The Haunting of Bly Manor: recensione spoiler serie Netflix

The Haunting of Bly Manor: dopo Hill House, Mike Flanagan torna con il secondo capitolo della serie antologica “The Haunting”, targata Netflix. Ispirata all’opera letteraria di Henry James, la storia va molto oltre i cliché del genere horror. In questa recensione senza filtri (e piena di spoiler) vi spieghiamo perché.

8' di lettura

“Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi” scriveva David Foster Wallace. E non esiste introduzione più calzante per The Haunting of Bly Manor, entrata nel catalogo Netflix a ottobre. Se la prima stagione della serie antologica, The Haunting of Hill House, raccontava un amore familiare, questo secondo capitolo ci bisbiglia all’orecchio una storia romantica, senza tralasciare i toni gotici tanto cari al creatore Mike Flanagan


Per The Haunting of Bly Manor, Flanagan si è ispirato alla novella Giro di Vite di Henry James, lasciando qui e lì qualche accenno al resto dell’opera letteraria dello scrittore per arricchire di dettagli la narrazione. Racconti come L’angolo felice, Lo scolaro, La romanzesca storia di certi vecchi vestiti colorano la serie di vaghi ma piacevoli riferimenti letterari, senza alterarne la struttura. D’altronde The Haunting of Bly Manor segue un percorso tutto suo e la bellezza di questo prodotto sta proprio nella suo essere diverso. Diverso dai classici adattamenti televisivi e, soprattutto, diverso dalle solite serie horror.

Nulla a che fare quindi con la sorella più grande, The Haunting of Hill House. Se in quel primo capitolo gli spiriti erano “prepotenti” con lo spettatore e i protagonisti, con il loro incedere spaventoso e angosciante, a Bly Manor sono presenze complesse. I fantasmi di questa serie ci accompagnano in una storia meno spettacolare di Hill House, ma paradossalmente più inquieta.

Questa volta, in The Haunting of Bly Manor, Flanagan punta a raccontare il paranormale non come un elemento contro cui si scontra la nostra realtà, ma come un’espansione naturale dell’esperienza umana. E nel farlo mette da parte l’aspetto del genere horror più commerciale, se lo lascia alle spalle come un cappello che si perde in una folata di vento. 

The Haunting of Bly Manor serie tv Netflix. Recensione spoiler
The Haunting of Bly Manor serie tv Netflix. Recensione spoiler

The Haunting of Bly Manor: al di là del male e della paura

La storia inizia con una cornice narrativa. Una cerchia di persone riunite davanti a un camino e una vecchia signora che evoca il passato.

Siamo nel 1987, quando Danielle Clayton (Victoria Pedretti), giovane e tormentata, incontra il signor Wingrave che la assume come bambinaia per i suoi nipoti. Così Danielle, Dani per tutti quelli che la conoscono davvero, parte per Bly Manor nella speranza di mettere da parte il suo bagaglio emotivo, i suoi scheletri nell’armadio

Cerca riparo dai suoi ricordi nell’affetto dei due bambini orfani di cui deve occuparsi, Flora e Miles. E in un nuovo amore che sboccia lentamente, raro come il fiore della luna, con la giardiniera della tenuta. Ma le presenze di Bly Manor non fanno altro che alimentare le paure di Dani e riportare a galla il suo passato.

La serie The Haunting of Bly Manor ci conduce passo dopo passo nelle vite degli orfani Wingrave. Scopriamo le difficoltà che hanno fronteggiato dopo la morte dei genitori, il modo in cui la governante Hannah Grose (T’Nia Miller) li ha coccolati e protetti, la simpatia di Owen (Rahul Kohli) il cuoco con una battuta sempre pronta. E avvertiamo la presenza degli spiriti, quello di Peter Quint e di miss Jessel soprattutto, ma anche quello di Hannah, che non sapeva di essere morta. Li sentiamo e li vediamo passeggiare per la tenuta toccando le esistenze dei protagonisti.

Solo in prossimità della conclusione, la storia ci mostra le origini della maledizione della casa. L’episodio otto è ambientato nel XVII secolo. Vediamo due sorelle, Viola e Perdita Willoughby, unite dalla devozione alla famiglia, e profondamente divise dalla gelosia. Insieme danno il via a un ciclo di morte che aleggerà su Bly Manor fino agli eventi del 1987 e oltre. 

È in questo episodio che Flanagan solleva il velo di Maya e ci mostra il cuore pulsante della serie. La storia di Viola, ammalata di tisi da anni, che si rifiuta di lasciarsi andare alla morte, e quella di sua sorella Perdita che la uccide per poter andare avanti con la sua vita, sono il vero catalizzatore della maledizione.

Scopriamo così che il fantasma di Viola prende la vita di chi intralcia la sua strada. E che le anime dei defunti restano per sempre intrappolate a Bly Manor.

I fantasmi non possono abbandonare la tenuta, ma possono interagire con i suoi abitanti. Riescono a confonderli, a portarli con loro in un ricordo, lontani dalla realtà. Tutto attraverso un semplice tocco

Ed è quello che fa il fantasma di Peter Quint con i bambini, per mostrare loro ciò che è successo a lui e alla sua innamorata Rebecca Jessel. Arriva a prendere possesso dei loro corpi, costringendoli a fare cose che non vorrebbero. Ed ecco che, con un intreccio ben orchestrato, Flanagan svela il focus della serie: i corsi e ricorsi della violenza

Viola e Perdita rappresentano l’avvelenamento dell’affetto familiare, mentre Peter e Rebecca sono coinvolti un amore malsano, nato su presupposti sbagliati, che continua oltre la morte in modo altrettanto burrascoso. Un legame corrotto che sconvolge la vita dei piccoli Wingrave.

Tra le mura di Bly Manor abitano anime tormentate che ripetono all’infinito le brutalità di cui sono state vittime. Semplicemente perché non sanno come liberarsi di questo vincolo perpetuo.

Entrambi gli archi narrativi fungono da contraltare alla storia di Dani, con il suo affetto materno per Flora e Miles, e l’amore trovato nelle braccia di Jamie, la giardiniera della tenuta. A proposito della tematica romantica in The Haunting of Bly Manor, l’attrice Victoria Pedretti (Dani), ha commentato: “l’intensità, il romanticismo e la carica drammatica con cui siamo riusciti a rappresentare una relazione sana e positiva è qualcosa che non si vede spesso in TV”.

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È proprio grazie a questo gioco di specchi tra passato e presente che scopriamo la chiave di lettura della serie. Può essere solo una volontà ferrea a spezzare la maledizione di Bly Manor. Un amore puro e non corrotto, come quello di Dani, disposta a sacrificare se stessa per salvare Flora, Miles, Jamie e tutti gli abitanti di Bly Manor. Compresi quei fantasmi che, nonostante gli errori commessi, sono trattati con tenerezza. Lontani dall’essere considerati i classici mostri dei film dell’orrore.

Soprattutto questo è l’aspetto che allontana The Haunting of Bly Manor dalle estetiche classiche del genere: lo sguardo dello spettatore non si sofferma sulla paura per le entità. Siamo concentrati, invece, sulle loro storie e i loro tormenti, che finiscono per mescolarsi a quelli dei vivi

È questo il motivo per cui Flanagan rinuncia del tutto ai jump scare (ossia, salti dalla paura, una tecnica usata per spaventare lo spettatore con un evento improvviso) e alle tematiche splatter. Non c’è sangue che schizza sulle pareti, a Bly Manor, né interiora sparpagliate sui pavimenti. Non siamo chiamati a temere i fantasmi, dobbiamo invece comprendere il loro vissuto.

Flanagan ci accompagna così al finale della serie, riportandoci all’anziana signora. Finito di raccontare la storia di fantasmi, la donna torna nella sua abitazione. Sistema una sedia davanti alla porta d’ingresso socchiusa e attende

Solo quando il ricordo di Dani entra silenziosamente in casa e le si sistema accanto, riconosciamo in quella donna la giardiniera Jamie, segnata dal tempo e dal dolore. 

Le persone a cui Jamie ha raccontato le vicende del 1987 sono Flora, Miles e le rispettive famiglie. Troppo cresciuti per ricordare, o forse troppo traumatizzati, i fratelli Wingrave sanno poco e nulla di Bly Manor. È Jamie a conservare ogni memoria di quanto è accaduto e solo lei porta con sé la storia di devozione e sacrificio di Dani.

E noi spettatori di The Haunting of Bly Manor scopriamo che davvero “ogni storia d’amore è una storia di fantasmi”. E viceversa.

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