Truffe online quando la banca deve risarcire il cliente

Truffe online quando la banca deve risarcire il cliente: in Italia si consumano ogni anno 98.000 attacchi a clienti di home banking, quando è colpa della banca? Come farsi risarcire dall'istituto di credito, quando la banca può dirsi negligente, come tutelarsi prima e quali sono le truffe telematiche più diffuse.

5' di lettura

Gli italiani che usano l’home banking, i servizi digitali delle banche, sono in costante aumento, così come le frodi purtroppo. In questo articolo verifichiamo in caso di truffe online quando la banca deve risarcire il cliente.

Come sapete i tipi di truffa online oggi sono diversi. Un report della polizia postale dello scorso anno ha indicato in 98mila i casi che si sono registrati in Italia.

Il più diffuso è il phishing; un attacco informatico che permette ai criminali di impossessarsi dei codici utente e password delle vittime.

C’è poi lo smishing, che consente ai malviventi di carpire i dati con un sms, o il call ID spoofing, con il quale si vieni contattati con un numero di telefono uguale a quello della banca, o anche il SIM Swappingm che con un raggiro vi disabilita la Sim.

Truffe online quando la banca deve risarcire il cliente: come prevenire i raggiri

Per difendersi da queste truffe online è necessario rispettare delle regole di prudenza generali:

diffidate delle comunicazioni che arrivano dalle banche per confermare o aggiornare le credenziali di autenticazione (queste procedure non vengono mai attivate via e mail).

Se la e mail viene ritenuta sospetta meglio avvisare subito la banca.

Se la e mail dovesse invece essere ritenuta autentica, non utilizzate il link ricevuto, effettuate eventualmente l’operazione richiesta direttamente dal portale che usate di solito.

Attenzione anche agli allegati al messaggio e mail. File di formato .exe, .doc, .pdf possono nascondere virus, come il financial malware o trojan banking, che sono in grado di carpire le credenziali della vittima.

Verificate sempre i siti che richiedono l’inserimento di dati su carte di credito e credenziali d’accesso per l’home banking siano protetti da protocolli di trasmissione cifrati (contraddistinti dal prefisso HTTTPS).

Controllate il nome dei sito corrisponda al nome del dominio utilizzato per quel servizio.

Cambiate la password con frequenza o appena sospettate un accesso non autorizzato.

Truffe online quando la banca deve risarcire il cliente: la decisione dell’ABF

Ecco, dopo questa breve disamina sui tipi di azioni criminali via internet più diffuse e le precauzioni per evitarle, torniamo all’argomento di questo articolo: truffe online quando la banca deve risarcire il cliente.

E dunque, c’è stata una recente decisione dell’Arbitro Bancario Finanziario (Abf, organo che si occupa delle controversie tra clienti e banche). Riguardava un punto in particolare: se una banca ‘è a conoscenza di un tentativo di truffa in atto, e non è intervenuta, deve rimborsare il correntista.

La vittima in questione era stata truffata con il sistema del calle ID spoofing. Era stato contatto dal numero verde della banca che aveva chiesto credenziali e codice di accesso temporaneo. In realtà era una truffa. Il conto corrente è stato azzerato.

La banca è stata avvisata e ha deciso di non riconoscere alcun rimborso al cliente, che si è così rivolto all’Abf.

L’Abf ha ritenuto che la banca avrebbe dovuto nutrire dei sospetti per una serie di movimenti sul conto corrente del cliente oltre ad accessi anomali del truffatore nel profilo personale del cliente.

E infatti, prima di ricorrere al “numero verde”, il malvivente aveva avuto accesso da un IP mai usato dal cliente, cambiando il Pin e bloccando le notifiche via sms.

Queste azioni preliminari alla truffa complessiva, ha sostenuto l’Abf, avrebbero dovuto spingere la banca a intervenire segnalando al cliente gli accessi sospetti.

Truffe online quando la banca deve risarcire il cliente: concorso di colpa

Per l’Arbitro Bancario Finanziario la banca è da condannare, non perché il truffatore ha ottenute le credenziali del cliente, ma per non aver avvisato il cliente della violazione.

Un cliente avvisato avrebbe cambiato le sue credenziali (a partire dal PIN), evitando di subire la truffa.

La banca, in caso di sospetto, ha l’obbligo di intervenire, anche contattando il cliente o, nel caso, bloccando in via cautelativa l’operazione.

Il mancato intervento della banca presuppone una negligenza e quindi un concorso di colpa.

L’Abf ha quindi ritenuto la banca corresponsabile del danno subito dal cliente e tenuta a rimborsare il correntista della metà delle somme prelevate dal truffatore.

E quindi la responsabilità della truffa subita non può essere addebitata solo al cliente (che ha ingenuamente fornito le credenziali al numero verde).

Truffe online quando la banca deve risarcire il cliente: l’onere della prova

Nel caso appena descritto l’Abf ha applicato la normativa in vigore in tema di truffe online.

Cosa dice la legge? Se un cliente nega di aver autorizzato una operazione sul suo contro corrente, l’istituto di credito deve provare l’avvenuta autenticazione dell’operazione, la corretta registrazione e contabilizzazione oltre ad accertare che non ci siano stati problemi nel funzionamento delle procedure o altri inconvenienti.

Ma questa “prova” non è comunque sufficiente a dimostrare che l’operazione sia stata autorizzata dall’utente, o che abbia agito in modo fraudolento o ancora, che abbia commesso un dolo o una colpa grave nella gestione dei suoi dati.

Se questa prova non viene dimostrata, la banca deve rimborsare il cliente vittima della truffa.

Non è però così semplice.

Truffe online quando la banca deve risarcire il cliente: conclusione

Il caso descritto è quello di un correntista che è riuscito a provare la negligenza della banca. Ossia non è stato avvisato degli accessi abusivi sulla sua rea riservata.

E dunque, per chiudere l’argomento sulle truffe online quando la banca deve risarcire il cliente, è possibile ottenere il rimborso (tutto o in parte), ma deve comunque essere provata una negligenza da parte della banca.

Cosa che è più semplice da dimostrare se seguite le regole base per evitare di essere raggirati dai truffatori. In quel caso si evita di certo la negligenza del cliente.

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