Terza ondata e variante inglese. L’allarme dei virologi

Terza ondata e variante inglese: l'allarme dei virologi dopo l'aumento dei casi registrati negli ultimi giorni e i segnali chiari che arrivano dagli ospedali. «Stiamo correndo gravi rischi, tutti gli scenari sono aperti». Il virus più circola e più diventa forte.

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Terza ondata e variante inglese più campagna di vaccinazioni. Sono le tre questioni aperte che preoccupano gli scienziati italiani. Oltre a una serie di campanelli d’allarme che quella terza ondata purtroppo sembrano annunciarla.

«Spero che ci sia un’onda e non una terza ondata – ha dichiarato il il virologo e ricercatore di igiene dell’Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco -. Vedremo i dati settimanali dell’Iss ma da quello che noto in ospedale e sul territorio, le chiamate al 112 che aumentano, la situazione sta peggiorando».

Crisi di governo? Parliamo dei rischi che corre il Paese

Inevitabile il riferimento alla crisi del governo. «Dobbiamo stingere i denti. Prima di parlare dei costruttori, parliamo del rischio che stiamo correndo. Credo ancora che tutti gli scenari possano essere aperti».

A rischio la campagna di vaccinazione

C’è un aspetto che suscita allarme, ed è quella diffusione della variante inglese, ormai diffusa in più di 50 Paesi e che dove è diventata dominante, Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, sta contribuendo ad aumentare in modo esponenziale il contagio.

«Ad avere molti casi di mutazioni del virus – ha infatti dichiarato Pregliasco a Studio24, su Rainews – si rischia di avere delle difficoltà a organizzare la vaccinazione quando si arriverà alla popolazione generale».

«Più circola il virus – ha aggiunto -, più muta in maniera vantaggiosa per lui. Per questo bisogna concentrarsi sulla campagna vaccinale rapida, accompagnando anche chi è dubbioso. La vaccinazione è l’unico modo per far ripartire l’economia». E per impedire una terza ondata che metta a rischio collasso la nostra sanità.

Galli: la variante inglese circola già da noi

Sulla diffusione della variante inglese è preoccupato anche Massimo Galli, direttore del dipartimento Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano.

«Sono preoccupato, come tutti. Sarebbe un altro elemento – ha dichiarato Galli – che facilita la diffusione del virus ed è assodato che questa variante sia presente anche da noi. Forse ci è andata bene perché i nostri sforzi fino ad ora, per quanto non coronati da completo successo, sono stati certamente migliori ai fini del contenimento dell’infezione di quanto fatto dalla Gran Bretagna, dove da diversi giorni sono oltre i 50 mila casi».

Terza ondata: inglesi alla canna del gas

«Gli inglesi – ha aggiunto – sono talmente alla canna del gas per la terza ondata che hanno deciso di fare soltanto la prima dose del vaccino Pfizer, per coprire più persone possibile, ma è come buttare via il bambino con l’acqua sporca. Non ci sono dati, è un razionamento da tempo di guerra. Che un Paese come la Gran Bretagna si riduca a questo è comunque un punto esclamativo da mettere su una situazione che se riuscissimo ad evitare sarebbe bello».

Si fanno meno tamponi

Negli ultimi sette, otto giorni, c’è stato un calo consistente del numero dei tamponi effettuati e che forse non restituisce in pieno il dato sulla reale diffusione del contagio da coronavirus nel Paese.

«È vero – conferma – ultimamente c’è stata un’oggettiva flessione: dovremmo considerare la possibilità di andare ad applicare dei programmi ‘alla cinese’: fanno molti tamponi rapidi ma li fanno a milioni di persone».

«In determinate aree – ha aggiunto Galli – facilita a circoscrivere certi fenomeni e facilita conseguentemente la possibilità che determinate realtà lavorative e di studio possano rimanere aperte. Altrimenti si chiude tutto e si cerca di avere le vaccinazioni ma con i ritmi di arrivo attuali del vaccino non è immediatamente garantita».

I pregi e i difetti dei tamponi rapidi di massa

Per l’infettivologo i tamponi rapidi di massa servono «per determinate situazioni, in maniera mirata. È uno strumento che ha pregi e limiti: i pregi sono quelli dell’immediatezza e dei grandi numeri, i limiti sono quelli della minore sensibilità, ma in una serie di situazioni interessa più il numero della sensibilità. Se per far bene non si fa abbastanza è peggio».

«Il sistema a colori che è stato applicato – ha continuato Galli -, con le caratteristiche che ha avuto fino ad ora, non ha funzionato. Non ha funzionato soprattutto per la concezione, quasi automatica, delle riaperture al raggiungimento di certi parametri, prima che questi in realtà si consolidassero».

«Il risultato – ha aggiunto il virologo – è che prima delle feste abbiamo avuto una situazione in cui quello che stava cominciando significativamente a scendere ha cessato di scendere e sta risalendo».

Lockdown ed estesa campagna vaccinale

«La mia utopia personale – spiega – è che si possa fare in parallelo un momento di chiusura importante, ben pesato, accompagnato da un’estesa campagna vaccinale in un periodo concentrato e da un utilizzo esteso della diagnostica applicata alle varie realtà in cui comunque le persone di concentrano per lavoro o studio».

«Questa ricetta – ha concluso – l’ho definita ‘personale utopia’ perché mi rendo conto che nelle condizioni in cui versiamo diventa difficile veder realizzato tutto questo assieme».

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