Rubriche

Un lettore dichiara amore eterno a Eliana ed è pronto ad adottare il piccione

1
3' di lettura


Cara Eliana, 
ho letto pieno di attenzione quanto scritto nel tuo articolo, toccato e colpito profondamente dalle tue parole, ti scrivo. Scrivo a te della mia vita avendo scorto, nel rapporto con il gentile pennuto, nella tua vita attimi pieni di frugalità. Mi concedo spesso lente passeggiate nel verde, d’estate soprattutto per godere del colore del grano, assaporare l’odore polveroso dell’aria torrida. Come uno dei pastori-cantori virgiliani siedo all’ombra degli alberi, scrivendo. No, non sono un santone, ho una finestra sulla vita e una sul mondo; da quest’ultima ti scrivo. Il mio computer.

A volte la solitudine sa essere una compagna fin troppo opprimente e allora navigo, un Odisseo 2.0, su internet. E’ così che mi sono imbattuto in quanto da te scritto. Ti prego di non credere che scriva queste righe per piaggeria o goliardiaquesto è il sussurro di un uomo di poche parole che cerca di apprendere dagli spazi terreni intorno a lui quanto più possibile.E’commovente, per un solitario, la comunione di spazi, di silenzi e di affetti instaurata tra te e il tuo volatile. Non un cane, non un gatto, ma un volatile. Da sempre, loro, i volatili, simbolo di libertà e di perseveranza. Volare, volare, avanzare alla volta di case e luoghi sempre diversi, per poter creare un nido. Ebbene spesso si dice degli uomini che non sono isole, mai. Gli uomini spesso sono mondi, altre volte immondi, ma mai nidi; forse diventare nido è quanto di più bello possa esserci, ma questo non lo so. Se dovessi parlare di me mi definirei come una cascina di campagna, proprio come quella in cui abito, un po’ diroccata, dispersa e lontana: un luogo da pecore più che da uccelli o da uomini, se mio padre avesse dovuto disegnarmi mi avrebbe disegnato seduto su una sedia, davanti la porta di casa, un pezzo di spago con cui giocare, la schiena curva. L’amarezza di chi a volare non ci prova nemmeno riempie le mie giornate e le mie stanche passeggiate. Coloro che prima passeggiavano, i peripatetici, erano maestri di saggezza: mi limito al più a leggere di loro, così come mi sono limitato a leggere una piccola parte di te, che hai deciso di mostrare alla mia finestra. 

Leggi anche  Sei eventi stravaganti da non perdere a gennaio

Gli alberi del tuo Sgorby sono i tuoi mobili, ho sorriso dolcemente nel leggerlo. Ho pensato che spesso la natura entra nelle case di noi uomini con violenza e forza inaudita, un ramo spezzato distrugge un tetto, il vento forte spacca i vetri, l’acqua inzuppa i muri. A casa tua la natura è entrata zampettando, con un battito d’ali. Non importa quanti anni io abbia, ma ho gioito come un bambino nel leggerti. L’emozione di un paio di occhioni grandi che si ritrovano davanti uno strano esserino pigolante mi ha sfiorato docilmente, per un attimo ho ripreso ad avere gli occhi del bambino che ero, del bambino che non sarò più e che avrei dovuto essere prima di ritirarmi nelle campagne. Grazie per questo tuffo di quotidianità che con la tua penna digitale hai donato.
Cordialmente
Un uomo con la finestra.

Perdite di memoria, devo preoccuparmi?

Articolo precedente

La notte psichedelica nella cripta del Duomo avellinese

Articolo successivo

1 Comment

  1. Ciao, anonimo lettore. Leggo con commozione questo tuo splendido commento, che sento di condividere, così pieno di delicatezza e di grazia. Un dono inatteso, che mi illumina di gioia.

Rispondi