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Sventata una clamorosa fuga dal carcere di Ariano Irpino

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Hanno pianificato tutto, come in “Fuga da Alcatraz”. Segato le sbarre della cella. E pazientemente confezionato con le lenzuola una corda di tredici metri. Tre detenuti stavano per evadere dal carcere di massima sicurezza di Ariano Irpino. Un’altra fuga. A meno di un mese da quella clamorosa di Poggioreale.

Protagonisti un detenuto africano, un rumeno e un salernitano, che era in cella per omicidio e con una lunga condanna da scontare. Tre reclusi ritenuti molto pericolosi e – come scrive il Sappe – “scaricati ad Ariano Irpino, ritenuto ormai un carcere di frontiera”.

Ma qualcosa non ha funzionato. Gli agenti di polizia pentenziaria hanno capito le intenzioni dei tre. E sono intervenuti in tempo. Nel corso dell’operazione hanno anche sequestrato un coltello e un telefonino. L’ennesimo. E’ accaduto all’interno del vecchio padiglione al primo piano del carcere.

Ad Ariano mandano i più pericolosi

“Anche nella Casa Circondariale di Ariano – dichiara Emilio Fattorello del Sappe – si soffre di una grave promiscuità a discapito della sicurezza i detenuti con pena definitiva sono numerosissimi e senza il previsto trattamento. L’Istituto di Ariano non può essere la valvola di sfogo dei detenuti rivoltosi della Regione detenuti questi che dovrebbero essere trasferiti fuori regione l’Istituto Arianese ha raggiunto una popolazione detenuta di 350 unità quasi tutte sfollate da altri istituti. La struttura non può gestire tali tipologie di soggetti”.

Donato Capece, segretario generale del Sappe, denuncia: “Da tempo i nostri appelli restano inascoltati. La sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto. L’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento, hanno ulteriormente peggiorato la situazione”.

Niente sicurezza in carcere

“La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Per questo nelle carceri c’è ancora tanto da fare, ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo. E mi sembra grave che dalla clamorosa evasione di meno di un mese fa a Poggioreale non si siano assunti adeguati provvedimenti per garantire la sicurezza in carcere”.

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