Lombardi discriminati sulle spiagge italiane: ci dicono di andare via

L'inchiesta del The Guardian sull'estate italiana. Tra gente del nord discriminata al sud (e non solo), e tensione altissima su spiagge libere mai così piene



2' di lettura

Questa volta i discriminati sono i cittadini lombardi. Sulle spiagge di mezza Italia (forse anche più di mezza). Non è il pianto greco di qualche turista milanese o lodigiano respinto alla reception di un albergo, ma la sintesi di una inchiesta che è stata condotta sui litorali italiani dal The Guardian, il prestigioso quotidiano inglese.

Non c’è posto, siete lombardi

La corrispondente in Italia cita il caso di alcuni residenti di Codogno: hanno tentato invano di prenotare le vacanze in località balneari della penisola, ma hanno ricevuto secchi no (“ci spiace, siamo pieni”), dopo che hanno reso nota la loro zona di provenienza. Oltretutto, Codogno, è un po’ il paese simbolo della pandemia in Italia (poco conta nell’immaginario collettivo che oggi abbia zero casi positivi). Stessa sorte per Davide Passerini, che vive a Codogno, ma è sindaco di Fombio. In Toscana gli hanno chiuso le porte in faccia.

Altissima tensione sulle spiagge libere

“La scorsa settimana – scrive il Guardian -, durante una telefonata a un programma radiofonico italiano, una coppia di un’altra zona colpita dal virus ha dichiarato di essere stata respinta alla reception di un hotel con la scusa che la struttura era al completo”.

E’ accaduto anche in Cilento, in alcune strutture ricettive niente posto per i lombardi.

Il quotidiano britannico evidenzia anche un altro aspetto di questa particolare estate italiana: le spiagge libere. Che sono ad altissima tensione, soprattutto per un motivo: sono strapiene e le distanza di sicurezza ignorate.

Si lamenta delle distanze: schiaffeggiata

“Su una spiaggia di Ostia – scrive il giornale inglese -, vicino Roma, una donna di 20 anni è stata schiaffeggiata dopo aver chiesto a un vicino di spiaggia di spostare il suo asciugamano perché non c’era la sufficiente distanza di sicurezza tra loro”.

Marina Marzari, una psicologa veneta, ha affermato che la sua recente esperienza in una spiaggia nelle Marche è passata dal “paradiso all’inferno” in poche ore: “È stata la folla più grande che abbia mai visto”, ha detto. “Non c’erano maschere e nemmeno la minima distanza veniva rispettata. È davvero pericoloso.”

Se mi ammalo denuncio lo Stato

“Abbiamo fatto tutti molti sacrifici negli ultimi mesi – ha dichiarato al Guardian la psicologa – ma ci sentiamo presi in giro dopo essere rimasti a casa per così tanto tempo ora non vengono rispettate le più elementari norme di sicurezza. Se mi ammalo per queste ragioni, sporgerò denuncia contro lo Stato”.

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