Terza ondata Covid in Italia. Speranza: ci siamo

Terza ondata Covid in Italia. Per il ministro Speranza ormai è iniziata e la nostra unica speranza resta la vaccinazione che dopo una partenza lenta procede bene. Con la Campania che è la regione ad aver somministrato più vaccini rispetto a quelli ricevuti. Ma l'aumento degli indici è preoccupante, come le notizie che arrivano da altri Paesi europei.

4' di lettura

Terza ondata Covid in Italia. Ormai non è più solo un’ipotesi: i numeri parlano chiaro. Quelli italiani, ma anche quelli che arrivano da altri Paesi europei, Gran Bretagna in primis, dove la terza ondata è partita da tempo e nel segno del grande incubo mondiale, la variante inglese del covid. Solo ieri nel Regno Unito si sono registrati 68mila casi e 1.325 morti. Numeri spaventosi.

Aumentano i contagi, l’unica luce è il vaccino

«In Europa – ha sintetizzato il ministro della Salute, Roberto Speranza – c’è una recrudescenza con la quale dobbiamo fare i conti». Inutile dire: da noi va meglio. Lo abbiamo fatto all’inizio dell’autunno, osservando l’evoluzione della pandemia in Francia e Spagna, per poi trovarci con gli stessi contagi qualche settimana dopo.

Al momento, e proprio nei giorni in cui è più evidente la preoccupazione per l’approdo della terza ondata Covid in Italia, l’unica speranza di uscire dal tunnel della pandemia è rappresentato dai vaccini. Ma fino a un certo punto.

«I vaccini sono la luce – ha dichiarato Speranza -, la svolta che apre un’altra fase, ma la verità è semplice. Per avere un impatto il vaccino ha bisogno di mesi e dobbiamo resistere, la battaglia è ancora dura. Dopo sei settimane l’indice Rt è scattato sopra 1».

«La seconda ondata – ha aggiunto – non è mai finita davvero. Adesso c’è una ripartenza e probabilmente sì, la terza ondata covid in Italia ci sarà».

L’incubo delle varianti del covid

La vaccinazione in Italia procede bene, almeno rispetto ad altri Paesi europei. Ma è ancora poco, troppo poco. Soprattutto perché il covid non solo concede poche pause, ma è in evidente e imprevedibile accelerazione. Imprevedibile soprattutto per le sue inevitabili ma continue mutazioni: e se arrivasse una variante non solo più contagiosa ma anche più letale e resistente al vaccino?

Il ministro assicura: «Siamo in recupero». Il che è vero. Come è vero che arrivare fino a dicembre per completare la vaccinazione di tutti (quelli che vorranno), sembra un’eternità.

L’Ue acquista altre 300 milioni di dosi

La partenza della campagna vaccinale è stata comunque lenta. Lumaca è stata la parola ricorrente. Non è una consolazione sapere che c’è chi è più lento di noi. «Ora però – aggiunge il ministro – si va veloce in tutte le Regioni, che lavorano a pieno regime». Anche la Lombardia, la regione che tra contagi e morti, organizzazione sanitaria, positivi inviati nelle Rsa, a campagna di vaccinazione a dir poco zoppicante, sta uscendo peggio di altre da questa pandemia.

Resta comunque il problema delle dosi, che sono poche: se si accelerasse finirebbero in un amen. L’annuncio pronunciato ieri dal presidente Ue, Ursula von der Leyen è stato accolto con sollievo in tutti i Paesi europei: l’acquisto di altre 300 milioni di dosi del vaccino Pfizer. All’Italia andrà il 13.46%. Mentre è in arrivo il vaccino Moderna e il prodotto della AstraZeneca dovrebbe essere approvato – queste le notizie di ieri – entro la fine di gennaio.

Sono le nostre uniche armi contro la terza ondata covid in Italia e in Europa.

La speranza di AstraZeneca

La speranza è affidata ad AstraZeneca.

«Se Ema desse il via libera – conferma il ministro della Salute – potremmo avere un altro tesoretto da utilizzare già nel primo trimestre. Potrebbero essere 8 milioni, ma ancora certezze non ne abbiamo».

Con l’eventuale via libera dell’ente regolatorio europeo l’Italia sarebbe in grado di vaccinare contro il Covid 5, 6 milioni di persone prima della fine di marzo, quando è fissato il termine della prima delle quattro fasi della vaccinazione in Italia.

Vaccinazioni, in testa Campania e Veneto

Al momento su scala nazionale la somministrazione dei vaccini disponibili nel nostro Paese per il Covid-19 è arrivata, i dati sono riferiti all’8 gennaio, al 54,6% delle dosi consegnate: 501.683 su 918.450.

Le regioni, con le percentuali più alte si registrano, secondo i dati diffusi dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, in Campania (74,5%), Veneto (71,8%) e Toscana (71,2%). Proporzionalmente alle quantità ricevute, invece, le regioni che hanno effettuato meno vaccini sono il Piemonte (44,1%), la provincia autonoma di Bolzano (30%) e la Lombardia, ancora ultima in classifica, con il 29,7% delle dosi somministrate. In valori assoluti, invece, è il Lazio la regione con il maggior numero di somministrazioni (56.338), seguita dal Veneto (55.922) e dall’Emilia-Romagna (52.163).

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