Trombosi, dobbiamo preoccuparci del vaccino AstraZeneca?

C'è il sospetto che casi di trombosi possano essere collegati alla somministrazione del vaccino contro il coronavirus prodotto da AstraZeneca. Ma dobbiamo davvero preoccuparci, c'è una correlazione? Apparentemente sembra di no, lo dicono i numeri e le statistiche. Ma c'è un aspetto che non può essere sottovalutato. Vi spieghiamo quale.

6' di lettura

Trombosi, dovremmo preoccuparci della reazione avversa al vaccino AstraZeneca? Ok, per ora è stato sospeso, ma è evidente che in un tempo ragionevole sarà quasi impossibile accertare con sicurezza una eventuale connessione tra quel gravissimo sintomo e gli effetti collaterali connessi al vaccino anglo-svedese. C’è però un dato che dovrà essere valutato con attenzione e, come vederemo, riguarda le piastrine, che in alcune persone vaccinate con il prodotto anglo-svedese sono basse in modo anormale. Ma di questo, se hai la pazienza di leggere, parleremo dopo.

Lo stop dell’Aifa alla somministrazione del vaccino AstraZeneca in Italia per alcuni casi di trombosi avvenuto poco dopo l’iniezione, è stato imposto anche in Germania, Olanda, Danimarca, Norvegia, Francia e Spagna (ma non solo).

La trombosi in Italia

Si tratta di un eccesso di zelo o davvero quel vaccino – o alcuni lotti di quel vaccino – possono causare la trombosi, ovvero una patologia spesso letale?

La trombosi o tromboembolismo venoso è una patologia molto comune, la terza malattia cardiovascolare più frequente. In Italia ha una incidenza di un caso ogni mille abitanti. Non poco.

Tradotto in cifre più significative, vuol dire 60mila casi all’anno, 1.150 alla settimana e 166 al giorno. Con o senza vaccinazione contro il coronavirus. In pratica l’incidenza dei casi di trombosi tra le persone che hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca sarebbe del tutto in linea con l’incidenza nella popolazione generale.

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Comunque sia si sta ora valutando caso per caso, alla ricerca di un eventuale collegamento tra la vaccinazione e gli episodi di trombosi che si sono registrati in Italia. Al momento non sarebbero emerse connessioni significative. Ma comunque sia buona parte dell’Europa ha deciso di sospendere la somministrazione del vaccino.

I casi in Europa

I numeri più significativi per tracciare un dato credibile sulla sicurezza dle vaccino AstraZeneca sono proprio quelli europei, ovvero i Paesi Ue che l’hanno usato più la Gran Bretagna, che è partita con largo anticipo. In tutto 15 milioni di persone vaccinate, con 15 casi di trombosi venosa e 33 di embolia polmonare. Numeri che sono più bassi della consueta incidenza di queste patologie.

Non ci sarebbero neppure problemi di qualità dei singoli lotti. Vengono effettuati più di 60 test in venti laboratori diversi. Sarebbe quindi molto difficile – almeno secondo fonti interne alla casa farmaceutica -, che un lotto sia diverso dall’altro.

Resta un dato: a prescindere dai numeri 12 Paesi europei hanno sospeso le vaccinazioni con AstraZeneca nonostante questo comporti inevitabili e ulteriori ritardi per la campagna di immunizzazione (che è già lenta). Tutti stanno agendo, e lo sottolineano, in via precauzionale.

Negli Stati Uniti il vaccino AstraZeneca non è stato ancora approvato dalla Fda (l’ente regolatorio Usa, come l’Aifa italiana o l’Ema europea). Ma lì non hanno troppa fretta, Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson sono aziende americane, coprono già le necessità del Paese.

A spingere i Paesi Europei a sospendere le somministrazioni di vaccino AstraZenaca hanno inciso in particolare i 4 casi gravi registrati in Norvegia, che ha riguardato persone al di sotto dei 50 anni. Quasi tutte hanno sviluppato coaguli o anomalie emorragiche con un basso numero conto di piastrine. Due sono morte per emorragie cerebrali, gli altri due sono ricoverati in ospedale. Poi ci sono state morti segnalate, per le stesse cause (in pratica delle trombosi), anche in Danimarca e in Italia.

Il collegamento tra questi decessi è la quasi contemporaneità con la somministrazione del vaccino AstraZeneca, in tutti i casi comunque non è stato ancora possibile trovare un nesso preciso, una causa scatenante della patologia direttamente legata alla somministrazione del vaccino.

Trombosi, cosa è un coagulo di sangue?

Un coagulo di sangue si forma quando una goccia di sangue, appunto, si ispessisce e diventa gelatinosa bloccando la circolazione. I coaguli, che generano la trombosi, in genere si formano in risposta a lesioni, ma possono anche essere causati da molte malattie, come il cancro, patologie genetiche, l’uso di alcuni farmaci o un prolungato e forzato riposo a letto.

I coaguli che si formano nelle gambe a volte si staccano e viaggiano verso i polmoni o il cervello e lì possono diventare mortali.

Il vaccino può causare coaguli di sangue?

La domanda è: un vaccino può causare la trombosi? Al momento non è stato dimostrato da nessuno studio scientifico. E i ricercatori ritengono che i casi segnalati non siano collegati alla somministrazione dei vaccini contro il coronavirus.

Negli Stati Uniti i coaguli di sangue colpiscono tra 300mila e 600mila persone l’anno. Vuol dire che ogni giorno, solo negli Usa, tra 1.000 e 2.000 persone sono colpite da forme di trombosi più o meno grave.

Negli Stati Uniti sono stati fatti alcuni calcoli: ogni giorno negli Usa 2.3 milioni di persone ricevono il vaccino (in questo caso Pfizer e Moderna), vuol dire che in un Paese dove vivono 253 milioni di adulti l’1% della popolazione riceve una dose di vaccino contro il coronavirus.

Un ulteriore calcolo su quelle 1.000, 2.000 persone, l’1% potrebbe avere una trombosi, a prescindere dal vaccino, ma seguendo una media nazionale ormai stabile negli anni, quindi tra 10 e 20 persone al giorno immunizzate al coronavirus potrebbero avere un malore causato da un coagulo di sangue.

Fino a quella cifra gli studiosi, in questo caso americani, non si preoccupano, perché il dato rientra nell’incidenza regolare per quel tipo di patologie. L’allarme dovrebbe scattare se quel numero aumentasse, allora l’ipotesi di una correlazione tra il vaccino e le trombosi potrebbe essere possibile.

AstraZeneca e le piastrine basse

Fin qui ci siamo, ma la questione non riguarda Pfizer e Moderna, ma AstraZeneca. Quindi i dati che ci interessano sono al più quelli britannici dove sono state distribuite quasi dieci milioni di dosi del vaccino anglo-svedese. I dati della Gran Bretagna rivelano che alcune forme di coagulazione del sangue, anche se molto rare, si sono verificate in maniera simile sia per il vaccino AstraZeneca sia per Pfizer. Con una sola differenza: tra le persone vaccinate con il prodotto anglo-svedese si sono registrati numeri anormali di piastrine basse, che causano emorragie.

Un dato che può essere sufficiente per approfondire questo aspetto prima di riprendere a vaccinare milioni di persone.

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