La spallata del vecchio leone al presidente del tribunale di Avellino

Finalmente è arrivata la presa di posizione del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Avellino per "sollevare l'avvocatura" dall'inconsueto e incredibile ruolo di messi notificatori.

La spallata del vecchio leone al presidente del tribunale di Avellino
4' di lettura

(di Gerardo di Martino*) – Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino. Ma anche, chi troppo vuole nulla stringe. Oppure, una volta corre il cane e l’altra la lepre. O ancora, la coperta è sempre troppo corta, ma anche la corda si spezza, se tirata troppo.

Fosse solo perché, ad una capo, sia della corda che della coperta, ci sono (e ci sono stati) magistrati dirigenti degli uffici giudiziari, direttori amministrativi e sindacati.

*L’avvocato Gerardo Di Martino – Foto di Roberta Barzaghi

Il diritto di difesa

Mentre all’altro capo, anche qui, sia della corda che della coperta, con aspettative confliggenti, avvocati e cittadini assistiti, anzi irriducibili romantici del processo giusto e, in fondo in fondo, dichiarati peccatori, all’inferno sol perché desiderosi di equità, di lavoro e di giustizia.

Da una parte il potere, l’autorità, il comando, dunque.

Dall’altra, le libertà fondamentali ed il diritto di difesa, intese come fondamento, anzi pietra filosofale di qualsivoglia Stato che intenda definirsi “di diritto”.

E allora riavvolgiamo il nastro.

La paura non è più vantaggiosa

La gestione della paura è stata dirimente nel tirare la coperta da un lato. C’è stato un momento, a marzo ed aprile, in cui la paura imperava, senza che vi fosse argine.

Nemmeno l’esercizio e la tutela delle fondamentali funzioni pubbliche, e con loro, delle connaturate libertà, si poteva frapporre (come, invece, accaduto in tutti gli Stati con la maiuscola).

Mancava il baluardo: gli avvocati.

Oggi la paura ha smesso di essere l’emozione più vantaggiosa. E la storia ha imboccato un’altra direzione, in uno al virus (che dalla prima molto dipende).

E allora, risvolgiamo il nastro.

“Nessun diritto di difesa”

I capi degli uffici giudiziari non hanno per niente fatto buon uso della sapienza popolare, quella ricordata nelle prime righe di questo scritto.

È pur vero che, per lungo tempo, troppo tempo, ingiustificatamente, l’altro capo della corda, quello lasciato a casa, non ha nemmeno emesso un flebile sospiro, spalleggiando, anzi, la “chiusura” della Giustizia (domanda: chi retribuirà i due Colleghi – per ricordare, Giacomo Sorrentino e Giuseppina Alfano – che per tre o quattro mesi hanno prestato la loro opera? Nemmeno un GRAZIE, scritto volutamente in maiuscolo, da parte degli “orchestranti”. Anzi, forse, un bel “calcione”, quando sarà, alla prima…).

Sta di fatto che chi aveva il potere ed il dovere di assicurare il compiuto esercizio del diritto di difesa l’ha fatto male, nella incapacità di mediare tra le posizioni.

Certamente non ha dedicato la giusta attenzione alle oscillazioni di questo bilanciere, mai osservato prima, il Presidente del Tribunale di Avellino.

E così, da visionari, io e tutti quelli che con me, o come me, hanno sostenuto che l’idea di far assorbire ad un qualunque sistema giudiziario l’aperta violazione del diritto di difesa, sarebbe stato, alla lunga, un grande fallimento, alla fine l’hanno spuntata.

Volere è potere

Volere è potere, ripete sempre il saggio.

Ecco, allora, alzarsi impetuoso, roboante, severo e vibrante, il ruggito del “vecchio leone”, la spallata che tutti attendevano da tanto, troppo tempo.

La presa di posizione, netta, del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avellino, il ruggito del suo Presidente, apre finalmente la contesa.

In ritardo? Certo! Ma finalmente.

Il “vecchio leone” dà la spallata, anzi la zampata, perchè è giusto, perchè non si dica, mai, che la savana non sia suo territorio, di vita e di caccia.

Perché la paura e la stucchevole deferenza non è mai stata compagna di una vera classe dirigente.

Perché, alla fine, la storia premia sempre i più coraggiosi.

E così l’Ordine degli Avvocati di Avellino, giovedì scorso, finalmente, dopo tanto peregrinare, approva una delibera nella quale solleva l’Avvocatura dall’inconsueto ed incredibile, anzi abietto ruolo impropriamente affidatole, di messi notificatori per conto dello Stato.

Non solo. Impone a tutti una nuova nozione di diritto di difesa, quella da sempre auspicata da un manipolo di avvocati. Quella da sempre custodita, con parsimonia, da un drappello di Colleghi.

La stessa oggi restituita, in tutta la sua magnificenza, da quei pochi a tutti.

Ringhia leone, ringhia!

Alza forte il tuo ruggito – senza anelare ad appuntamenti e senza attendere che la sorte ti sia favorevole – affinché tutta la savana possa ascoltare la sua eco, e finalmente seguirlo, verso una nuova alba irpina.

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