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Tetto al prezzo del gas: bollette più care?

È nell’aria che la Commissione Ue vari un piano per un tetto al prezzo del gas. Ma quanto inciderebbe nelle tasche degli italiani? Scopriamolo.

di Valerio Pisaniello

Settembre 2022

È sempre più probabile un tetto al prezzo del gas russo. Ma di cosa si tratta nello specifico e quali potrebbero essere le ricadute sulle tasche delle famiglie italiane? Scopriamolo. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Tetto al prezzo del gas: la Commissione Ue

Da giorni non si fa altro che parlare di “tetto al prezzo del gas” dopo che la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, ha dichiarato che “è tempo che in Europa” venga presa questa decisione, dopo quella sul petrolio da parte dei Paesi del G7, in un momento di grande incertezza a livello internazionale dovuta alla guerra in Ucraina.

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Tetto al prezzo del gas: il price cap

L’Unione europea potrebbe decidere di fissare un prezzo massimo al metano, nel tentativo di fermare le speculazioni e abbassare drasticamente i costi di gas e luce per famiglie e imprese, che si prevedono alle stelle per il prossimo autunno se i rapporti con Mosca non dovessero migliorare.

L’obiettivo del tetto al prezzo del gas è quello di calmierare i prezzi per gli operatori, così da continuare a riempire gli stoccaggi, cioè le riserve che servono per affrontare l’inverno con maggiore tranquillità.

Con il “price cap” verrebbe imposta una soglia (si parla di 80-90 euro a megawattora, di contro ai 235 raggiunti oggi) oltre la quale gli operatori europei non possono acquistare il gas. Il limite varrebbe solo per il gas importato dalla Russia e per un periodo limitato. Verrebbero così esclusi i Paesi diversi dalla Russia che ci forniscono gas, come Qatar, Stati Uniti, Egitto, Algeria e Azerbaijan.

Tetto al prezzo del gas: gli esempi di Spagna e Portogallo

Come testimoniano le esperienze di Spagna e Portogallo, che hanno imposto un tetto al prezzo del gas acquistato dalle loro centrali elettriche, il risparmio sarebbe di qualche decina di euro al mese per le famiglie, mentre le imprese potrebbero recuperare centinaia o addirittura migliaia di euro (per le più grandi), anche se i Paesi del Nord sembrano essere più titubanti, in particolare Olanda, Svezia e Ungheria.

Il tetto al prezzo del gas era già stato proposto da Mario Draghi lo scorso giugno, sostenuto proprio da Spagna e Grecia.

Tutto, questo, ovviamente, al netto di quello che deciderà la Russia, che potrebbe anche chiudere i rubinetti del gas se dovesse essere presa effettivamente la decisione sul price cap. “Se i Paesi ostili metteranno un tetto ai prezzi sulle risorse energetiche russe – aveva detto senza giri di parole il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dall’agenzia di stampa Tass – forniremo petrolio solo ai Paesi che si adeguano alle condizioni del mercato”.

Tetto al prezzo del gas: il nuovo piano europeo

Mercoledì in conferenza stampa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha illustrato le linee generali di un nuovo piano europeo per affrontare la crisi energetica, che contiene tra le altre cose l’introduzione di un tetto al prezzo del gas russo. È una misura di cui si discute da mesi, ma sulla quale ancora non ci sono molti dettagli: sarà in ogni caso piuttosto complicato metterla in pratica.

La conferma di alcune ipotesi su questo piano europeo è arrivata nel giorno in cui si sono riuniti i rappresentanti diplomatici degli stati membri per preparare la riunione dei ministri dell’Energia europei di venerdì 9 settembre, che discuteranno i provvedimenti da adottare a breve. Se in questi incontri ci sarà un accordo, è probabile che Von der Leyen presenterà il piano con i suoi dettagli operativi già la prossima settimana.

Tetto al prezzo del gas: le indiscrezioni

Dal discorso della presidente della Commissione europea sono emerse cinque principali linee di azione, seppur molto generiche e senza particolari dettagli tecnici.

La prima prevede un risparmio nell’uso dell’elettricità, soprattutto nelle ore di punta. La Commissione proporrà un obiettivo vincolante di riduzione dei consumi elettrici, che peraltro si aggiungerebbe al risparmio nei consumi di gas del 15 per cento che i paesi membri si erano impegnati a ottenere. Il governo italiano ha già pubblicato i dettagli su come intende raggiungere questa soglia.

La seconda propone di limitare i profitti delle compagnie che producono elettricità con fonti alternative al gas, che quindi stanno guadagnando molto dal momento che il prezzo dell’elettricità è legato al gas, che a sua volta è la fonte al momento più costosa. Questi profitti extra dovrebbero essere girati ai governi, probabilmente con una sorta di tassa: secondo il Financial Times il prezzo limite dell’elettricità oltre cui a queste aziende potrebbe essere imposto un prelievo è di 200 euro al megawattora. Attualmente in Italia il prezzo medio dell’elettricità è di oltre 500 euro al megawattora.

La terza linea d’azione ricalca questo meccanismo per le società che trattano gas e petrolio, che ugualmente hanno beneficiato di profitti inattesi per i quali potrebbero essere tassate.

Gli stati membri dovrebbero usare i proventi di queste tasse per ridurre il costo dell’energia per le famiglie più vulnerabili e le aziende energivore.

La quarta linea di intervento prevede garanzie pubbliche a sostegno delle imprese fornitrici di energia, che stanno acquistando il gas a prezzi altissimi e che devono versare ai mercati finanziari grosse quantità di denaro per coprire le loro posizioni.

Infine, il quinto provvedimento sarebbe di imporre un tetto al prezzo del gas, in particolare al gas proveniente dalla Russia tramite gasdotto, in modo da ridurre i grossi ricavi che ottiene vendendolo a prezzi così alti. Il Centro di ricerca per l’energia e l’aria pulita (CREA), un’organizzazione finlandese, ha stimato che dall’inizio della guerra la Russia abbia guadagnato 158 miliardi di dollari dalla vendita di combustibili fossili, di cui 85 pagati dalla sola Unione Europea.

Tetto al prezzo del gas: come funziona

È una proposta che circola da mesi e che è stata promossa in ambito europeo soprattutto dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Prevede in pratica di stabilire una cifra massima, più bassa dei prezzi attuali, che possa fare risparmiare i paesi europei ma che rimanga comunque conveniente alla Russia perché decida di accettarlo.

Tetto al prezzo del gas: è una misura fattibile?

Rispetto a qualche mese fa, quando fu proposto per la prima volta un limite di prezzo da Draghi, le cose sono molto diverse perché l’Unione Europea è molto meno dipendente dal gas russo e gli stoccaggi, ossia le scorte per l’inverno, sono a buon punto. E poi la Russia ha di fatto già interrotto a tempo indefinito il flusso tramite il gasdotto Nord Stream 1, con la scusa un po’ sospetta di operazioni di manutenzione che non riesce a eseguire a causa delle sanzioni.

Proprio perché hanno molto meno da perdere i governi europei sembrano ora più convinti dell’utilità di questo provvedimento, forse spinti anche dall’urgenza di trovare una soluzione in vista dell’inverno.

La proposta per il momento sembra riguardare solo il gas proveniente dalla Russia, anche perché la Commissione nella sua proposta fa notare come l’Unione Europea abbia potenziato da pochi mesi le relazioni con gli altri fornitori di gas, sia tramite gasdotto che tramite nave sotto forma di gas naturale liquefatto. Non solo potrebbero non accettare un prezzo al di sotto di quello di mercato, ma potrebbero anche inviare i loro flussi altrove, mettendo così a rischio la diversificazione dei fornitori su cui l’Unione Europea e i paesi membri hanno lavorato per mesi.

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