Vaccino Astrazeneca: se rinunci vai in fondo alla lista

Oggi è molto probabile il nuovo via libera dell'Ema alla somministrazione del vaccino AstraZeneca, chi rinuncerà andrà in automatico in fondo alla lista. Ossia, dovrà aspettare almeno tre mesi per ricevere la vaccinazione contro il coronavirus. La decisione ufficiale dell'Ema nel pomeriggio. L'Italia amplierà il numero dei vaccinatori.

3' di lettura

Il vaccino AstraZeneca questo pomeriggio avrà un nuovo via libera da parte dell’Ema. Il prodotto è sicuro e non sarebbe stato trovato nessun nesso causale con le morti sospette segnalate in diversi Paesi europei, Italia compresa. Non è una sorpresa. Lo stop preventivo era sembrata una misura anche eccessiva, soprattutto in questa fase, ma politicamente inevitabile dopo che la Germania aveva deciso di sospendere le somministrazioni del vaccino anglo-svedese.

Le conseguenze sulla fiducia dei cittadini

Quello stop però avrà delle conseguenze. In particolare sulla fiducia dei cittadini nei confronti del vaccino. Ora anche la cascata di messaggi rassicuranti sulla sicurezza di AstraZeneca rischia di avere l’effetto opposto, e cioè alimentare i dubbi, in qualche caso paure.

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L’ufficialità sulla decisione dell’Ema si avrà solo nel pomeriggio. Ma le indiscrezioni sono concordi e insistenti: l’ente regolatorio confermerà il sì alla distribuzione del vaccino. In caso contrario si aprirebbe una fase inevitabilmente complicata per la campagna di immunizzazione, con la riduzione drastica in Europa delle dosi disponibili.

Chi rinuncia ad AstraZeneca salta il turno

Ma anche con il più che probabile sì dell’Ema non sono poche le difficoltà. Una fra tutte: ridare certezze ai cittadini, rassicurarli davvero e nel concreto che AstraZeneca non è un pericolo. Non lo è mai stato. Mica facile. E allora? Come far fronte alle possibili rinunce al vaccino anglo svedese? Come evitare nonostante tutto pesanti ritardi all’obiettivo della vaccinazione di massa, preliminare per una reale e definitiva ripresa economica del Paese?

C’è un sistema, che è stato introdotto sin dall’inizio della campagna, ma che oggi assume tutt’altro peso. Chi non si presenta alla vaccinazione o non si prenota quando è il turno della sua categoria o fascia d’età, finisce in coda alla lista. Potrebbe aspettare anche tre mesi. Un modo per scoraggiare chi vorrebbe evitare di vaccinarsi con AstraZeneca.

Vaccinazioni, schema flessibile

Quando ci sarà una maggiore disponibilità di vaccini – ma sul punto come abbiamo visto è difficile avere certezze e costruire programmi -, e dopo aver messo in sicurezza dal contagio da coronavirus la popolazione più esposta (vulnerabili e categorie a rischio), si passerà a uno schema più flessibile. Ovvero: si vaccinerà in ordine di prenotazione, a prescindere da età e professione. Sarà solo in quel momento che chi ha rinunciato ad AstraZeneca potrebbe essere di nuovo ammesso alla vaccinazione. Più o meno tre mesi, appunto.

Cos’è il sistema overbooking

Oltre a questo, e per evitare di mandare inutilmente al macero dosi di vaccino AstraZeneca, nei primi giorni di ripresa delle somministrazioni si adottarà una sorta di overbooking. Si chiamerà cioè un numero di persone leggermente più alto rispetto alle dosi disponibili, così chi rinuncia sarà immediatamente sostituito. E come abbiamo visto, chi rinuncia finisce in coda alla lista.

Si tratta di un rimedio a dire del governo indispensabile per non perdere di vista quello che è un obiettivo dichiarato: vaccinare l’80% degli italiani entro la fine di settembre. Per farlo sarà necessario recuperare in due settimane le 200mila somministrazioni che non sono state effettuate dopo la sospensione di AstraZeneca.

Aumentare i vaccinatori

Il commissario straordinario all’emergenza, Paolo Francesco Figliuolo, è al lavoro per ampliare e di molto la platea dei vaccinatori. Ieri la scelta ufficiale di aprire alle farmacia (quasi 20mila nuovi punti di somministrazione), dove le iniezioni saranno effettuate ai cittadini da medici ed equipe preparate. Sarà anche chiesto agli infermieri di iniettare le dosi fuori dal normale orario di lavoro, in cambio di un contributo economico.

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