Vaccini, saltano prenotazioni e fasce d’età. Caos Regioni

Vaccini: Regioni in ordine sparso e governatori che pensano di essere viceré, saltano le prenotazioni, le fasce d'età, ignorate le direttive del governo. Il primo ribelle è De Luca, ma non è solo. Tutti convinti di avere la soluzione in tasca. Ma non fanno che alimentare la confusione e rischiano di mettere a rischio l'interna campagna vaccinale.

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Sui vaccini il governo decide una linea e le Regioni prendono un’altra strada. E così saltano le prenotazioni, saltano le fasce d’età, e saltano anche gli obiettivi della campagna vaccinale che, parole del commissario per l’Emergenza, Figliuolo – «deve proseguire in modo uniforme a livello nazionale».

De Luca e la sindrome del viceré

Invece, niente. Ognuno per la sua strada, convinto di essere il più bravo del reame.

A partire dal presidente della giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, uno dei più convinti «signor no». E così, se il governo decide che bisogna somministrare i vaccini soprattutto gli anziani e le persone fragili per ridurre il numero dei morti e dei ricoveri, il “governatore” sceglie di andare in un’altra direzione, naturalmente opposta: «Bisogna dare ossigeno alle categorie economiche, turismo su tutte. Noi continueremo a vaccinare per categorie, non intendiamo procedere per fasce d’età».

Il piano vaccini rischia di saltare

Che abbia ragione o torto De Luca poco importa. Ma nessuno dovrebbe autoproclamarsi viceré e decidere che la sua autorità è superiore a quella del governo. Altrimenti a che serve un piano vaccinale nazionale?

Oltretutto le Regioni in queste mesi non hanno dato certo esempi di efficienza. O vogliamo ricordare i vaccini somministrati a chi non aveva nessuna urgenza e non faceva parte di categorie a rischio?

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Poi De Luca ha tentato di correggere il tiro. Ma mica tanto: «Le categorie degli ultraottantenni in piattaforma sarà completata al 100% entro questa settimana – ha dichiarato – e per i non deambulanti entro le due settimane successive. Le Asl impegneranno task force specifiche per le categorie fragili».

Anziani e fragili, l’Europa ha fatto così

Per De Luca i 70enni possono aspettare. L’Italia è ultima in Europa nell’immunizzazione dei cittadini di questa fascia d’età. Bisognerebbe ricordare al governatore ribelle che il tasso di mortalità tra i 70enni è dell’8%, tra chi ha meno di 50 anni è invece da 0.4 a 0.2%.

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Che senso ha mettere in sicurezza chi ha rischi di covid grave prossimi allo zero rispetto a chi potrebbe rimetterci la vita? Ma non solo: la vaccinazione per categorie e non per fasce d’età è una scelta solo italiana. In Gran Bretagna hanno deciso di immunizzare prima fragili e anziani. I risultati sono tutti nel bollettino quotidiano covid del Regno Unito: ieri 15 morti.

Basilicata e Puglia, che confusione

Ma non c’è solo De Luca, altrimenti non sarebbe neppure un problema. Basta spostarsi di poco, in Puglia, dove c’è un altro governatore non indifferente al protagonismo, Michele Emiliano, accompagnato dall’onnipresente assessore alla Sanità, Pierluigi Lopalco.

Domenica scorsa, senza nessun preavviso, hanno stravolto il piano vaccinale: sono stati invitati gli ultra sessantenni e gli ultra settantenni a recarsi nel centri per ricevere i vaccini. Sono dovuti intervenire i sindaci per evitare assurde resse e inutili lunghe attese.

La stessa cosa è accaduta in Basilicata, una delle cenerentole della campagna vaccinale (somministrate solo il 76% delle dosi a disposizione): lì le resse ci sono state dopo che la Regione (ma cos’hanno in testa?) ha annunciato che le vaccinazioni per la fascia d’età 60/79 anni ci sarebbero state senza nessuna prenotazione. Il risultato è stato prevedibile: caos.

La Lombardia non si smentisce

Ma la libera interpretazione delle direttive del governo non è solo una questione meridionale. In Lombardia – che dopo questa pandemia costringe a rivedere le convinzioni sulla sua ormai presunta efficienza -, ha deciso di non sospendere le somministrazioni agli insegnanti, ma di continuare con tutti quelli che avevano già prenotato. Eppure il commissario straordinario era stato chiaro: ora basta, prima anziani e fragili.

Piano ambiguo? Le Regioni peggio

La Regioni si sono difese sostenendo che tra il primo piano vaccini (governo Conte), e il secondo (governo Draghi), si sono create delle ambiguità. Francamente sembrava tutto chiaro: si è passati dalle categorie alle fasce di età, come in tutti i Paesi civili. Sembra una pezza a colori per giustificare i troppi viceré che hanno scambiato il ruolo di governatori di una Regione per altro. Farebbero bene a tornare nei ranghi ed evitare di fare altri guai. Hanno già tanti e delicati compiti. Uno fra tutti: organizzare e far funzionare una sanità che in troppe regioni sta andando a pezzi. Con o senza covid.

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