Vaccini: c’è un anno di tempo, poi non saranno efficaci

Vaccini, l'allarme lanciato dagli epidemiologi di 27 Paesi: se non si vaccina tutto il pianeta le mutazioni continueranno a imperversare, sempre più insidiose. «Con questo ritmo entro il prossimo anno solo una persona su dieci sarà vaccinata nei Paesi in via di sviluppo». Le conseguenze potrebbero ricadere su tutto il pianeta.

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Abbiamo un anno di tempo, forse meno, per non vanificare l’efficacia dei vaccini di prima generazione sviluppati fino a oggi e contenere le mutazioni del virus. E’ quanto viene fuori da una indagine realizzata tra 77 epidemiologi di 28 Paesi realizzata dalla People’s Veccine Alliance (PVA) di cui Oxfam e Emergency sono membri.

Per i due terzi degli esperti intervistati «potremmo avere meno di 12 mesi per non vanificare l’efficacia dei vaccini già approvati», un terzo ritiene che il tempo sia inferiore a 9 mesi, mentre solo meno di 1 su 8 valuta che «i vaccini a disposizione funzioneranno qualunque sia la mutazione».

Da qui l’appello urgente ai Governi dei paesi ricchi per un autentico cambio di rotta, a partire dai colloqui che si terranno alla prossima riunione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, in programma ad aprile.

Il monopolio dei Big Pharma

«Nonostante sia ormai evidente che solo la condivisione della tecnologia e la sospensione della proprietà intellettuale possano garantire un aumento di dosi disponibili, assistiamo ancora alla difesa dei monopoli di Big Pharma da parte dei paesi ricchi, con la conseguenza che una manciata di colossi farmaceutici decidono chi debba vivere o morire».

«Proprio all’inizio di marzo abbiamo assistito al blocco della proposta avanzata da India e Sud Africa di sospensione dei diritti di proprietà intellettuale – hanno detto Sara Albiani, responsabile salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency – in questo momento i milioni di persone che si sono già vaccinate negli Usa, nel Regno Unito o nei paesi europei si sentono più al sicuro, ma come dimostrano i risultati dell’indagine presentata oggi, c’è il rischio altissimo che senza un cambio radicale nelle politiche di accesso ai vaccini, tutti gli sforzi fatti fin qui potrebbero essere vani. Rendere accessibili i vaccini anche nei paesi poveri significa oggi più che mai proteggerci tutti».

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«La stragrande maggioranza degli epidemiologi, l’88%, pensa inoltre che se non si aumenterà la copertura vaccinale in molti paesi potrebbe favorire il sorgere di varianti del virus resistenti al vaccino – si legge in una nota delle due Ong – a questo ritmo solo 1 persona su 10 nei paesi in via di sviluppo sarà vaccinata nel prossimo anno. Secondo i calcoli della PVA, al ritmo attuale però solo il 10% della popolazione nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo sarà vaccinata nel prossimo anno. Quasi tre quarti degli esperti coinvolti è convinto che la condivisione della tecnologia e la sospensione della proprietà intellettuale siano gli strumenti per aumentare la produzione mondiale di dosi».

I leader mondiali non devono più aspettare

«Accogliamo con favore l’intenzione di approntare a livello organizzativo una campagna vaccinale di massa in breve tempo in Italia, annunciata ieri dal Commissario all’emergenza Francesco Figliuolo, sull’esempio degli sforzi che si stanno mettendo in campo in Liguria – aggiungono Albiani e Miccio -. Ma se anche l’Italia insieme alle Ue non si impegneranno a fondo per un cambio di impostazione sulle cause che stanno determinando la carenza di dosi, ogni sforzo peri prossimi mesi rischia di essere vano – si legge ancora -. Per questo è cruciale fare pressione adesso sui colossi farmaceutici perché rinuncino ai diritti di proprietà intellettuale sui vaccini».

«Se fossimo in guerra con un paese chiamato Covid, i governi lascerebbero decisioni vitali su produzione, fornitura e prezzo nelle mani delle aziende produttrici di armi? Dato che i vaccini sono la migliore arma che abbiamo contro la pandemia, quanto possono ancora aspettare i leader mondiali per assumere decisioni politiche che invertano la tendenza e consentano a tutte le aziende in grado di poter produrre i vaccini di partecipare allo sforzo per vincere questa battaglia?».

Nuovi vaccini? La trappola delle big pharma

«Gli attuali vaccini sembrano essere almeno in parte efficaci contro le principali varianti, ma se si rendesse necessaria una seconda generazione ci vorranno mesi prima di arrivare all’approvazione e a un effettivo utilizzo – si sottolinea nella nota delle due Ong – nel frattempo, chiusure e divieti di spostamento saranno l’unica forma di prevenzione per evitare nuovi contagi e decessi. Ma il paradosso – avvertono le due organizzazioni – è che di questo passo anche i vaccini di seconda generazione allo studio per contrastare le varianti del virus, potranno essere soggetti al regime di monopolio garantito all’industria farmaceutica, quindi ancora una volta potremo andare incontro a scarsità di produzione e disuguaglianza nell’accesso. Un circolo vizioso che vedrà la fine solo rendendo i vaccini un bene pubblico globale».

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