Zucchero, ecco tutte le inquietanti verità

Zucchero, ecco tutte le inquietanti verità: le conseguenze negative per la salute sono evidenti ma nuovi studi evidenziano altri e grafi effetti negativi sulla salute. A cominciare dai disturbi intestinali. La dieta mediterranea, più ricca di fibre, è indicata per contrastare l'eccesso di zuccheri. Ma attenzione alle etichette, anche molti alimenti ritenuti sani sono invece ricchi di zuccheri. Ecco quali.

5' di lettura

Sullo zucchero e le conseguenze di un uso continuo e prolungato per il nostro organismo sono stati effettuati miriadi di studi. I più recenti, però, evidenziano danni ancora maggiori di quelli che avremmo potuto immaginare. E in particolare una ricerca mostra una connessione netta tra un elevato consumo di zucchero e malattie come la colite ulcerosa.

Per molti anni gli studiosi hanno messo in correlazione gli alti tassi della malattia infiammatoria intestinale con la tipica dieta occidentale, quella che si consuma abitualmente in molti Paesi industrializzati del pianeta.

La dieta occidentale è ricca di grassi, proteine animali e zuccheri. Al contrario è povera di verdure, legumi, cereali integrati e frutta. Per anni gli scienziati hanno ritenuto i grassi e le proteine animali come cause principali della colite ulcerosa. Gli ultimi studi hanno invece accertato che uno dei principali responsabili è invece lo zucchero.

I dati di uno studio pubblicato nel febbraio del 2016 su Inflammatory Bowel Diseases, hanno riscontrato una evidente associazione tra un modello alimentare ad alto contenuto di zucchero e bevande analcoliche (solitamente ricche di zucchero) e il rischio di colite ulcerosa, patologia che negli ultimi 50 anni ha avuto un elevato incremento.

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Sono state coinvolte 366.351 persone, provenienti da diversi Paesi europei.

Gli autori della ricerca hanno notato una diversificazione nord sud. Ovvero: nei Paesi dell’Europa settentrionale, dove la dieta occidentale è più diffusa, le malattie infiammatorie intestinali sono assai più frequenti. Nei Paesi dell’Europa meridionale, che tendono a seguire la dieta mediterranea, ricca di verdure, legumi, frutta, noci, prodotti a base di cereali, pesce e olio d’oliva, le malattie infiammatorie intestinali avevano una incidenza notevolmente più ridotta.

Così lo zucchero danneggia il microbiota intestinale

Come saprete lo zucchero è già conosciuto per i suoi effetti infiammatori sull’organismo. Ma anche per il suo stretto legame con una serie di gravi malattie, come quelle cardiovascolari, l’obesità, il cancro e il diabete di tipo 2.

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La precisa relazione tra zucchero e disturbi intestinali è ancora poco chiara, ma i dati che arrivano da studi sugli animali sembrano indicare, in modo evidente, gli effetti deleteri dello zucchero sul microbiota intestinale.

Ma cos’è il microbiota intestinale?

Il microbiota intestinale è un elemento fondamentale dell’ecostistema intestinale. È una sorta di comunità microbiotica del tratto enterico, ed è costituito da batteri, lieviti, parassiti e virus. Quando questa comunità vive in equilibrio consente un funzionamento efficace con gli altri componenti dell’ecosistema intestinale. Il microbiota svolge una serie di funzioni essenziali: sintetizza sostanze utili all’organismo, protegge e stimola il sistema immunitario ed elimina sostanze tossiche.

È quindi fondamentale per la salute generale dell’organismo.

Uno studio sui topi pubblicato nell’ottobre 2020 su Science Translational Medicine ha rilevato che il consumo di una soluzione zuccherina al 10% per una settimana (meno del consueto 15% contenuto nella maggior parte delle bevande analcoliche), ha alterato in modo importante e negativo la composizione del microbiota intestinale. Due tipi di batteri che degradano il muco sono diventati più abbondanti, portando all’erosione dello strato di protettivo dell’intestino, mentre le quantità di batteri “buoni”, come il Lactobacillus, sono diminuite. Una condizione ideale per la colite.

L’aumento dei disturbi intestinali in occidente è coinciso anche con l’aumento del consumo di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio. Lo trovate in tanti alimenti, anche quelli che ritenuti sani, come yogurt dolci e barrette di cereali. Ma anche in molti dessert, nella frutta secca, in alcuni cracker e nei pasti preconfezionati (fate attenzione alle etichette). In genere in tutti gli alimenti “industriali” dal sapore dolce.

Lo sciroppo di mais è stato collegato da molti studi all’aumento dell’obesità e del diabete di tipo 2.

Gli effetti benefici della fibra

Un consumo elevato di zucchero, associato a un basso consumo di verdure amplifica gli effetti negativi.

Come abbiamo visto lo zucchero danneggia il microbiota intestinale, mentre le verdure, soprattutto quelle ricche di fibre, hanno dimostrato di avere effetti positivi. Anzi, neutralizzano gli effetti nocivi delle bevande analcoliche. È quindi chiaro che se le verdure proteggono, la loro assenza amplifica di fatto il rischio.

Le diete che sono prive o povere di fibre sono associate a un rischio più elevato di contrarre malattie cardiache, cancro, obesità, diabete di tipo 2 e naturalmente i disturbi intestinali, compresa la colite ulcerosa.

Le fibre possono invece portare sollievo anche dopo che si è verificato il danno e la risposta immunitaria è stata pregiudicata dall’assunzione di una dieta ricca di zuccheri e povera di fibre.

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Lo conferma uno studio pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology nel maggio 2020. Le persone con colite ulcerosa che sono passate a una dieta ricca di verdure, frutta e fibre hanno riportato un miglioramento della loro condizione di salute e della qualità della vita. E per chi ha ridotto l’assunzione di grassi è andata anche meglio, con una notevole riduzione delle infiammazioni e un microbiota intestinale più sano.

Lo studio ha anche stato dimostrato che gli acidi grassi a catena corta, quelli che vengono prodotti quando le fibre insolubili provenienti dalla materia vegetale della dieta fermentano nell’intestino, esercitano una serie di benefici effetti per la salute, tra cui una stabilizzazione della glicemia e una riduzione dell’infiammazione sistemica.

Alimenti ricchi di fibre come verdure, legumi, cereali integrali e frutta – pilastri della dieta mediterranea – incoraggiano tutti la produzione di acidi grassi a catena corta. E sono proprio ciò che manca a una dieta occidentale, che privilegia invece cibi e bevande ad alto contenuto di zucchero.

Ma qual è il limite di zucchero che si può assumere

L’American Heart Association raccomanda non più di 6 cucchiaini di zucchero aggiunto al giorno per le donne e 9 per gli uomini. Vi sembrano tanti? Non proprio. Basta considerare con una singola lattina di Coca Cola contiene l’equivalente di 8 cucchiaini di zucchero aggiunto. Mantenersi sotto quel limite non è così semplice. Anche perché, come abbiamo visto, sono tanti gli alimenti arricchiti con quantità anche elevate di zucccheri.

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