Progetto Tortuga: vogliamo un’Italia che ci renda orgogliosi

Abbiamo ascoltato il coordinatore e il responsabile editoriale del primo think-tank italiano di studenti, ricercatori e professionisti del mondo dell'economia e delle scienze sociali



9' di lettura

Tortuga è il primo think-tank italiano di studenti, ricercatori e professionisti del mondo dell’economia e delle scienze sociali.

Fondata nel 2015 tra le aule della Bocconi, offrono servizi di consulenza sul policy making a istituzioni, aziende e policy maker. Per questo contribuiscono a costruire proposte concrete di cambiamento e svolgono analisi e approfondimenti.

Oggi cerchiamo di capire meglio cos’è Tortuga e cosa fa, parlando con Francesco Armillei, coordinatore di Tortuga, studente magistrale in Economic and Social Science alla Bocconi e Elia Bidut, responsabile editoriale, studente magistrale in Management all’Università Cattolica del Sacro Cuore

Come nasce Tortuga, quando e perchè?

Tortuga è nata dal desiderio di contribuire a dare vita ad un’Italia di cui poter andare orgogliosi. L’idea di Paese che abbiamo in mente possiamo sintetizzarla così: un’Italia dei redditi e non delle rendite, della cooperazione e non della contrarietà, delle opportunità e non degli opportunisti.
Era il 2015 e davanti a una birra ragionavamo di come creare un luogo in cui approfondire quello che studiavamo sui libri all’università e renderlo vivo, applicarlo ai problemi reali del nostro paese. Eravamo e siamo appassionati di politica e di politiche pubbliche, volenterosi di studiarle e di imparare come migliorarle, un tipo di formazione che in Italia, a differenza di altri sistemi, è difficile da ottenere. Volevamo anche cimentarci nel dire la nostra, nell’esprimere una personale opinione sulle questioni che affrontavamo: da studenti, certo, consapevoli di avere ancora molto da imparare, ma convinti di poter avere idee originali, che valesse la pena raccontare a qualcuno.
Il nostro motto è non arrivarci per contrarietà, che esprime un modo proattivo di approcciare i problemi, che rifiuta la logica del “partito preso” e della critica sterile.

Dove avete sede e come vi finanziate?

Abbiamo sede a Milano, dove vive anche la maggior parte dei soci, per motivi di studio e di lavoro. Il fatto che la maggior parte dei soci sia nella stessa città ci aiuta a lavorare spalla a spalla e ci permette di riunirci fisicamente ogni due settimane. Come associazione ci finanziamo tramite le quote associative dei nostri membri e soprattutto con i compensi del lavori che ci vengono commissionati. Non abbiamo finanziatori stabili. Questo ci consente di essere indipendenti e di garantire la trasparenza delle nostre opinioni.

Quali contributi avete dato negli anni alla programmazione della vita politica e socioeconomica italiana ed europea? Con quali risultati?

Nel corso degli anni abbiamo dato il nostro contributo alle politiche socioeconomiche del paese in diversi modi. La prima esperienza da questo punto di vista è stata la collaborazione con l’INPS (all’epoca guidato da Tito Boeri), nel 2015, quando abbiamo contribuito alla stesura del Rapporto Annuale presentato al Parlamento. Abbiamo più volte lavorato con parlamentari alla stesura di report. Lo abbiamo fatto prescindendo dall’appartenenza partitica e lavorando nel merito dei contenuti. Abbiamo lavorato sul tema delle pensioni, degli incentivi all’occupazione, sul tema del welfare per i giovani. Abbiamo avuto contatti con diversi membri dei governi che si sono succeduti in questi anni: da ultimo con il governo Conte II, cui abbiamo proposto un piano per la riapertura dopo l’emergenza del coronavirus.

Quali sono state le iniziative che avete portato avanti negli anni e quali quelle di cui siete più orgogliosi?

La prima grande sfida vinta stata la continuazione e la crescita dell’attività di Tortuga stessa. Quando l’abbiamo fondata, in 5, non era per nulla scontato che il progetto sarebbe andato avanti. E invece, qualche settimana fa, abbiamo festeggiato i 5 anni dal primo contributo pubblicato. Siamo riusciti a coinvolgere molti nostri coetanei, a tirarli a bordo, farli diventare parte della nostra “ciurma”. Essere di più ci consente di portare avanti più attività, diversificare le competenze e avere sempre più idee. Il secondo grande traguardo è stato l’organizzazione di HackItalia nel 2018 (e del suo seguito, HackEU nel 2019). HackItalia è stato il primo hackathon di policy making in Italia. Abbiamo coinvolto oltre 100 giovani da tutta Italia che si sono sfidati a trovare le migliori soluzioni a problemi come la riforma del sistema fiscale, il cambiamento tecnologico, l’aggiornamento del nostro sistema educativo. Il terzo achievement che ci rende fieri del nostro lavoro è la pubblicazione, nel febbraio 2020, di Ci pensiamo noi, il primo libro di Tortuga, edito da Egea e accompagnato da una prefazione di Tito Boeri e Vincenzo Galasso. Un libro che parla della situazione dei giovani in Italia e che come un saggio prova a raccontare problemi e a spiegarne le diverse sfaccettature ma che, allo stesso tempo, come una sorta di manifesto politico, prova a proporre delle soluzioni, concrete e coraggiose, ai problemi esposti.

Quanti sono attualmente i soci? Quanti nei vari territori italiani ed europei? Chi fa parte oggi del direttivo e con quali deleghe?

Attualmente contiamo 51 soci, a cui si aggiungono 13 alumni che non partecipano più attivamente alle attività dell’associazione, ma rimangono parte del nostro network. Siamo originari di ogni parte d’Italia, dal nord al sud, passando per il centro. Come dicevo prima, abbiamo la fortuna di esserci poi tutti incontrati a Milano, dove per la maggior parte ora siamo. Molti di noi ora però sono sparsi in giro per l’Europa e per il mondo: Parigi, Londra, Berlino, Madrid. Ma anche California e Senegal. Si sono spostati all’estero per proseguire il loro percorso di studio e di lavoro, ma mantengono uno strettissimo legame con l’Italia e con Tortuga. Nel 2017, dal momento che ci stavamo ingrandendo e necessitavamo di una organizzazione più strutturata abbiamo costituito un comitato direttivo con lo scopo di coordinare al meglio le sempre più numerose attività. Ci tengo a ribadirlo però: Tortuga era e rimane tutt’ora organizzata in maniera orizzontale. Ciascun socio è libero di proporre e gestire progetti e il consiglio direttivo serve solo a coordinare gli sforzi. Ciò che ci fa andare avanti è infatti la proattività di ogni membro della ciurma e la sua dedizione al nostro progetto. Nel consiglio direttivo (che tra noi chiamiamo “la capitaneria”) siamo in 8: il Presidente (che scherzosamente chiamiamo “nostromo”) e i responsabili delle aree di lavoro. Redazione, Report, Comunicazione, Collaborazioni, Eventi, Risorse Umane, Formazione. Ci avvaliamo anche di una bravissima collaboratrice che ci supporta nelle questioni burocratiche e finanziare.

Qual è il vostro rapporto con le amministrazioni, locali, nazionali ed europee?

Siamo consapevoli che non si può cambiare l’Italia solo con gli articoli di giornale. Per questo crediamo sia molto importante per la nostra attività instaurare rapporti sempre più frequenti con le amministrazioni, che sono il luogo dove si prendono davvero le decisioni che orientano la vita dei cittadini. Lo abbiamo fatto sempre con l’ottica del supporto. Il nostro obiettivo è quello di offrire buone politiche al servizio di una buona politica. Abbiamo avuto la fortuna di poterci interfacciare con diversi membri del Parlamento italiano, del governo e del Parlamento europeo. Questo perché nei nostri lavori (articoli, ricerche, proposte…) ci siamo sempre concentrati sull’Italia nel suo insieme. Nel prossimo futuro ci piacerebbe lavorare più su temi locali e, in quest’ottica, costruire relazioni anche con le amministrazioni regionali e comunali.

In quali territori l’Associazione è più presente?

Come accennavo prima, la maggior parte dei soci si trova a Milano. Grazie alle nostre esperienze di vita e ai contatti stretti in questi anni siamo però molto attivi anche in altre grandi città italiane, come Bologna, Trento, Roma. Siamo presenti anche a livello internazionale, ci sono soci negli Stati Uniti, Parigi, Madrid, Berlino, Dakar. Per fortuna siamo abituati allo smart working da tempo.

Quali sono le principali attività e a chi sono rivolte?

La principale attività di Tortuga riguarda il policy making, il cuore della nostra associazione. Tentiamo quindi di aiutare i decisori politici – o privati – nell’individuare e implementare corsi d’azione. Per esempio, recentemente abbiamo collaborato con l’On. Invidia a una proposta sui lavori usuranti. Svolgiamo anche ricerche approfondite tramite lo sviluppo di report per committenti pubblici o privati: abbiamo per esempio spesso collaborato con Carlo Cottarelli e con il suo Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani; inoltre, scriviamo regolarmente articoli divulgativi e di approfondimento per testate nazionali (Il Sole 24 Ore, il Foglio) e blog (Huffington Post, Business Insider), o siti specializzati (laVoce, Welforum). Un’altra attività fondamentale sono le collaborazioni e la gestione di eventi, come il Festival dell’Economia di Trento; nonché gli Hackathon. Vi sono poi attività interne di formazione per i nostri soci, tramite incontri di approfondimento periodici.

Com’è il rapporto con le altre Fondazioni e think – tank che operano nel vostro stesso campo? In che modo, se lo fate, collaborate?

Ricerchiamo attivamente sempre nuove collaborazioni per creare sinergie e arricchire le nostre proposte di nuove idee e competenze. Un centro di ricerca con cui collaboriamo è il Policy Research Forum di Algebris. Con questo abbiamo elaborato un report sulla fuga dei cervelli, che abbiamo presentato alla scorsa edizione del Festival dell’Economia di Trento, e stiamo lavorando a un altro progetto sulle realtà locali molto ambizioso, che si realizzerà nella creazione di un piattaforma liberamente consultabile per navigare risorse interattive. Ma non limitiamo i nostri rapporti a think tank o fondazioni, collaboriamo anche con startup, come avvenuto recentemente con la startup di data science di Buildnn per la creazione di un portale informativo sul coronavirus e la sanità italiana. Un altro esempio è la nuova pagina d’informazione Will_ita, con la quale collaboriamo per divulgare alcuni contenuti delle nostre ricerche e costruire un dibattito positivo con la nostra generazione.

Quali sono le iniziative o le attività che avete in mente per il futuro?

Come accennavamo prima, a febbraio, proprio prima dell’arrivo del coronavirus, è uscito il nostro libro Ci pensiamo noi, edito da Egea. Nel futuro ci dedicheremo alla promozione delle proposte contenute, cosa che stiamo già facendo con interviste online e webinar. Speriamo di poter riprendere il nostro TortugaTour dal vivo per riportare le nostra voce nelle librerie della penisola. Abbiamo dovuto rimandare anche la terza edizione del nostro Hackathon, che si sarebbe concentrata sul cercare soluzioni ai problemi delle città italiane, che speriamo di poter recuperare.

Qual è la situazione in Italia ed in Europa dal vostro punto di vista? Vedete dei cambiamenti nell’ultimo periodo?

Il coronavirus ha portato cambiamenti profondi nell’economia e nella politica italiana ed europea. Se le banche centrali sono intervenute tempestivamente, la risposta politica – soprattutto nel caso europeo – sembra aver evidenziato delle problematiche.

In cosa bisogna investire per migliorare?

Tortuga nasce per investire nelle competenze. Ed è nelle competenze che l’Italia ha bisogno oggi di investire. Investire nelle competenze vuol dire investire in istruzione (sia scolastica sia universitaria) e in ricerca. E facendo questo investire nei giovani, che sono i grandi assenti delle politiche degli ultimi anni. Ma investire nelle competenze vuol dire anche affermare il principio che in ciascun luogo di lavoro, dall’insegnante al dirigente pubblico, dal consiglio comunale al consiglio di amministrazione di una impresa, dobbiamo pretendere persone che sappiamo fare bene il loro lavoro. Non dobbiamo accontentarci di vivacchiare. Perché possiamo fare di meglio. È investendo nelle competenze che l’Italia potrà avere un futuro migliore, più ricco e più felice.


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