La terza ondata Covid in Italia bussa alle nostre porte

Terza ondata Covid in Italia: dall'analisi dei numeri per la Fondazione Gimbe è già iniziata mentre la suddivisione in fasce ha esaurito la sua funzione. Negli ultimi giorni si è registrato in Italia un aumento dei casi di covid del 27% e stanno tornando a crescere i ricoveri negli ospedali e nelle terapie intensive, così come il dato sui morti.

6' di lettura

La terza ondata covid in Italia è alle porte. Per la Fondazione Gimbe che monitora dai primi giorni i dati sulla diffusione del covid in Italia non ci sono dubbi. Significativo è l’aumento dei casi nell’ultima settimana, quella che dal 29 dicembre al 5 gennaio: un incremento dei contagi covid pari al 27%.

Ma a confermare l’arrivo della terza ondata covid in Italia è anche un altro dato: le terapie intensive e i ricoveri in area medica sono sopra la soglia limite in metà delle regioni. Con il numero di morti che è di nuovo in salita.

Terza ondata Covid e nuove varianti

«Siamo alla terza ondata Covid in Italia – dichiara il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta – con numeri troppo elevati per riprendere il tracciamento, un reale impatto dei vaccini ancora molto lontano e dati preoccupanti sulle nuove varianti».

Per Cartabellotta «il sistema a colori per monitorare la situazione delle Regioni italiane utilizzato dal Governo è da rivedere perché sta dando risultati modesti a fronte di costi economici e sociali elevati».

Gli esperti di Gimbe parlano attraverso i numeri, che non possono essere equivocati.

E allora vediamo i numeri che secondo Cartabellotta annunciano l’arriva della terza ondata Covid in Italia.

L’incremento dei nuovi positivi

Nella settimana presa in esame, rispetto alla precedente, c’è stato un incremento dei nuovi casi (114.132 vs 90.117) e del rapporto positivi/casi testati (30,4% vs 26,2%). Stabili gli attualmente positivi (569.161 vs 568.728), mentre, sul fronte ospedaliero, lievi oscillazioni dei ricoveri con sintomi (23.395 vs 23.662) e delle terapie intensive (2.569 vs 2.549). Sono tornano a crescere i decessi (3.300 vs 3.187).

Terza ondata Covid in Italia: inversione della curva

«A cavallo del nuovo anno – afferma Nino Cartabellotta – i dati documentano l’inversione della curva dei nuovi casi, in calo da 6 settimane consecutive, e l’incremento percentuale dei casi totali (5,5% vs 4,6%). Numeri sottostimati dalla decisa frenata dell’attività di testing nelle ultime due settimane accompagnata dal netto aumento del rapporto positivi/casi testati che schizza al 30,4%».

«Infatti – aggiunge il presidente di Gimbe – dal 23 dicembre al 5 gennaio, rispetto ai quattordici giorni precedenti, il numero dei tamponi totali si è ridotto del 20,9% (-464.284); quello dei casi testati del 22,5% (-208.361), con una media giornaliera simile a quella di fine agosto».

Numeri che purtroppo contribuiscono a ritenere fondato il timore di una terza ondata di covid in Italia.

«In quasi tutte le Regioni – continua Cartabellotta – si registra un incremento percentuale dei casi rispetto alla settimana precedente e sul versante ospedaliero, mentre le curve di ricoveri e terapie intensive mostrano i primi cenni di risalita, l’occupazione da parte di pazienti covid continua a superare la soglia del 40% in area medica in 10 Regioni, e quella del 30% delle terapie intensiva in 11 Regioni».

Esaurito effetto dpcm di novembre

«In questa fase – aggiunge – è molto complesso valutare l’evoluzione della curva per il sovrapporsi degli effetti di restrizioni e allentamenti introdotti nelle varie Regioni e/o con tempistiche differenti. In generale, tenendo conto che l’impatto delle misure si riflette sulla curva epidemiologica dopo circa 3 settimane, gli effetti delle misure introdotte con il DPCM 3 novembre 2020 si sono definitivamente esauriti».

Le curve cominciano a riflettere i progressivi allentamenti che hanno portato ad un’Italia tutta gialla. L’eventuale impatto delle misure introdotte dal Decreto Natale sarà visibile solo dopo metà gennaio.

«Le nostre analisi – spiega Cartabellotta – documentano che, a circa 5 settimane dal picco, il sistema delle Regioni a colori ha prodotto effetti moderati e in parte sovrastimati: i casi attualmente positivi per la netta riduzione di casi testati nel mese di dicembre, i ricoveri e le terapie intensive per gli oltre 20 mila decessi nelle 5 settimane di osservazione».

Il fronte vaccini

Sul fronte vaccini, con l’approvazione del vaccino Moderna l’Italia potrà contare su 22,8 milioni di dosi certe entro giugno. Nel frattempo l’Europa ci ha assicurato ulteriori 13.460.000 del vaccino Pfizer-BioNTech e 10.768.000 di Moderna con tempi di consegna non ancora definiti, ma realisticamente non brevi.

«Al di là dell’efficienza logistico-organizzativa del nostro Paese – spiega Cartabellotta – senza il via libera dell’Ema ad altri vaccini (AstraZeneca in primis) o l’anticipo (improbabile) di consegne, potremo vaccinare circa il 5% della popolazione entro marzo e meno del 20% entro giugno. In altre parole, siamo ancora lontani dal tradurre questa straordinaria conquista della scienza in un concreto risultato di salute pubblica».

«Peraltro i due vaccini autorizzati – spiega Renata Gili, Responsabile Gimbe Ricerca sui Servizi Sanitari – riducono del 95% circa il rischio relativo di covid-19 sintomatica, ma non ne è nota l’efficacia nel ridurre l’infezione asintomatica e la possibilità di trasmettere l’infezione da parte delle persone vaccinate. Queste, di conseguenza, dovranno continuare ad adottare le misure individuali (mascherina, distanziamento, igiene delle mani) e non potranno acquisire alcuna patente di immunità».

Tre elementi cruciali

«Considerato che i primi mesi dell’anno – continua Cartabellotta – saranno cruciali sia per contenere la terza ondata Covid in Italia, sia per controllare la pandemia per l’intero 2021, è necessario puntare l’attenzione su tre elementi. Innanzitutto, le curve iniziano a risalire con un numero di casi attualmente positivi troppo elevato per riprendere il tracciamento, con ospedali e terapie intensive ai limiti della saturazione in metà delle Regioni e con i dati preoccupanti sulle nuove varianti del virus».

«In secondo luogo, urge un consistente restyling del sistema delle Regioni “a colori”, perché a fronte di risultati modesti in termini di flessione delle curve i costi economici e sociali sono sproporzionati».

«Infine – così ritiene il presidente di Gimbe – la comunicazione istituzionale deve diffondere la massima fiducia nel vaccino, ma al tempo stesso non alimentare aspettative irrealistiche che rischiano di far abbassare la guardia alla popolazione».

È proprio sulla base di questi elementi e delle evidenze scientifiche, la Fondazione GIMBE sta elaborando una proposta per la gestione 2021 della pandemia, integrata con le certezze/incertezze del piano vaccinale.

Non basta inseguire il virus

«A quasi un anno dallo scoppio dell’epidemia nel nostro Paese – conclude Cartabellotta – non è più accettabile la (non) strategia basata sull’affannoso inseguimento del virus con l’estenuante alternanza di restrizioni e allentamenti che, di fatto, mantiene i servizi sanitari in costante sovraccarico, danneggia l’economia del nostro Paese, produce danni alla salute delle persone e aumenta inesorabilmente il numero dei morti».

Tutto questo mentre – sostiene Gimbe – la terza ondata Covid in Italia bussa alle nostre porte.

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