Vaccinazione coronavirus: il calo dei casi è impressionante

Vaccinazione coronavirus: in Italia tra le categorie che sono state immunizzate si registra una drastica riduzione dei contagi, dei ricoveri e dei morti. Siamo andati a vedere come sta andando nei Paesi più avanti con le somministrazioni, in alcune nazione è già ripartita la ripresa economica.

6' di lettura

Ci ripetono che il vaccino contro il coronavirus è l’unica strada per uscire da questa pandemia, ma è davvero così? Ci sono dei segnali positivi tra le categorie che si sono già vaccinate? E come sta andando in queI Paesi dove la campagna di vaccinazione ha raggiunto più persone?

È già possibile avere dei risultati. E la risposta alla domanda iniziale è sì: il vaccino contro il coronavirus riduce di molto la diffusione del contagio e anche le conseguenze più gravi.

Era prevedibile, ma non scontato. Soprattutto per la diffusione delle varianti che in qualche caso – soprattutto la mutazione brasiliana – si sono dimostrate più resistenti agli anticorpi attivati dai vaccini.

Vaccinazione e contagi, come sta andando in Italia

In Italia le persone che hanno già ricevuto le due dosi (sono quindi pienamente vaccinate), sono 2.145.434 persone, il 3.6% della popolazione. Troppo pochi per avere una incidenza percepibile su contagi, ricoveri e decessi. Almeno sul dato totale.

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I numeri diventano interessanti quando si scende nel dettaglio e si verificano i dati rispetto alle categorie che hanno già ricevuto la vaccinazione, completa o parziale. E quindi gli over 80, gli operatori sanitari e gli anziani che sono ospiti delle Rsa.

Al 19 marzo – nei dati diffusi dall’ultimo report dell’Istituto Superiore della Sanità – queste sono le dosi di vaccino somministrate a queste singole categorie:

  • operatori sanitari e socio sanitari: 2.895.292
  • personale non sanitario: 1.169.920
  • persone over 80: 2.433.867
  • Ospiti Rsa: 502.394

Tanti positivi in meno tra operatori sanitari

Se si considera, in via preliminare, che non tutti hanno ricevuto la seconda dose, quindi non sono del tutto immunizzati al contagio (che arriverà solo un mese dopo la prima somministrazione), vediamo cosa sta accadendo a livello di contagi in queste categorie.

«Si osserva un trend – si legge nel report dell’Iss – in diminuzione del numero di casi negli operatori sanitari e nei soggetti di età maggiore di 80 anni, verosimilmente ascrivibile alla campagna di vaccinazione in corso».

Significativo comunque il dato per gli operatori sanitari. A metà novembre, quindi prima della vaccinazione, rappresentavano il 5% dei casi di contagio in Italia. Tra il 22 febbraio e il 7 marzo quella percentuale è precipitata all’1%. Ma non solo sono diminuiti i positivi, anche la letalità è calatae di molto rispetto a quella che si riscontra invece nella popolazione che non ha ancora avuto il vaccino.

Dati molto positivi per gli ultra 80enni vaccinati

È accaduta la stessa cosa per gli over 80. Fino a metà gennaio il numero dei casi era parallelo a quello degli under 80, poi c’è stato un calo dei contagi per le persone più anziane, nonostante la curva dei positivi sia da qualche settimana in aumento.

Sono comunque evidenti notevoli differenze tra le diverse Regioni della Penisola, in particolare la vaccinazione delle categorie deboli (in questo caso gli over 80).

Se la provincia autonoma di Bolzano ha immunizzata il 63% dei suoi anziani, la Sardegna si è fermata al 22%. Mentre Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Molise, Piemonte e Puglia sono tra il 40% e il 50%. Toscana e Umbria sono sotto il 30. La Lombardia con il 35% va solo un po’ meglio.

Differenze tra Regioni che si rispecchiano – nonostante i numeri esigui – anche nella diversa letalità del coronavirus. Nella provincia dove si sono immunizzati più anziani, quella di Bolzano, la mortalità è già scesa del 40%. In molte altre regioni del 20. E solo del 15 in Sardegna.

Un altro dato significativo: nel Lazio, in piena terza ondata, l’incidenza dei contagi tra gli over 80 è scesa da 13.5 a 8.6 ogni 10mila abitanti. Mentre in Lombardia, dove il 90% degli anziani ospiti nelle case di risposo ha avuto una o due dosi di vaccino, il numero dei contagi di questa categoria è calato in modo drastico.

Per gli esperti nonostante l’esiguo numero di vaccinazioni somministrate in Italia, la diminuzione della letalità rispetto ai mesi precedenti è del 12%.

Israele, è già iniziata la ripresa economica

E all’estero, come sta andando? Naturalmente ci riferiamo a quei Paesi dove la campagna di vaccinazione è molto più avanti. Ebbene la risposta è molto confortante: i numeri indicano una riduzione dei casi, dei ricoveri e dei morti estremamente significativa.

Il paese simbolo della vaccinazione veloce è Israele: lì sono riusciti a somministrare la prima dose al 55.4% della popolazione e alla seconda il 48%. Non siamo ancora all’immunizzazione di gregge, ma il traguardo non è così lontano.

Ebbene, in uno studio che è stato pubblicato sulla rivista Nature, in Israele le persone che hanno più di 60 anni, quelle vaccinate per prime, ci sono stati l’86% di casi in meno e un calo del 73% di pazienti in condizioni critiche. Tutto questo ha portato un’altra positiva conseguenza: la riduzione del 91% dei decessi. Oggi nel Paese del Medio Oriente si registrano non più di una decina di morti al giorno.

Con questo quadro epidemiologico la ripresa economica del Paese è già partita.

Gran Bretagna, 90% di contagi in meno

Ma Israele è una nazione molto più piccola rispetto all’Italia. Forse può essere d’aiuto il confronto con la Gran Bretagna (più o meno lo stesso numero di abitanti), che ha iniziato un mese prima la campagna di vaccinazione rispetto al nostro Paese (e all’Ue in generale).

La prima dose è stata somministrata a 25.735.472 persone, la seconda a 1.879.054. Come sapete il Regno Unito ha scelto di accelerare con le prima vaccinazioni, senza conservarne le seconde.

I casi degli ultraottantenni sono calati del 95%. Nella stessa fascia di età, di conseguenza, anche la mortalità è scesa del 93%.

Non molto diversa la situazione per le persone che rientrano nella larga fascia di età compresa tra i 18 e i 69 anni: i casi sono diminuiti del 91%, i morti dell’87%.

Va molto meglio anche negli Stati Uniti

Anche negli Stati Uniti le vaccinazioni sono partite in anticipo rispetto all’Unione Europea (e quindi all’Italia). Gli Usa sono molto più grandi del nostro Paese e hanno avuto anche un numero di casi e di morti assai più significativo (il più alto al mondo).

La prima dose è stata somministrata al 22.6% della popolazione, la seconda dal 12.4%. I primi a ricevere il vaccino sono stati gli anziani, ed è proprio in quella fascia di età che si registra il calo più consistente di morti e ricoveri. Nelle residenze e per anziani i contagi sono diminuiti del 96% e i decessi dell’87. Tra i 18 e i 54 anni la riduzione dei positivi è stata del 72%.

Numeri importanti, che ci lasciano ben sperare. E che impongono anche in Italia una accelerata consistente e decisa alla campagna di vaccinazione.

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