Turismo anno nero: un lockdown lungo dieci mesi

Turismo l'anno nero. Il 2020 sarà ricordato come l'anno peggiore per il turismo italiano con la stagione invernale che praticamente non è mai iniziata. Per l'88% degli italiani la pandemia è un freno troppo grande per poter programmare delle vacanze. C'è il rischio che anche la prossima estate sia sottotono, sia per gli italiani, sia per l'arrivo di turisti stranieri.

Turismo anno nero: un lockdown lungo dieci mesi
Turismo l'anno nero. Il 2020 sarà ricordato come l'anno peggiore per il turismo italiano con la stagione invernale che praticamente non è mai iniziata.
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Turismo anno nero. Vacanze di Natale? L’anno prossimo, forse. Con gli spostamenti tra regione bloccati, i giorni di festa trascorsi nel comune di residenza, le strutture turistico-ricettive sono inevitabilmente vuote. Tra dicembre e gennaio mancheranno all’appello i 10.3 milioni di turisti – 3.9 stranieri e 6.4 italiani – che lo scorso anno si sono mossi durante le feste di fine anno.

La vacanze di Natale sono state rinviate all’estate 2021, si spera. Ma nel frattempo il settore ha perso 8.5 miliardi, come rivela uno studio della Swg per Confturismo e Confcommercio.

C’è la pandemia, non si programmano vacanze

La propensione a viaggiare è al minimo storico. Il valore dell’indicatore – su scala 0-100 – scende di altri 5 punti su a ottobre e si attesta a 39 (peggior risultato di sempre), 31 punti meno di novembre 2019. Come dire: per il turismo la stagione peggiore della storia.

La scelta del turismo poi

A dire il vero già prima del colpo letale inferto dalle restrizione varate questa settimana con il nuovo decreto del governo, la seconda ondata di pandemia, per l’88% degli intervistati rappresentava un “freno” a programmare vacanze. La conseguenza? 7 italiani su 10 dichiaravano, già a fine novembre, che non avrebbero fatto viaggi, certamente almeno fino alla fine di gennaio, ponendo termine alle aspettative di una seppure minima ripresa. Ovvero, turismo poi.

Turismo, la situazione è peggiorata

Ora la situazione è addirittura peggiorata. Ma fanno ancora più temere le valutazioni di prospettiva: salgono al 44% – dal 37% che erano nella rilevazione di ottobre – coloro che attenderanno a partire dalla loro residenza anche quando l’emergenza sarà finita, e si riducono parallelamente di 6 punti percentuali – dal 45% al 39% – quelli che invece desiderano concedersi una vacanza non appena fuori dal rischio coronavirus.

Le vacanze? Questa estate, forse

Il 44% degli italiani ha intenzione di trascorrere le prossime vacanze in una località di mare, e solo il 30% menziona la montagna. Ci si proietta direttamente all’estate saltando l’inverno e immaginando già qualche viaggio all’estero, ma non nelle mete esotiche tipiche di questo periodo – come il Mar Rosso, i Caraibi o l’Oceano indiano – quanto in quelle dell’Europa estiva, Spagna e Grecia soprattutto.

E quindi, se la stagione estiva era stata di crisi, ma comunque c’è stata, il turismo invernale è a saldo zero e non lascia aperte prospettive migliori per l’immediato futuro.

Turismo, un lockdown lungo dieci mesi

«Il settore turismo (con i suoi 190 miliardi di valore della produzione), già prostrato – dice Luca Patanè, presidente di Confturismo Confcommercio – riceve l’ennesimo colpo durissimo con la chiusura agli spostamenti tra Regioni – addirittura tra Comuni nelle date clou – dettata dagli ultimi provvedimenti: sono regole che non consentono praticamente alcuna forma di turismo».

«Il turismo -continua – in sostanza è in lockdown da 10 mesi. Nel disegno di legge di Bilancio presentato al Parlamento dal Governo non trova spazio una “manovra” ampia e dedicata al settore. Ci aspettiamo interventi celeri, molti dei sostegni annunciati non sono ancora arrivati alle imprese. Serve un’iniziativa di più ampio respiro».

E’ un punto di non ritorno

«Anche sul Recovery Fund – conclude Patanè – si sta perdendo tempo prezioso. Non vediamo progettualità, non vediamo azioni concrete per il turismo, non si è aperto nessun tavolo di lavoro al Mibact: e dire che bastava semplicemente riproporre quello che ci aveva portati, nel 2016, a redigere il Piano strategico. Siamo al punto di non ritorno».

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