Vaccino AstraZeneca. Italia, entro giugno 50 milioni di dosi

Vaccino AstraZeneca. Se l'Ema approva in fretta il vaccino della casa farmaceutica anglo.svedese in Italia arriveranno di sicuro entro giugno 50 milioni di dosi. E potrebbe essere una svolta decisiva per velocizzare la vaccinazione degli italiani e raggiungere in un tempo più ridotto l'immunità di gregge. Sono già diversi i Paesi che hanno dato l'ok. Brusaferro: non è ancora tempo di normalità.

Vaccino AstraZeneca. Italia, entro giugno 50 milioni di dosi
Vaccino AstraZeneca. Se l'Ema approva in fretta il vaccino della casa farmaceutica anglo.svedese in Italia arriveranno di sicuro entro giugno 50 milioni di dosi.
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Per arrivare alla vaccinazione di una buona parte degli italiani tra l’estate e l’autunno si punta molto sul vaccino di AstraZeneca «che ha annunciato di essere pronta a produrre tre miliardi di dosi nel 2021. Io credo che i circa 50 milioni di vaccini destinati all’Italia potranno arrivare entro giugno», ma solo a patto che l’autorizzazione dell’Ema, già rilasciata dalle autorità di controllo britanniche, arrivi in fretta.

Lo ha dichiarato in una intervista a La Stampa, Piero Di Lorenzo, presidente e ad della Irbm di Pomezia, il centro di ricerca che in collaborazione con l’Università di Oxford ha sviluppato il vettore virale del vaccino prodotto dalla multinazionale anglo-svedese

L’Ema ha tutti i documenti richiesti

«Tutti i documenti richiesti dall’Ema – ha precisato – sono stati forniti, ma l’Ema ha diritto a chiedere ulteriori approfondimenti in qualsiasi momento».

Ci sono Paesi come Gran Bretagna, Argentina, El Salvador invece hanno già dato il via libera al vaccino AstraZeneca.

La domanda è per quale motivo, hanno forse avuto dati diversi? Hanno avuto dati diversi? «Abbiamo fornito la stessa documentazione a tutte le agenzie – assicura Di Lorenzo – . E l’Australia approverà il vaccino ad horas».

Le sperimentazioni non sono finite

Poi aggiunge: «Le sperimentazioni del vaccino AstraZeneca non sono finite, vanno tutte avanti perché è necessario verificare nel tempo efficacia ed effetti collaterali del vaccino. Le stesse autorizzazioni sono provvisorie e prevedono che si continui a raccogliere informazioni».

All’Italia 50 milioni di dosi entro giugno

Subito dopo il via libera dell’Ema «in 24 ore siamo in grado di iniziare a consegnare. L’Europa dovrà ricevere 400 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca (300 milioni acquistati, 100 opzionati), il 13, 5% andrà all’Italia. Nel primo trimestre è in calendario – conclude Di Lorenzo – la consegna al nostro Paese di 16 milioni di dosi. Io credo che entro giugno 2021 possano arrivare circa 50 milioni di dosi».

Nel frattempo, però, bisogna fare i conti con la situazione attuale. Pochi vaccini somministrati e un trend del contagio da coronavirus che resta a livelli troppo alti.

Niente normalità, viviamo in una pandemia

«Il 7 gennaio vita normale? Andiamoci piano», ha dichiarato Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss e componente del Comitato tecnico scientifico.

«Come si può parlare di ritorno alla vita normale! Viviamo in una pandemia – ha aggiunto al Corriere della Sera -, il virus circola diffusamente nel nostro Paese e i servizi sanitari sono sotto stress. Non è il momento di rilassarsi. Tutti i dati mostrano che l’epidemia non è finita, è ancora in una fase molto pericolosa. Abbiamo però imboccato la strada per controllarla grazie ai vaccini».

«Bisogna evitare che la curva riparta – ha continuato Brusaferro – e questo si può fare adottando con rigore e sistematicamente le misure di prevenzione che ormai gli italiani conoscono: mascherina, distanziamento, igiene delle mani, no assoluto agli assembramenti».

«C’è stata una decrescita nell’occupazione dei posti letto – ha aggiunto – ma ultimamente è rallentata e la capacità di reggere l’impatto dei ricoveri si è ridotta. Ecco perché è necessario evitare che la curva si rialzi».

Ogni errore di paga a caro prezzo

«Ogni violazione purtroppo si paga a caro prezzo. Il virus non fa sconti – ha concluso Brusaferro –. La scuola va salvaguardata per il suo valore educativo e sociale. All’interno del sistema scolastico i protocolli adottati sono rigorosi ma bisogna tener conto che i rischi sono legati anche a tutto ciò che ruota attorno a questo mondo. Le scelte future non potranno prescindere dalla limitata resilienza del nostro sistema sanitario».

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