Truffa milionaria Autobrennero: indagata commercialista irpina

Auto della guardia di finanza
2' di lettura

Una truffa milionaria ai danni della società che gestisce l’Autostrada A22 del Brennero. Nel mirino è finita una commercialista che ha la sede in provincia di Avellino. C’è anche lei fra le dodici persone denunciate dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Trento e dalla Polizia di Stato del Compartimento Polizia Stradale di Bolzano, nel corso dell’operazione “Tarantella”. Accusate a vario titolo di dichiarazione fiscale fraudolenta, truffa aggravata ai danni dello Stato, corruzione e auto-riciclaggio.

Oltre cinquanta perquisizioni in tutta Italia

Cinquanta perquisizioni in tutta Italia e un provvedimento di sequestro preventivo di oltre un milione di euro. Firmato – su richiesta della Procura – dal gip del tribunale di Trento. Una vasta operazione che ha visto impegnati oltre cento finanziari e trenta unità della Polizia Stradale.

Otto le regioni finite nel mirino degli inquirenti (oltre al Trentino Alto Adige, proprio la Campania, il Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Campania). I militari e i poliziotti hanno focalizzato la loro attenzione su privati e società in provincia di Avellino, Trento, Brescia, Verona, Pavia, Reggio Emilia, Modena, Pisa, Roma.

L’indagine è nata così

L’indagine ha avuto spunto da dati acquisiti dalla Polizia stradale di Trento, che aveva raccolto informazioni su presunti illeciti fiscali, compiuti da imprese private che gestiscono punti vendita in varie aree di servizio lungo l’A22.

Gli approfondimenti dei finanziare hanno permesso di tracciare il quadro degli illeciti contestati: il sistema di frode mirava a non versare gli importi dovuti dalla società alla dirigenza dell’A22, così come previsto dagli appalti in corso.

Gli investigatori hanno accertato come veniva sistematicamente omessa l’emissione degli scontrini nei momenti di maggior afflusso della clientela. Fatture relative per lo più a prodotti tipici locali. O i prodotti – secondo quanto si legge nel decreto di sequestri – venivano passati per altri articoli su quali l’Autobrennero non richiedeva percentuali di vendita, come i generi di monopolio. Un inganno reso possibile da una manipolazione dei software dei registratori di cassa, grazie a un tasto dedicato denominato “capriccio” o “panciotto” che faceva scattare i beni come esenti da royalties e Iva.

Gli inquirenti si stanno concentrando anche su dipendenti infedeli che potrebbero aver giocato un ruolo determinante nella truffa.

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