Ttozoi: da Avellino opere d’arte con le muffe famose nel mondo

Ttozoi: da Avellino opere d'arte con le muffe famose nel mondo
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In questi giorni ad Avellino c’è grande attesa per l’esposizione dal 6 aprile delle opere d’arte  di Andy Warhol all’ Axrt Contemporary Gallery , galleria d’arte contemporanea che ospita grandi artisti nostrani e internazionali. Per l’occasione ho ascoltato Giuseppe Rossi che con il curatore della mostra, Stefano Forgione, forma un duo di artisti, Ttozoi, famoso in Italia e all’estero perché creano opere d’arte con la muffa: cospargono e imbevono la tela grezza, posta su un telaio. Così si sviluppa un micro-clima che alimenta l’opera d’arte come fosse viva.

Perché utilizzare proprio un materiale inusuale come la muffa?

“ Ci sono state già persone che hanno utilizzato questo tipo di tecnica. Ad esempio, Burri ha fatto muffe e ha utilizzato impasti con acrilico e pietra pomice, ma mai differenziandosi. Ormai ci chiamano “quelli delle muffe” , in realtà, l’uso delle muffe parte da un gusto artistico, quello dell’informale. Io e Stefano ci conosciamo da tempo, abbiamo fatto lavori separati e poi ci siamo incontrati unendo la nostra arte e le nostre idee. Avevamo paura di poter cadere nella copia e ricostruire semplicemente un’opera. Tutto è nato dal concetto del non gesto ,di distaccarsi e di non creare proprio un gesto che possa essere condizionante per l’opera. Quindi io e Stefano abbiamo pensato che l’opera doveva farsi da sola, crescere come fa la natura, come la muffa. Un giorno, camminavamo per strada e ci siamo imbattuti in un muro pieno di muffa e muschi; abbiamo pensato: perché non proviamo a farlo? Così è nata l’idea”

Quindi vi definite una seconda generazione di artisti dell’informale…

“No, non ci definiamo. Stefano è un architetto, io ho studiato Economia ma sono anni che faccio opere d’arte. Il nostro lavoro non è incentrato su ciò che c’è intorno o su ciò che possiamo guadagnare ma è concentrato sull’arte. Non facciamo scelte commerciali e ci piace avere la possibilità di decidere liberamente, in questo senso. Non abbiamo una definizione; siamo un nuovo ramo ma guardiamo sempre indietro per poter prendere spunto e imparare”

Girate il mondo, tanti musei, gallerie e città ma c’è stato un posto che vi ha colpito o che vi è rimasto impresso?

“No, semplicemente per la peculiarità del nostro lavoro. Ad esempio, con il nostro Genius Loci, realizziamo le opere non nel laboratorio ma nei luoghi stessi. Lasciamo che si realizzino e che si depositano sulla tela così diventano un unicum di quel luogo, parte di esso. Ogni luogo è speciale, ritorneremo in tutti. Ogni volta è un’esperienza nuova, mai simile alle altre. È sempre una nuova scoperta. Qualche giorno fa, ritornammo a San Francisco per aprire una teca dopo 40 giorni ed è stato spettacolare il risultato”

Avete esposto anche ad Avellino, credete che questa città, come altre, abbiano bisogno di più iniziative come quella alla galleria contemporanea?

“Io credo nelle gallerie sane che vogliono formare nuovi punti di vista. Credo che questo tipo di gallerie siano alla stregua delle scuole; se non vai nei musei, non impari e se non hai qualcuno che ti sprona, non scopri. Non si abitua a vedere il mondo in modo diverso per formare persone che possano guardarlo con nuove prospettive. L’arte funziona in questo senso. L’importante è fare una buona ricerca con fruizioni importanti. Io le chiamo Istruzioni d’uso. Molte persone vanno nei musei o gallerie senza sapere perché quell’autore ha disegnato quella cosa oppure cosa significhi; hanno bisogno di un libretto d’istruzioni in modo da entrare nell’ottica dell’artista e capire quel mondo. A distanza di un anno, ad esempio, l’approccio all’ Axrt ad Avellino è cambiato: all’inizio le persone avevano un rigetto, non capivano. Ora è diverso, c’è più informazione e più sapere. C’è bisogno di ricerca e di un punto di riferimento e soprattutto tempo per far conoscere la novità”

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