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Uno psichiatra ci spiega perché l’assassino del suo romanzo può nascondersi in ognuno di noi

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Due omicidi brutali. Un assassino che dice di essersi addormentato accanto alle vittime e di non ricordare nulla. Uno psichiatra chiamato a redigere una perizia dell’indagato. Uno specialista sui generis: misantropo, sfuggente, vagamente sociopatico e, anche lui, con un rapporto particolare con il sonno, a volte strumento chiave per evadere dai problemi del quotidiano. Sono questi alcuni tratti della commedia nera “L’uomo che dorme”, edito da Rizzoli, scritto da Corrado De Rosa, psichiatra salernitano con alle spalle numerosi saggi sull’utilizzo della follia nei processi di mafia e terrorismo.

L’autore: Corrado De Rosa


Una storia liberamente ispirata a due fatti di cronaca avvenuti vicino Salerno, fra il 2010 e il 2014, quando furono ritrovate massacrate due prostitute ultra-sessantenni. Il killer le aveva mutilate usando delle forbici e il piede di un letto infilato nella bocca di una delle vittime.

DI COSA PARLIAMO: Due omicidi di prostitute occasionali che si sono verificati, con modalità simili, a distanza di quattro anni: fra il 2010 e il 2014 non lontano da Salerno. Dopo un primo arresto e un processo a un carpentiere poi risultato innocente, si è arrivati a identificare il killer: era un insospettabile tappezziere.

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“Il romanzo – ci spiega De Rosa – si muove su altri binari. Il tema è: quanto somigliano ai mostri le persone cosiddette normali? Il protagonista, lo psichiatra Antonio Costanza, ha un rapporto controverso col sonno, lo utilizza come anestetico dal mondo. È un quarantenne indolente: frequenta i soliti amici, gli stessi luoghi, ha una relazione finita alle spalle e altri pezzi di vita da rimettere insieme”.


Quello di De Rosa è anche uno spaccato generazionale di quarantenni, non solo Costanza ma anche l’investigatore Andrea Cantillo, ottimi professionisti ma irrisolti nella vita, che cercano di sottrarsi alla ragnatela di problemi e contraddizioni nella quale sono rimasti invischiati.


La narrazione del romanzo finito nella nuova collana Nero Rizzoli, accanto a libri di autori del genere già affermati come Maurizio de Giovanni, è carica di tensione e houmor nero mentre si dipana, davanti agli occhi del lettore, il profilo di un killer insospettabile.


Dottor De Rosa dal suo romanzo emerge una profonda conoscenza della mente umana e, in particolar modo, quella dei criminali. C’è qualche tratto caratteristico che li accomuna?


“In realtà, più di quanto si pensi. Odio, violenza, rabbia sono sentimenti profondamente umani. Antonio Costanza si confronta continuamente con le bassezze dell’uomo e pensa continuamente a un vecchio adagio della criminologia: i buoni lo pensano, i cattivi lo fanno”.

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Ci sono aspetti della personalità che possono scatenare certe reazioni?


“Certo. Desiderio di possesso e dominio, incapacità di tollerare le frustrazioni, sadismo, discontrollo dell’impulsività, bassa percezione di se stessi e profondo senso di inadeguatezza. Ovviamente non possiamo generalizzare e nessuno di questi aspetti basta per diventare un assassino perché le strade che portano al crimine violento sono tantissime , ma è possibile tracciare delle linee psicologiche e di comportamento comuni”.

Quanto il suo personaggio ha di autobiografico?


“Il lavoro di psichiatra, la paura dei cani e la passione per il calcio. Nient’altro”.

Perché ha scelto come ambientazione Salerno?

“In primo luogo perché è la mia città, è difficile raccontare luoghi che non si conoscono. E poi perché Salerno ha una bellezza inquieta, piena di contraddizioni. Proprio come i protagonisti del romanzo”.

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