Truffa famiglie: dura condanna per avvocatessa irpina Cantone

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Cinque anni e due mesi di reclusione e una provvisionale di 283mila euro. Questa la pena decisa dal giudice Giulio Argenio, per l’avvocatessa irpina, Maria Virginia Cantone, 54 anni, con studio a Cervinara, arrestata a settembre per truffa aggravata e patrocinio infedele, ai danni di Ernesto Persico (rappresentato dagli avvocati Claudio Frongillo e Federico Giusto), e di Rosario Parcesepe (difeso dall’avvocato Arturo Pardi), raggirati complessivamente per oltre 280mila euro.

La decisione del magistrato è arrivata al termine di un camera di consiglio durata tre ore. Dopo la requisitoria in cui il vice procuratore onorario, Rossella Silvestro, aveva chiesto sei anni di reclusione. Una “pena feroce” per gli avvocati Dario Vannetiello e Sergio Clemente che assistevano la Cantone, una richiesta “giusta” secondo le famiglie di Ernesto Persico e Rosario Percesepe che hanno atteso un anno continuando a invocare “giustizia” e la “restituzione del denaro”.

Il racconto delle vittime

Persico aveva raccontato come, dopo aver perso la moglie in un incidente stradale, si era fidato della Cantone che in più episodi lo aveva ingannato, sottraendogli circa 260mila euro. Percesepe aveva parlato di una storia che ha reso il caso dell’avvocatessa irpina di rilevanza nazionale: mail inviate, questo credeva l’anziano, da Raffaele Cantone, numero uno dell’Anac nazionale, che l’avvocatessa avrebbe spacciato per il fratello capace di ottenere il “favore” dei giudici per sentenze facili.

Le dichiarazioni dell’imputata

Maria Virginia Cantone ha deciso di non attendere in aula l’esito del tribunale. Ma di tornare a casa, dove è ristretta ai domiciliari da settembre. Questa mattina ha professato la sua innocenza, durante le dichiarazioni spontanee, in cui ha aggiunto di “aver pagato anche delle spese mediche a Persico”. E di aver affrontato “a sue spese tutti i viaggi” fino al comune laziale di Piedimonte San Germano, dove c’era la sede della società alla quale era intestata l’auto coinvolta nell’incidente in cui Persico aveva perso la moglie ed era rimasto gravemente ferito con le due figlie. Proprio per avere il risarcimento – legato a quel drammatico sinistro – l’uomo si era affidato alla Cantone.

L’avvocatessa ha consegnato al giudice dei patti di quota lite che avrebbe stipulato con Persico. Degli accordi con i quali l’avvocato e il cliente stabiliscono il compenso per la prestazione professionale svolta, cifra determinata in percentuale rispetto al risultato ottenuto.

Sul banco dei testimoni è salito anche il fratello dell’avvocatessa di Cervinara: “Lui (Persico) era un cliente di mia sorella, frequentava la nostra casa molto spesso. Eravamo diventati amici di famiglia. Lei forniva assistenza legale ad altri parenti della moglie di Persico. Mi ricordo quando lui ha chiamato mia sorella sul cellulare. Gli ha detto vieni con me. Siamo arrivati alla filiale del banco di Napoli. Lui (Persico) era con la figlia, il fratello e il cognato. La banca ha disposto gli assegni circolari. Li ho visti all’uscita. Erano di 70mila euro e altri 70mila. Mia sorella ha detto ci vediamo allo studio per le fatture. Giorni dopo lui mi ha detto sono andato allo studio dell’avvocato a prendere queste fatture”.

“I suoi clienti come bancomat”

Una versione differente rispetto a quella emersa dalla requisitoria del pm e dall’arringa dell’avvocato di parte civile, Claudio Frongillo, che con il collega Federico Giusto assissisteva proprio Persico.

“I clienti della Cantone erano diventati dei bancomat. Dai quali l’avvocato prendeva soldi quando ne aveva bisogno. Più volte si è fatta versare degli assegni. Diceva che sarebbero andati al giudice tutelare, in attesa che la figlia minore di Persico compisse la maggiore età. Una truffa scoperta per caso. Quando il mio cliente è andato a Napoli, chiedendo della cancelliera che figurava in un atto dato dalla Cantone, ha scoperto che non esisteva. E nemmeno il magistrato a cui si faceva riferimento. Immaginate il suo stupore. Dopo aver versato oltre duecentomila euro all’avvocato in più trance”, ha spiegato Frongillo al termine di una veemente arringa.

La versione della difesa

Il legale della Cantone, Vannetiello, nella lunga arringa si è scagliato contro la richiesta di condanna invocata dalla Procura.

“E’ la prima volta che sono costretto a fronteggiare una richiesta di sei anni per dei reati di truffa. La mia cliente è una collega che ha innegabilmente lavorato, come dimostrato da parte del risarcimento ottenuto in favore dell’uomo che poi l’ha denunciata. Inoltre ci sono quei di quota lite che testimoniano, se lei li accoglierà per buoni, l’accordo che c’era fra l’avvocato e Persico”.

Per quanto riguarda la posizione di Percespe, la difesa della Cantone con l’avvocato Clemente ha contestato le modalità di querela. Argomenti che sembrano non aver convinto il giudice che ha deciso la condanna di poco inferiore a quella richiesta dalla Procura. Il magistrato ha respinto anche la revoca degli arresti domiciliari chiesta dalla difesa. La sentenza verrà impugnata in Appello.

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