Vaccino AstraZeneca, ora l’Europa accelera l’approvazione

Il vaccino Astrazeneca doveva essere valutato per l'approvazione dall'Ema il 29 gennaio, ma dietro sollecitazioni delle capitali europee si potrebbe accelerare. L'ente regolatorio dovrebbe riunirsi il 27 per dare il via libera al vaccino anglo svedese. In rampa di lancio anche il vaccino Johnson & Johnson (marzo). Tempi un po' più lunghi per il prodotto russo e cinese.

3' di lettura

Il vaccino AstrZeneca può essere la soluzione ai problemi, agli affanni e alle promesse non mantenute di Pfizer. Ma bisogna fare in fretta. L’Ema, l’ente regolatorio dei farmaci in Europa, aveva in programma l’approvazione del vaccino anglo svedese (che sarà tra i più diffusi nel Vecchio Continente), il 29 gennaio, ma potrebbe anticipare a mercoledì 27. Sono solo due giorni, ma con i ritardi annunciati anche a febbraio dalla Pfizer, potrebbero risultare fondamentali. Anche per non far slittare ulteriormente la vaccinazione degli over 80.

L’Europa chiede di fare presto

L’indiscrezione sull’anticipo dell’approvazione da parte dell’Ema è stato fornito proprio ieri dal commissario per l’emergenza coronavirus in Italia, Domenico Arcuri. Ed è stata confermata dal premier austriaco, Sebastian Kurz. L’Europa preme per una approvazione più rapida, chiede di mettere da parte le questioni burocratiche per dare il prima possibile l’ok ad AstraZeneca, ma anche ad altri vaccini (tra un mese quello di Johnson&Johnson, il più atteso: basta una dose).

Si chiede cioè all’Ema di comportarsi come con il vaccino di Pfizer o Moderna, quando in 48 ore i dati sono stati visionati ed è arrivata l’approvazione del prodotto.

Il giorno dopo il sì dell’Ema, la documentazione passerà all’Aifa (ente regolatorio italiano). Non si tratta di una formalità, ma quasi. In 24 ore dovrebbe arrivare, come è accaduto per Pfizer e Moderna, l’ok definitivo.

Vaccino, altri due in rampa di lancio

«AstraZeneca è il vaccino che si trova in fase più avanzata in termini di revisione autorizzativa da parte di Ema – ha dichiarato Giorgio Palù, microbiologo e presidente dell’Aifa -. Ma in fase 3 ora ci sono anche CureVac e Johnson&Johnson. Il primo è sviluppato da una compagnia tedesca, in collaborazione con la Bayer, ed utilizza l’Rna messaggero proprio come Pfizer e Moderna. J&J invece, che ha appena pubblicato il lavoro di fase 2 ma è già in fase 3, sfrutta come vettore l’adenovirus. Per questi però ci sarà bisogno ancora di tempo».

Slitta l’obiettivo immunità di gregge entro l’autunno

Tra qualche mese dunque, non potremmo dipendere più di Pfizer e dare una accelerata alla campagna di vaccinazione («la più grande della storia»). I tempi rischiano comunque di dilatarsi. E forse per immunizzare almeno il 70% della popolazione, il limite minimo per avvicinarsi all’immunità di gregge (varianti permettendo), bisognerà aspettare l’inizio del 2022.

Vaccino, i prodotti russi e cinesi

In rampa di lancio c’è comunque anche qualche altro vaccino. Non solo AstraZeneca o CureVac o Johnson&Johnson. Ma anche il russo Spunik V, per il quale l’iter per l’autorizzazione dell’Ema è iniziato da quale giorno e dovrebbe durare qualche mese. Ma oltre al vaccino “di Putin”, che anche il SinoVac cinese, che potrebbe arrivare sul mercato entro l’estate.

Lo Sputnik V è già in uso in Ungheria (che non ha aspettato la decisione dell’Ema), in Bielorussia, Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina. Oltre che nella stessa Russia.

Anche il vaccino cinese è in uso in molte parti del mondo, ma con risultati contraddittori. Ovvero, la sua efficacia è al 90% in alcuni Paesi e al 50% in altri. Una differenza un po’ troppo ampia.

Lo stesso vaccino AstraZeneca è stato già approvato, ed è iniziata la somministrazione, in Gran Bretagna.

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