione dei debiti ai familiari del defunto non è automatica, ma è condizionata da specifiche azioni e scelte. Questo aspetto è fondamentale per comprendere fino in fondo come bisogna gestire una situazione di debiti fiscali ereditati e quali solo le scelte a disposizione per tutelarsi.

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I debiti fiscali ereditati

Quando una persona muore, i suoi debiti non si estinguono. Possono trasferirsi ai suoi eredi, ma solo in determinate condizioni. Come accennato, tutto si gioca sull’accettazione dell’eredità. I familiari diventano responsabili dei debiti fiscali del defunto solo se accettano l’eredità. Un atto che può essere sia esplicito sia implicito.

L’accettazione dell’eredità, infatti, non si manifesta solo con una dichiarazione formale espressa davanti a un notaio. Può verificarsi anche in maniera tacita. Come l’utilizzo o la vendita dei beni del defunto, o anche il semplice prelievo di denaro dal suo conto bancario. Compiere uno qualsiasi di questi atti significa accettare l’eredità con tutte le sue conseguenze, inclusi i debiti fiscali.

Accettazione tacita dell’eredità: esempi

Questi atti, come abbiamo visto, comportano l’assunzione automatica della responsabilità per le imposte non pagate dal defunto. Dunque, è fondamentale per gli eredi comprendere le conseguenze delle loro azioni dopo la morte del familiare debitore, per evitare sgradite sorprese riguardo ai debiti fiscali in sospeso.

Come tutelarsi dai debiti fiscali di un familiare

Quando un familiare accumula debiti fiscali, è ovvio pensare a come questi debiti possano influenzare gli altri membri della famiglia, soprattutto in vista della eventuale morte del debitore. Fino a quando il debitore è in vita, non c’è una strategia preventiva. La tutela inizia a essere possibile solo dopo il decesso del debitore.

Dopo la morte del debitore: le opzioni

Gli eredi hanno fondamentalmente due opzioni per proteggersi dai debiti fiscali:

  1. Rinuncia all’eredità: scegliendo questa strada, l’erede decide di non accettare l’eredità e, di conseguenza, non eredita i debiti del defunto. Questa scelta comporta la rinuncia a qualsiasi diritto sui beni del defunto, ma allo stesso tempo libera l’erede da eventuali obblighi.
  2. Accettazione con beneficio di inventario: questa opzione permette all’erede di accettare l’eredità limitando la sua responsabilità ai debiti fino all’ammontare del valore dei beni ereditati. In pratica, l’erede non rischia di dover pagare i debiti del defunto con i propri beni personali, ma solo con quelli che ha ereditato.

La scelta tra queste due opzioni dipende dalla situazione finanziaria del defunto e dall’ammontare dei suoi debiti. In questi casi, per operare la scelta migliore sarebbe utile l’assistenza di un professionista.

L’erede deve pagare tutti i debiti fiscali del parente deceduto?

Quando un familiare accetta l’eredità, inclusi i debiti fiscali del defunto, fino a che punto si estende la sua responsabilità. La legge prevede alcune limitazioni importanti che mitigano l’onere sugli eredi.

Limitazioni alla responsabilità degli eredi

  1. Esclusione delle sanzioni: gli eredi che accettano l’eredità, sia con beneficio di inventario sia senza, non sono tenuti a pagare le sanzioni collegate alle imposte non versate dal defunto. Significa che possono richiedere una riduzione dell’ammontare totale dovuto, alleggerendo così il peso dei debiti ereditati.
  2. Responsabilità proporzionata: ogni erede è responsabile dei debiti fiscali del defunto solo nella misura della propria quota di eredità. Ad esempio, se un erede possiede il 50% dell’eredità, sarà responsabile solo per la metà dei debiti fiscali. Questo principio di responsabilità parziaria impedisce che un singolo erede debba pagare l’intero debito.

Eccezioni alla responsabilità parziaria

Nonostante il principio di responsabilità parziaria offra una certa protezione agli eredi, esistono eccezioni significative:

Analizziamo ora come il fisco comunica le richieste di pagamento agli eredi e quali sono i limiti temporali per queste notifiche.

Chi riceve le richieste di pagamento?

Dopo la morte di una persona che ha lasciato debiti fiscali, il fisco deve seguire procedure ad hoc per notificare agli eredi la richiesta di pagamento. Queste procedure stabiliscono anche chi deve ricevere le comunicazioni e in che momento.

Procedura di notifica

La legge prevede due fasi distinte per la notifica delle richieste di pagamento da parte dell’agenzia delle entrate:

  1. Nel primo anno dal decesso: la notifica va inviata all’ultimo domicilio del defunto. In questa fase, la comunicazione è indirizzata a tutti gli eredi in modo impersonale, senza specificare i singoli nominativi. Questo metodo si basa sulla consapevolezza che in questo periodo iniziale gli eredi stiano gestendo il patrimonio del defunto collettivamente.
  2. Dopo il primo anno dal decesso: le notifiche vengono inviate direttamente agli eredi, ciascuno nel proprio luogo di residenza. Significa che, superato l’anno dalla scomparsa del debitore, il fisco si rivolge individualmente agli eredi per le richieste di pagamento, riconoscendo così la loro responsabilità personale e specifica.

Importanza delle tempistiche

Le tempistiche per la notifica hanno una notevole importanza. Gli eredi hanno diritto di conoscere esattamente quali siano le richieste fiscali pendenti e hanno la possibilità di organizzarsi per rispondere in modo appropriato. Ma non solo. Il passaggio dalla notifica collettiva a quella individuale evidenzia il riconoscimento legale delle responsabilità individuali degli eredi nei confronti dei debiti fiscali ereditati.

Tasse non pagate: cosa rischiano i familiari del debitore
Nell’immagine un uomo sommerso da debiti fiscali, alle sue spalle il figlio lo osserva con grande preoccupazione.

FAQ (domande e risposte)

Cosa rischiano i familiari di un debitore con l’Agenzia delle Entrate?

I familiari di un debitore non affrontano conseguenze dirette per i debiti fiscali del congiunto mentre questi è ancora in vita. Non sono soggetti a pignoramenti o azioni esecutive da parte dell’Agenzia delle Entrate. La situazione cambia solo con la morte del debitore, quando i debiti possono essere trasferiti agli eredi che accettano l’eredità, ma con specifiche limitazioni.

I familiari possono subire pignoramenti per debiti altrui con il fisco?

No, i familiari o i conviventi di una persona indebitata con il fisco non possono subire pignoramenti o altre misure coercitive per i debiti del congiunto finché quest’ultimo è in vita. Tuttavia, se diventano eredi accettando l’eredità, possono diventare responsabili dei debiti, ma ci sono modi per limitare o evitare tale responsabilità.

Quali sono le responsabilità degli eredi per i debiti fiscali?

Gli eredi diventano responsabili dei debiti fiscali del defunto solo se accettano l’eredità, sia in modo esplicito sia tacito. Tuttavia, non devono pagare le sanzioni legate ai debiti e la loro responsabilità è limitata alla loro quota di eredità, escludendo i debiti relativi a imposte sui redditi e all’imposta di successione, per i quali vale la responsabilità solidale.

È possibile tutelarsi dai debiti fiscali di un parente prima della sua morte?

Non esiste un modo per tutelarsi in anticipo dai debiti fiscali di un familiare prima della sua morte. La tutela inizia solo dopo il decesso, attraverso la rinuncia all’eredità o l’accettazione con beneficio di inventario, limitando così la responsabilità ai beni ereditati.

Come si limita la responsabilità degli eredi per i debiti fiscali?

La responsabilità degli eredi per i debiti fiscali può essere limitata attraverso l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, che consente di rispondere dei debiti solo nei limiti del valore dei beni ereditati, o rinunciando all’eredità, evitando così ogni responsabilità.

Come e a chi notifica il fisco le richieste di pagamento post-mortem?

Il fisco notifica le richieste di pagamento agli eredi seguendo due modalità temporali: nel primo anno dal decesso, la notifica viene inviata all’ultimo domicilio del defunto in modo impersonale a tutti gli eredi; dopo il primo anno, le notifiche sono inviate individualmente agli eredi, al loro attuale luogo di residenza.

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