Troppe visite fiscali: è mobbing?

Troppe visite fiscali: è mobbing? Vediamo quando si può configurare la persecuzione nei confronti del dipendente. Le regole e i limiti della visita fiscale. Le sentenze dei tribunali e della Cassazione quando esagerare sfocia nell'illegittimità.

5' di lettura

Troppe visite fiscali: è mobbing, lo ha stabilito una sentenza che ha condannato il datore di lavoro. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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In pratica con lo strumento delle visite fiscali sarebbe stata messa in pratica una condotta vessatoria e persecutoria nei confronti del dipendente.

Analizziamo questo caso e verifichiamo insieme quando una visita fiscale reiterata può essere definita mobbing nei confronti del dipendente. E cioè, per essere ancora più chiari: quando la visita fiscale si trasforma da un diritto del datore di lavoro in un atto illegittimo.

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Dunque, come sapete, il dipendente che si assenta per malattia è obbligato a comunicarlo immediatamente al titolare dell’azienda. Deve farlo anche per consentire l’attivazione di eventuali controlli da parte dell’Inps. Quei controlli vengono effettuati, appunto, tramite le visite fiscali.

L’istituto di previdenza inizia a erogare l’indennità di malattia a partire dal quarto giorno di assenza. Può coprire fino a un massimo di 180 giorni ogni anno.

I primi tre giorni devono invece essere indennizzati, come si legge nei contratti collettivi, dal datore di lavoro.

Troppe visite fiscali: reperibilità

Durante i giorni di assenza per malattia il lavoratore deve rimanere in casa durante gli orari di reperibilità (che cambiano tra pubblico e privato, come vedremo). Deve dunque essere disponibile a sottoporsi alla visita fiscale. Il datore può chiedere all’Inps di attivare la verifica, ma l’istituto può anche agire di sua iniziativa. (Visita fiscale, niente sanzione se non senti il campanello)

Cos’è la visita fiscale? Si tratta di un controllo previsto dalla legge e deve accertare se lo stato di malattia dichiarato dal dipendente sia reale.

Come accennato gli orari di reperibilità per la visita fiscale cambiano tra il pubblico e il privato. Vediamo come:

  • per i lavoratori del settore pubblico: 9/13 – 15/18;
  • per i lavoratori del settore privato: 10/12 – 17/19.

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Troppe visite fiscali: festivi e prefestivi

La reperibilità deve essere assicurata anche nei giorni festivi e prefestivi (una visita fiscale può essere disposta anche di domenica, a Natale, a Capodanno e durante i ponti).

Se il lavoratore non viene trovato a casa c’è una gradualità di sanzioni:

  • con l’assenza alla prima visita fiscale: perde ogni trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia;
  • con l’assenza alla seconda visita fiscale: oltre alla sanzione precedente gli viene ridotto del 50% il trattamento economico per il periodo residuo;
  • con l’assenza alla terza visita fiscale: l’erogazione dell’indennità Inps viene interrotta da quale momento e fino al termine del periodo di malattia. In pratica non gli viene riconosciuta l’inabilità temporanea per malattia.

Troppe visite fiscali: inadempienza verso il datore di lavoro

È importante una precisazione: l’assenza durante la visita fiscale presuppone una inadempienza non solo nei confronti dell’Inps, ma anche del datore di lavoro. In alcuni casi – soprattutto se le assenze sono ripetute – si può anche attivare il licenziamento per giusta causa.

Esonero dalla visita fiscale con più del 70% di invalidità?

Se il dipendente durante l’indennità di malattia ha la necessità di assentarsi durante gli orari di reperibilità è preferibile che avvisi il datore di lavoro. Si fa eccezione solo per casi di urgenza imprevedibile (che devono essere provati).

Troppe visite fiscali: frequenza controlli

Ma veniamo al dunque di questo articolo: le visite fiscali troppo frequenti e i dubbi sulla loro legittimità.

Partiamo da un presupposto: la visita fiscale può essere ripetuta più volte durante il periodo di malattia. In alcuni casi potrebbero verificarsi due volte nella stessa giornata. Capita quando il controllo viene richiesto dal datore di lavoro e si accavalla con quello che è stato programmato di routine dall’Inps.

Fino al 2017 un dipendente in malattia dopo aver ricevuto la visita fiscale poteva tranquillamente allontanarsi da casa. Le eventuali altre assenze non erano sanzionate. Con la legge Madia, invece, il lavoratore deve farsi trovare a casa sempre nelle ore di reperibilità, anche se è già stato controllato.

Troppe visite fiscali: mobbing

Ma ovviamente a tutto c’è un limite. Troppe visite fiscali possono portare al riconoscimento del mobbing nei confronti del dipendente. Come sapete il mobbing è una condotta illecita.

In pratica si configura quando si ripetono nei confronti di un dipendente dei comportamenti ostili per un periodo di tempo prolungato.

Troppe visite fiscali: il caso

In una sentenza emessa dai giudici di Appello della Corte di Bari, i magistrati hanno riconosciuto il mobbing nei confronti di un insegnante della scuola pubblica che ha ricevuto la bellezza di 14 visite fiscali in soli tre mesi. Tutti controlli che sono stati richiesti dal dirigente scolastico.

Per i giudici queste visite ripetute (una a settimana) avevano sottoposto l’insegnante a «prepotenza e umiliazione». Ma non solo: per i giudici è apparso anche evidente che la raffica di visite fiscali era parte di una strategia adottata dal dirigente per «eliminare» il docente».

La Cassazione, successivamente, con la sentenza numero 10725 del 2019, ha ritenuto che il mobbing fosse configurabile anche quando un datore di lavoro chiede ripetutamente al dipendente chiarimenti per le assenza causate da malattia e cure mediche.

In definitiva, l’intento persecutorio, e quindi il mobbing, si può dedurre anche dall’inutilità dei controlli disposti.

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