Tumore al seno, il veleno d’api distrugge le cellule cancerose

Una promettente scoperta da un gruppo di studiosi australiani. La melittina, che è la principale componente del veleno, agisce molto rapidamente, in meno di un'ora, e consente alla chemioterapia di incidere in maniera ancora più efficace. Già testato sui topi. Si sta ora valutando il sistema di somministrazione e il grado di tossicità.

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Una strada per curare e in modo rapido il tumore al seno è stata scoperta da un gruppo di studiosi australiani: il veleno d’api si è rivelato molto efficace.

Il veleno delle api può uccidere le cellule del tumore al seno. O meglio, la melittina, che è la componente principale del veleno. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Harry Perkins Institute of Medical Reasearch di Perth, in Australia.

E non si tratta di una ipotesi, anzi. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Precision Oncology.

Colpisce soprattutto le cellule tumorali più aggressive

La melittina agisce velocemente e in modo radicale contro le cellule tumorali, in particolare quelle più aggressive e resistenti ad altri trattamenti.

Nei laboratori gli scienziati hanno accertato che la melittina in combinazione con i farmaci utilizzati per la chemioterapia, si attiva con una efficacia davvero notevole nel ridurre la crescita del cancro nei topi.

Può eliminare il tumore in un’ora

Quando scriviamo rapidamente, è davvero rapidamente: una specifica concentrazione del veleno delle api può infatti eliminare il 100% dei tumore al seno tripli negativi e delle cellule cancerose in una sola ora. Ma non solo. La sostanza ha effetti minimi, quasi inconsistenti, nei confronti delle cellule normali.

Questa scoperta, sostengono gli studiosi australiani, potrebbe essere utilizzata per sconfiggere quelle forme tumorali che si sono dimostrate resistenti ad altre terapie conosciute.

I ricercatori sono riusciti a riprodurre anche sinteticamente la melittina.

Come agisce la sostanza

La melittina una volta iniettata penetra la membrana del plasma, creando della porosità e sopprimendo le cellule tumorali.

Ma la melittina è capace di fare anche altro: 20 minuti dopo la somministrazione interferisce con la crescita e la riproduzione delle cellule cancerose triplo negative, consentendo poi alla chemioterapia di penetrare nelle cellule attraverso le perforazioni causate dal veleno d’api.

Saranno ora indispensabili altri studi per valutare in che modo la sostanza deve essere somministrata, ma anche per accertare la tossicità e il grado di tolleranza.

La strada sembra comunque molto promettente.

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