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Trasferirsi all’estero con la pensione d’invalidità

Trasferirsi all'estero con la pensione d'invalidità: vediamo se e quando è possibile e quali sono i criteri previsti dalla legge.

di The Wam

Giugno 2022

Trasferirsi all’estero con la pensione d’invalidità: molti lettori ci hanno chiesto se è possibile o si perde il diritto al trattamento. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Verifichiamo la questione. La domanda ha un suo perché: non tutte le prestazioni possono essere usufruite anche abitando fuori del proprio Paese di residenza. Cerchiamo di capire quali e perché.

Trasferirsi all’estero con la pensione d’invalidità: requisiti

Partiamo da un presupposto: si può chiedere il trasferimento di un trattamento previdenziale fuori dai confini nazionale, solo dopo che è stata acquisita la residenza all’estero. Serve infatti non solo vivere stabilmente in un altro Paese ma avere anche lì la residenza fiscale. Stabilmente significa per almeno 183 giorni l’anno, che sono l’equivalente di 6 mesi.

Il che significa, per essere più espliciti, che il cittadino non deve avere per metà dell’anno né il domicilio e neppure la dimora in Italia.

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Trasferirsi all’estero con la pensione d’invalidità: documenti

E quindi, per poter ricevere una prestazione previdenziale all’estero, il pensionato deve presentare, tra l’altro, questa documentazione:

Trasferirsi all’estero con la pensione d’invalidità: differenze

Questo è il quadro generale. Ora valutiamo la differenza tra le prestazioni assistenziali e quelle previdenziali, anche perché rispetto alla possibilità di trasferimento all’estero la differenza è davvero notevole.

Queste sono le prestazioni assistenziali:

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Questi trattamento hanno una natura – come detto – prettamente assistenziale, non sono infatti previsti dei preventivi versamenti contributivi all’Inps. Per quanto riguarda le misure legate all’invalidità civile oltre al requisito sanitario (la riconosciuta riduzione della capacità di lavoro) è determinante anche quello del reddito.

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Restando nell’ambito delle prestazioni legate all’invalidità, è invece da ritenersi una misura previdenziale l’assegno ordinario di invalidità, perché connesso ai contributi che sono stati versati dal cittadino nelle casse dell’Inps durante gli anni di lavoro.

Trasferirsi all’estero con la pensione d’invalidità: differenze

Ebbene, come accennato, un trattamento assistenziale e uno previdenziale contributivo, divergono in molti punti. In questo articolo la differenza che ci interessa di più è quella relativa alla possibilità di continuare a ricevere l’assegno anche risiedendo in un Paese diverso dall’Italia.

Sulla questione è intervenuta l‘ordinanza della Cassazione numero 21901 del 7 settembre 2019. L’Alta Corte ha stabilito che non sono esportabili all’estero (anche in Unione Europea) i trattamenti economici che non derivano da contributi. E quindi, le prestazioni assistenziali che non sono legate alla contribuzione da lavoro possono essere erogate solo all’interno dello Stato dove le persone interessate risiedono.

Trasferirsi all’estero con la pensione d’invalidità: Cassazione

Quindi no, le misure assistenziali legate all’invalidità civile, come appunto l’assegno agli invalidi civili, non possono essere usufruite risiedendo in modo stabile lontano dall’Italia.

Per cui – è una logica conseguenza – se il titolare di una prestazione assistenziale decidesse di trasferirsi all’estero deve sapere che dovrà rinunciare all’assegno.

Tutte le tabelle per l’invalidità civile suddivise per patologie con relative percentuali

Sul punto del resto c’era anche l’articolo 10 bis, comma 1 del regolamento Cee numero 1247 del 30 aprile, che è stato alla base dell’ordinanza della Cassazione.

Vediamo cosa dice:

«Le persone alle quali il presente regolamento è applicabile beneficiano delle prestazioni speciali in denaro a carattere non contributivo esclusivamente nel territorio dello Stato membro nel quale esse risiedono ed in base alla legislazione di tale Stato, purché tali prestazioni siano menzionate nell’allegato II bis. Tali prestazioni sono erogate a carico dell’istituzione del luogo di residenza».

Elenco delle agevolazioni previste in base alla percentuale di invalidità posseduta

Quindi, se ricevete una trattamento assistenziale, ma non avete versato contributi (o comunque quell’assegno non viene calcolato in base alla contribuzione), è meglio sapere che non si potranno ricevere risiedendo in un altro Paese europeo.

Trasferirsi all’estero con la pensione d’invalidità: trattamenti non esportabili

In sintesi e per maggiore chiarezza questi sono i trattamenti che non possono essere fruiti risedendo all’estero:

Ovviamente questi trattamenti si perdono sono se si risiede all’estero in modo stabile. Se invece il trasferimento non dura più di qualche mese il diritto non decade.

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